Il museo Port of Humanity di Tsuruga (Giappone), è dedicato alla storia del porto di Tsuruga dove, durante la Seconda Guerra Mondiale, approdarono gli ebrei salvati dal diplomatico giapponese Chiune Sugihara.

A novembre, per celebrare il suo primo anniversario dopo la riapertura nel 2020, il museo ha inaugurato una mostra dal titolo “Tra la vita e la morte – Storie di salvataggi durante l’Olocausto”, che sarà visitabile fino al 31 gennaio.

Vogliamo dare l’opportunità di riflettere sulla crudeltà della guerra e sul valore della pace”, ha dichiarato un portavoce del museo.

Chiune Sugihara
Chiune Sugihara e suo figlio Nobuki in Israele a dicembre del 1969.

Chiune Sugihara era vice-console dell’Impero giapponese a Kaunsa, Lituania, e lì aveva salvato le vite di migliaia di ebrei e di oppositori dei nazisti emettendo visti “per ragioni umanitarie”. La mostra presenta le storie di ebrei che furono salvati da dodici paesi europei e spiega non solo come siano riusciti a scampare all’Olocausto, ma anche la situazione che si viveva in Europa sotto l’occupazione dei nazisti.

Secondo i curatori, queste storie testimoniamo il coraggio degli ebrei rifugiati e il loro attaccamento alla vita. Non solo. “Tra la vita e la morte” è anche, attraverso i ricordi delle persone salvate, un tributo a Chiune Sugihara, l’uomo che può essere considerato il Schindler del Giappone. Ciò che rende straordinaria l’opera di salvataggio realizzata da Sugihara è che il Giappone era alleato dei nazisti all’epoca e se fosse stato scoperto avrebbe rischiato la sua carriera, se non peggio.

Il porto di Tsuruga era il primo punto di sbarco su territorio giapponese dopo un duro viaggio dall’Europa sulla ferrovia transiberiana.

Nathan Lewin salvato da Sagihara
Nathan Lewin, 85 anni, mostra l’originale del visto di transito rilasciato a lui e ai suoi genitori da Chiune Sugihara. Foto di Shiryn Ghermezian

Il museo espone video con interviste ai sopravvissuti e ai loro discendenti, che raccontano anche come i locali cittadini supportassero calorosamente i rifugiati ebrei durante la loro breve sosta a Tsuruga, prima della partenza verso le loro destinazioni, principalmente Kobe. Città importante per la storia giapponese, Kobe ha anche una significativa storia ebraica. La comunità era piccola all’inizio della Seconda Guerra Mondiale, ma più tardi divenne il paradiso sicuro per migliaia di ebrei in fuga dall’Europa nel 1940 e 1941. La comunità di Kobe arrivò ad avere migliaia di iscritti, due sinagoghe e fu riconosciuta dal governo giapponese. Dopo la guerra la comunità si spopolò e da allora conta solo poche anime.

Quanto a Sugihara fu riassegnato a Königsberg, Prussia dell’est prima di diventare console generale a Praga, in Cecoslovacchia, dal marzo del 1941 alla fine del 1942 e a Bucharest in Romania dal 1942 al 1944. Quando le truppe sovietiche entrarono in Romania, catturarono Sugihara e la sua famiglia e lo tennero per diciotto mesi in un campo di prigionieri di guerra. Tutti furono rilasciati nel 1946 e tornarono in Giappone, attraverso l’Unione Sovietica, con la stessa ferrovia transiberiana usata dagli ebrei che Sugihara aveva salvato.Tuttavia l’aver violato le regole, sia pure in un periodo di guerra, non poteva restare impunito. Nel 1947 il ministero degli esteri giapponesechiese a Sugihara di dimettersi. Nel 1985 Chiune Sugihara fu nominato Giusto tra le Nazioni dal museo Yad Vashem per aver salvato, con il suo coraggio, seimila ebrei.

 

 

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