A.A.A. cercasi minian a La Spezia

La Spezia ospita poche decine di ebrei, che il prossimo Kippur rischiano di non avere il minian. Per questo, Dario Hayun ha promosso un’inizativa, che richiede ancora un piccolo aiuto per avere successo…

Dario, cominciamo da te: tu sei un ebreo spezzino?

Dario Hayun

Sì e no. Sono in realtà un ebreo libico. O meglio: mio padre, ebreo libico, nel 1948 emigrò in Israele, poi però venne in Italia a fare le vacanze… e nel 1965 si sposò con un’ebrea spezzina, mia madre. Io sono nato e cresciuto a La Spezia, che è attualmente una sezione della comunità ebraica di Genova.

Com’è la vita ebraica a La Spezia?

La Spezia, come ti ho detto, non costituisce una comunità. Siamo infatti una sezione distaccata di Genova. Però abbiamo un tempio! Per noi ebrei spezzini è il famoso tempio di via XX settembre. Si tratta di un appartamento che, ormai alcuni anni fa, 5 famiglie spezzine, con una colletta e con l’aiuto del DAC, decisero di acquistare. Era infatti già il nostro tempio, di cui eravamo inquilini, perché già i nostri genitori lo usavano per pregare.

Quanti sono gli ebrei a La Spezia, oggi?

Direi, più o meno, una quarantina. Tieni conto che io sono iscritto a Genova, e lo stesso i miei figli, anche se vivo da alcuni anni a Roma, dove pure sono iscritto; l’ho fatto per cercare di mantenere un numero il più possibile adeguato in una comunità esigua. Quando ero ragazzino, ricordo che c’era un forte senso di ospitalità, si andava in visita e si ricevevano visite; oggi molto meno. A La Spezia ormai molti sono ebrei anziani, e c’è una grande bisogno di ricambio generazionale. Per questo spero che i miei due figli, quando avranno 13 anni, potranno dare il loro contributo a mantenere aperto il tempio e fare minian, perché anche due è un numero importante in un piccolo centro.

una veduta del porto della Spezia

E così il minian è sempre più difficile. Lo scorso anno che Kippur è stato?

Mah, con la pandemia, c’è stato poco da fare. Io sono partito da Roma il giorno prima perché ci tengo molto alla mia comunità, ma alla fine siamo rimasti in 5.

E allora cosa ha deciso di fare quest’anno?

Ho pensato a come realizzare un kippur con minian.

In che modo?

Prima ho messo un annuncio/appello sui social, ma poi mi sono accorto che c’era bisogno come minimo di pensare a un rimborso spese. Così ho prima chiesto a Genova, che però non disponeva dei mezzi finanziari; allora mi sono rivolto all’Ucei, che ha accolto la mia richiesta, cosa di cui sono molto grato.

Quindi tutto risolto?

Da La Spezia partì la nave Exodus nel 1946

Lo spero! Al momento ho raggiunto 3 conferme, quando per essere sicuro di avere minian ce ne servono, per stare tranquilli, almeno 4. Devo anche dirti che non tutti i volontari hanno richiesto il rimborso per venire.

Questa tua iniziativa mi fa pensare che hai a cuore non solo il minian di La spezia.

È vero. Da tempo sto pensando a come dare più ossigeno, per così dire, all’ebraismo italiano

Che vuoi dire?

Non vorrei mancare di rispetto a nessuno, però a volte ho la sensazione che il modello che va bene per le comunità più grandi non è necessariamente adeguato anche per tutti gli altri ebri italiani. A volte, anzi, penso che una visione esclusivamente o eccessivamente religiosa possa portare a credere che chi non può o non vuole osservare tuti i precetti sia un ebreo diverso, addirittura meno ebreo degli altri. Questo modello aiuta solo chi è molto rigoroso, ma esclude i più lontani, e rischia di diventare un processo di eutanasia.

E invece?

Invece c’è una grande bisogno di società dentro l’ebraismo italiano. È per questo che, assieme ad altri, ho creato JSpot club.

Di che si tratta?

Ho fondato JSpot club a fine 2019, sul modello di Facebook: ebrei di varie fasce di età che stanno insieme per chiacchierare e, se possibile incontrarsi. Durante il lockdown abbiamo organizzato riunioni su zoom in cui le persone si facevano compagnia.

Che fine ha fatto J-spot?

Il social network è stato aggredito da un virus da parte di ignoti, che hanno prima cercato di avere l’accesso circuendomi con profili falsi, e poi, quando non ci sono riusciti, hanno infettato il server, costringendomi a distruggerlo per non consentire l’accesso ai dati.

E ora?

Ora lo sto ricostruendo. L’idea è di creare una sukkà itinerante, un hot spot, cui ci si può agganciare, un punto di accoglienza per ritrovarsi. L’obiettivo è creare stimoli per avviare amicizie che diventino reali. I gruppi di WhatsApp di JSpot sono molto attivi e nei periodi in cui non si poteva uscire facevamo riunioni settimanali su Zoom dove la gente chiacchierava; facevamo giochi, ci si faceva compagnia. Hamos Guetta e Micaela Pavoncello animavano le serate, io e Liana Di Veroli ci occupavamo della regia. Ora i membri di JSpot singles si vedono in eventi autogestiti (ad esempio per una pizza insieme, o per serate ludiche), si frequentano. Per lo più sono romani, ma spesso vengono persone da fuori (Milano, Bologna, Massa, Firenze). È bello vedere che chattano in continuazione; da qualche giorno poi è nato anche “JSpot 3045”, un sottogruppo che si rivolge ai single tra i 30 ed i 45 anni.

Torniamo a La Spezia. Ci sarà minian stavolta?

Sì, sono sicuro che stavolta ce la facciamo; per noi sarà una piccola grande vittoria.

(si ringrazia: Yakov Raccah)

 

 

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