L’ebraismo italiano oggi, tra Gaza e il nuovo antisemitismo

Michele Sarfatti riflette sul clima di intolleranza che nel nostro paese cresce, mentre a Gaza Israele mette a rischio la propria coscienza democratica

Michele, che aria si respira oggi nel nostro paese?

Michele Sarfatti, storico (foto: Giliola Chiste)

La mia impressione e che assistiamo ad una crescita forte dell’antisemitismo esplicitato, mentre è forse ancora presto invece per accertare una crescita dell’antisemitismo tout court. Sicuramente oggi assistiamo sempre più frequentemente a manifestazioni ostili contro Israele e contro gli ebrei. C’è anche da dire che il fenomeno produce fortunatamente anche delle reazioni.

Quali?

Vedo che le manifestazioni ostili agli ebrei producono anche scandalo, talvolta dolore. Vedremo come si svilupperà la situazione attuale.

Tu hai studiato molto la persecuzione contro gli ebrei da parte del fascismo. Oggi l’antisemitismo è un rischio concreto per gli ebrei italiani?

Mussolini annuncia le leggi razziali a Trieste, estate del 1938

È una questione molto complicata. In Italia, già sul finire degli anni 20 e soprattutto negli anni 30, c’è stato un apostolato antisemita da parte del governo e del fascismo. Voglio dire che  l’antisemitismo era più presente nell’animo nel gruppo dirigente fascista, meno nella popolazione. È per questo che c’è stato bisogno di “allevare”, per così dire, negli italiani un sentimento antisemita. Venendo ad oggi, sono convinto che una situazione del genere non si possa più presentare. Allo stesso modo, escludo che in futuro potremmo avere delle leggi ostili agli ebrei. La coscienza sociale e lo sviluppo della società italiana oggi non tollererebbero leggi di questo tipo. Questo però non significa che oggi non ci siano pericoli. Quello che è accaduto al Politecnico di Torino, ad esempio, mostra questo rischio.

Perché?

manifestazione Propal all’università di Torino

A Torino è accaduto che un docente israeliano è stato allontanato dall’università senza bisogno di una legge che attribuisse tale potere al rettore. Il rischio dunque è che l’ostilità crescente verso tutto ciò che è connesso a Israele e, temo, collegato agli ebrei in quanto tali, porti a soluzioni di questo tipo, possibili su un piano amministrativo. In un certo senso, la vicenda di Torino ci mostra la tentazione di tornare a una arianizzazione della società italiana.

Potremmo dire che lo stesso rischio lo corrono anche altre minoranze: penso agli omosessuali, ad esempio. Ritieni che oggi nella società italiana si stiano restringendo gli spazi di libertà per le minoranze?

Non posso rispondere in modo certo alla tua domanda. Sono però assolutamente convinto che nessun pregiudizio e nessuna ostilità viaggi mai da sola. Viviamo in un tempo in cui assistiamo al rafforzarsi di tutti i pregiudizi. Quello contro gli ebrei è solo il più visibile. Ma sotto esso cresce anche l’islamofobia.

nei giorni scorsi un docente è stato aggredito da Propal a Pisa

C’è anche una responsabilità della classe politica italiana in questo aumento del pregiudizio?

È una domanda che coinvolge più in generale le radici della nostra società e del sistema politico italiano. Oggi è evidente che c’è una parte della classe politica che vuole chiudere ogni discussione sull’eredità del fascismo e sulle responsabilità del fascismo. In realtà la partita non è affatto chiusa, perché il paese quei conti non li ha mai davvero fatti. Ricordo che quando ero giovane lo storico Renzo De Felice, rispetto al quale ho poi maturato molti punti di dissenso, fu sommerso da critiche scandalizzate quando affermò che a lungo in Italia il fascismo ebbe un consenso ampio e profondo. Ebbene, credo che su questo aspetto De Felice avesse ragione. Il consenso del fascismo è oggi ancora il punto dolente della storia italiana. Su questo, lasciami dire che gli ebrei italiani i propri conti li hanno fatti. Sono numerosi, infatti, gli articoli (penso ad esempio agli studi di Valabrega pubblicati per il Cdec) che hanno evidenziato l’adesione di parte del mondo ebraico italiano al fascismo, in particolare con il movimento “la nostra bandiera”. Gli ebrei italiani hanno fatto i conti con questa loro pagina, ossia con l’adesione di alcuni di loro non certo all’antisemitismo di regime, ma all’ideologia fascista. Questa riflessione storica non è stata mai del tutto estesa all’intera società italiana, e oggi qualcuno vorrebbe chiudere la questione senza assumersi responsabilità.

Renzo De Felice (1929-1996)

Anche oggi secondo te parte dell’ebraismo italiano, pur di rifugiarsi sotto la protezione offerta dalla destra, accetta che questa non faccia i conti con il proprio passato?

È una domanda complicata. Direi che se si vuole esaminare il rapporto fra gli ebrei italiani e la destra oggi occorre innanzitutto evidenziare come oggi una parte della sinistra rifiuti gli ebrei. Oggi una parte degli ebrei italiani va a destra perché rifiutata da una sinistra che sembra volersi emancipare dagli ebrei, per quanto sia ridicolo pensarlo. E poi, certo, in questo momento la destra sta molto attenta a non dire nulla che possa mostrare il proprio pregiudizio contro gli ebrei. A volte penso che debba essere stata diffusa una direttiva interna, per cui è assolutamente vietato qualsiasi giudizio, qualsiasi dichiarazione ostile agli ebrei. Salvo eccezioni, pertanto, le affermazioni antisemite che noi oggi registriamo vengono soprattutto da alcune aree della sinistra. Naturalmente, utilizzo questi due termini in senso molto ampio. Un altro aspetto che va segnalato, infine, è che gli ebrei italiani, intesi come gruppo sociale, subiscono la politica italiana, certo non la influenzano. Il loro numero è troppo esiguo perché possano essere protagonisti della politica nazionale. In termini estremamente sintetici, oggi la destra sta raccogliendo i frutti seminati dalla sinistra.

la flottilla da giorni annuncia di volersi dirigersi verso Gaza

Che effetti ha questa situazione sul Giorno della memoria?

Immagino che il prossimo 27 gennaio assisteremo a un disastro maggiore di quello già vissuto alcuni mesi fa. Ti faccio due esempi. Personalmente sono stato invitato, lo scorso inverno, dal sindaco di un comune fiorentino, che poi successivamente ha invitato a boicottare i farmaci dell’industria israeliana Teva. Sono stato anche invitato dal rettore dell’università per stranieri di Siena, che successivamente ha avuto l’idea di organizzare l’esposizione di sudari dai balconi. Ebbene, se fossi invitato di nuovo ad andare, lì o in posti dove gli amministratori hanno fatto scelte simili, dovrei andare? Oggi non so rispondere. Da un lato non vorrei intrattenere rapporti con chi realizza comportamenti squallidi, dall’altra avverto la responsabilità per chi viene ad ascoltare quello che ho da dire perché interessato.

manifestazioni antisemite si moltiplicano nel paese

Come si fa a distinguere la libertà di critica dal pregiudizio?

Intanto vorrei ricordare che tutti noi, ebrei di sinistra, di centro o di destra, parliamo e ci infervoriamo su Israele e sul mondo ebraico raggiungendo talvolta anche posizioni radicali ed estreme. Non giudico negativamente questo radicalismo, perché anche se esasperato è sinonimo di vitalità. Prendi ad esempio il vocabolo genocidio, che alcuni ebrei, anche in Italia, avallano. Quello che non si comprende dall’esterno, è che tale dibattito ha motivazioni tutte interne, ad esempio dipende dalla propria idea di ebraicità. Al contrario, una parte del mondo non ebraico osserva questo dibattito, anche aspro, animato solo dall’intento di fare la “raccolta delle figurine”, ossia classificare le persone in base alle loro dichiarazioni, contando favorevoli e contrari ai propri interessi e alle proprie posizioni. In realtà, credo che a costoro non interessi davvero nulla di quello che pensino gli ebrei, ma vogliano semplicemente iscriverli al proprio campo o a quello avverso. Invece di collezionare le dichiarazioni di singole persone, occorrerebbe cimentarsi in analisi e interpretazioni. Oggi gli ebrei vengono strumentalizzati per altri interessi, un po’ come si faceva quando si organizzavano le lotte clandestine tra cani e tra galli: ciascuna fazione sembra incitare il proprio preferito contro gli altri.

A proposito di genocidio: ti convince l’accusa mossa a Israele?

gazawi in fuga da Gaza city

L’accusa di genocidio non ha alcun senso, nessun fondamento. Perché oggi si possa parlare di genocidio occorrerebbe trovare tombe o fosse comuni di quantità e numero impressionanti, che invece non ci sono. Non posso dirti se ci saranno domani, ma oggi non ci sono. Come cercavo di spiegare, questa parola è utilizzata dentro il dibattito politico israeliano e ebraico come strumento di polemica, ma non corrisponde a quel che avviene sul campo.

Come giudichi allora la guerra mossa da Israele e le decine di migliaia di morti?

A Gaza è in corso una guerra feroce come tutte le guerre. Anche questa guerra, come sempre, è orrida, come orride sono tutte le guerre. Non vedo caratteristiche particolari rispetto, ad esempio, ai bombardamenti su Dresda, o ai bombardamenti degli Alleati in Italia. Piuttosto, questa guerra mostra quello che sta facendo Hamas a Israele.

Smotrich. uno dei ministri estremisti nel governo di Netanyahu

Cosa?

Ormai assistiamo ad un cupio dissolvi voluto da Hamas, che è riuscita a trascinare in questa spirale di distruzione e morte lo stato d’Israele, il governo e parte della popolazione. A Gaza vedo un gorgo infernale in cui Israele sta precipitando. Hamas perderà questa guerra, ma avrà la consolazione di vedere il disastro per Israele. Purtroppo quel che sta avvenendo mi lascia dire che, in un certo senso, Hamas ha vinto la sua scommessa. Oggi è Hamas che detta le regole del gioco.

E per quanto riguarda la tenuta democratica del paese? Israele rischia di cambiare la sua identità in senso antidemocratico?

Certo, ho questo timore. Le guerre sono sempre un rischio enorme per la tenuta democratica dei paesi che combattono, sia che si tratti di guerre giuste o no. Tutto dipenderà dagli anticorpi della società civile e dell’opposizione politica in un paese che, quando finirà il conflitto, farà i conti con una economia disastrata e con enormi problemi sociali. Vedremo se le forze vive e democratiche del paese riusciranno a superare la crisi e a resistere.

in Israele è costante la richiesta al governo di agire per la liberazione degli ostaggi

Quando gli slogan i luoghi comuni prevalgono, quali sono gli strumenti culturali per resistere?

Occorre molta pazienza, molta calma, e agire senza astio e senza retorica. Quello che è chiaro e che va ricordato è che nessuno potrà eliminare il ruolo degli ebrei nella storia d’Italia e il ruolo sociale dell’ebraismo italiano nella storia del paese. Senza rabbia e senza polemica dovremmo continuare a dire ciò che è giusto. Ci sarà sempre qualcuno, ebreo o non ebreo, che sarà interessato a sentire parlare di storia, cultura e tolleranza con calma e senza astio, senza paragoni imbecilli e senza retorica. Certo, rimontare l’antisemitismo seminato in questi due anni sarà un’impresa molto lunga nel tempo.

 

7 risposte

  1. Voi parlate di “antisemitismo” che ritorna. Se non vado errato gli unici veri semiti sono i palestinesi. La Palestina è sempre esistita anche se, più o meno, sempre sottoposta a dominio! Gli ebrei che ora la dominano Ela abitano don tutti provenienti dall’ Europa, mi pare siano di origine kazara.Fu Aba Eban ed introdurre il termine” antisemita”, contro chi protestava per le angherie contro i palestinesi

    1. Gentile sig. Cattaneo, lascio visibile il suo commento perché ritengo che sia un ottimo esempio di cattiva conoscenza circa l’ebraismo, gli ebrei e la loro storia millenaria. Purtroppo il mondo non ebraico si nutre spesso ancora di pregiudizi e false conoscenze, eppure ormai i testi per istruirsi e informarsi abbondano in tutte le librerie. Le auguro di colmare presto le lacune che, seppure involontariamente, il suo commento ha mostrato.

  2. Grazie Michele per questo prezioso contributo che fa ordine in mezzo a questo caos voluto da chi vuole solo fomentare odio attraverso il hate speech. Grazie a Riflessi per aver contribuito con domande puntuali che mettono in luce la realtà complessa di questi tempi duri ma che come al solito supereremo con l’ aiuto di D.O . Shabbat Shalom Shana’ Tova’

  3. In merito all’intervento del signor Cattaneo ed alla risposta del signor Gerbi vorrei precisare che, da quanto può apprendersi dai testi di Geografia antropica, gli Ebrei e gli Arabi appartengono ambedue al gruppo Semita . Pertanto il termine antisemita ha qualche senso nel caso di atteggiamento avverso di popolazioni terze nei confronti sia di Ebrei che di Arabi (per questi ultimi però non è usato). Tuttavia non HA ALCUN SENSO NEL CASO IN ESAME cioè di una gravissima controversia tra popolazioni dell’Asia Minore quali sono gli Ebrei di Israele ed i Palestinesi della striscia di Gaza. in realtà tale uso può ritenersi un IDIOTISMO (ovviamente senza offesa alcuna ma il termine tecnico e’ questo. SHALOM a tutti da un indoeuropeo.

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