Odore di Torah

Apparentemente, Shavuot non ha una mitzvà che la caratterizza come gli altri Haggim. tuttavia, a pensarci bene, anche questa festa è legata a una delle dimensioni più caratteristiche della persona: l’olfatto

Fra i vari chagghim, la festa di Shavu’ot non presenta delle mitzwot che la caratterizzino in modo evidente.

Ogni festa, infatti, ha i propri suoni, i propri sapori, le proprie immagini, i propri odori. Di Shavu’ot, invece, non abbiamo la matzah, come a Pesach, o la sukkah, come a Sukkot, che possano fornirci gli elementi che ci permettano di capire senza indugio in quale momento dell’anno ci troviamo. Anche di Shavu’ot tuttavia abbiamo le nostre usanze, ad esempio il tiqqun e il consumo di latticini.

Rav Johnny Solomon
Rav Johnny Solomon. Allievo di rav Sacks, ama definirsi #TheVirtualRabbi

Un uso molto famoso, del quale vorrei parlare, prendendo spunto da un articolo di Rav Johnny Solomon intitolato Fragrant Jewish Living, è quello di adornare durante Shavu’ot le nostre case e le sinagoghe con piante e fiori. Non si tratta di un’usanza universalmente accettata: il Gaon di Vilna ad esempio era fermamente contrario, perché troppo simile a usanze non ebraiche. Si tratta in ogni caso di una introduzione tutto sommato recente; com’è noto, questo uso, che non trova attestazione nel testo biblico e nel Talmud, ma che compare solo in un momento successivo, è collegato al dono della Torah.

Il testo biblico racconta che il monte Sinai fosse verdeggiante, al punto che si rivelò necessario mettere in guardia il popolo ebraico dal condurre il gregge a pascolare sul monte (Shemot 34,3). Le nostre case quindi, quando vengono adornate con i fiori, assomigliano al monte Sinai. Vi è tuttavia una dimensione ulteriore che ha una propria rilevanza, che è quella olfattiva. In questi anni di pandemia l’olfatto ha avuto un certo risalto, visto che uno dei sintomi principali del virus, che tanto ci ha fatto soffrire, era quello della perdita del gusto e dell’olfatto. Parlando delle piante e dei fiori di Shavu’ot, i testi halakhici attestano l’importanza della dimensione olfattiva in questa usanza.

Monte Sinai
Il Monte Sinai

Perché dovremmo preoccuparci che le nostre case e le nostre sinagoghe abbiano lo stesso odore del Sinai? Sarà senz’altro utile pertanto riflettere su uno dei sensi più sottovalutati. Forse non ce ne rendiamo conto, ma la dimensione olfattiva è più presente di quanto potremmo immaginare nelle nostre vite. Ad esempio, parlando, sovente facciamo riferimento in modo figurato all’olfatto, e spesso, quando ciò avviene, esprimiamo un’osservazione morale di ordine qualitativo. Ad esempio diciamo che una persona “ha un buon fiuto per gli affari”, o che qualcosa “ci puzza”.

Perché ci rifacciamo proprio all’olfatto? Questo uso linguistico può essere attribuito al fatto che, fra i sensi, l’olfatto è quello con cui è più difficile ingannare le persone, il meno tangibile, e quindi quello più spirituale. Il termine ebraico che designa l’odore, reach, ha una evidente assonanza con ruach, spirito. D’altronde, secondo la narrazione biblica (Gen 2,7), dalle narici, strumento attraverso il quale possiamo apprezzare gli odori, Adam ricevette l’anima dal Signore. Sempre nella parashah di Bereshit (cap. 3), nell’episodio del peccato di Adam e Chawwah, sono menzionati tutti i sensi all’infuori dell’olfatto, che mantiene quindi una propria incontaminatezza specifica. Nel trattato Berakhot (43b), cercando la fonte biblica per la benedizione che si recita sui profumi, questa viene individuata in un versetto dell’ultimo Salmo (150, 6), “ogni anima loderà il Signore”. Il Talmud si chiede: per quale cosa l’anima, ma non il corpo, trae piacere, se non per i profumi? Smelling a flower Shavuot

Il Talmud nel trattato Sanhedrin (93b) insegna, basandosi su un versetto di Isaia (11,3) che il Mashiach “annuserà” le azioni di ogni persona. Non si interesserà della nostra apparenza, ma del nostro odore, inteso come comportamento morale. Qual è il nesso fra tutto ciò e il dono della Torah? In un famoso brano (Shabbat 88b) il Talmud ci spiega che quando venne data la Torah il mondo venne pervaso dal profumo. Mentre il popolo ebraico ascoltava i Dieci comandamenti, il mondo intero aveva una percezione olfattiva.

Con ogni probabilità questa affermazione non va intesa letteralmente: ad esempio il Sefat Emet ritiene che tutti abbiano avuto giovamento dall’odore della Torah; quanti non hanno potuto ricevere il fondamento della Torah sono rimasti tuttavia impregnati del suo odore, come colui che entra nel negozio di un profumiere e non può uscirne senza rimanere impregnato di un odore gradevole. Nell’insegnamento rabbinico è insito il riferimento all’idea per cui la nostra esperienza della Torah dovrebbe trascendere la vista, ma abbracciare anche l’olfatto. Un’espressione spiazzante che lo Shulchan ‘Arukh a volte usa, può essere istruttiva in questo senso.

l’ulivo è uno degli alberi più citati nella Torah

A volte alcuni comportamenti vengono suggeriti per coloro che hanno un reach Torah, un odore di Torah. È strano trovare un’immagine tanto poetica in un codice legale, ma è possibile arrivare alla conclusione che esistono due livelli di vita ebraica. È possibile agire in conformità alle norme della Torà, ma possiamo anche arricchire le nostre vite con un profumo tale da non avere solo un’esperienza puramente intellettuale della Torah, ma anche un’esperienza spirituale.

Shavuot ha un legame con la biografia di Moshè rabbenu, tradizionalmente nato il 7 di Adar.

Cedro del Libano
L’albero del cedro del Libano

La Torah narra che passati tre mesi dalla sua nascita, quindi il 7 di Sivan, sua madre Yocheved non poteva più nasconderlo, e per questo lo mise in una cesta, che venne ricoperta esternamente con la pece e internamente con l’argilla affinché quel giusto (Moshè) non sentisse l’odore sgradevole della pece. Questo bell’uso di Shavu’ot sembra quindi suggerisci di impegnarci affinché le nostre vite non solo riflettano la volontà divina, ma affinché ne trasmettano il profumo piacevole, tenendo lontano gli odori sgradevoli. Si realizzerà così quanto predetto dal profeta Oshea’ in relazione ai tempi messianici (14,7): la gloria del popolo ebraico sarà come l’ulivo e il suo odore sarà come quello del Libano, sede di vaste foreste di cedri profumati.

Chag sameach!

 

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