Sionismo: un incontro dedicato da parte dell’Ucei
Si è svolto pochi giorni fa in Calabria il “Moked”, classico appuntamento dell’ebraismo italiano organizzato dall’Ucei. Quest’anno dedicato alla parola sionismo

“Moked”, è la parola che, in ebraico, indica il punto focale, rispetto a un’azione o un tema. È questo il nome dato a un incontro seminariale – promosso dall’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane – che, in primavera, riunisce persone appartenenti alle diverse comunità del Paese.
L’evento del 2025 – che si è svolto a Diamante, in Calabria, con la presenza di circa 130 persone – è stato dedicato al sionismo.
La presentazione del programma e del dibattito è stata offerta, giornalmente, su “Pagine ebraiche”, il quotidiano on line che dà le notizie su attività realizzate in ambito ebraico. In questa sede, ci si limita ad alcune considerazioni sulla disamina fatta sul tema.
I lavori si sono aperti con una precisazione: la nozione di sionismo – oggi usata e abusata – è storicamente connotata. Il sionismo – è stato ricordato – è un movimento politico e culturale che nasce tra la fine del diciannovesimo e gli inizi del ventesimo secolo. Si è proposto di dare agli ebrei, variamente discriminati nel nostro Continente, un “luogo” sicuro di vita e di lavoro. È stato caratterizzato, come analoghe ideologie a vocazione nazionalista, da diversi indirizzi politici, anche in contrasto tra loro. Ha avuto, nella sua fase iniziale, un carattere laico – con orientamenti di centro, di sinistra e di destra – e, solo in seguito, caratteri anche religiosi. Tale ultimo aspetto riveste un interesse particolare, dato il riferimento nei testi della Tradizione ebraica, a un legame ebraico con la terra di Israele.
La definizione data – rinviando a un’epoca nella quale i temi della libertà dei popoli era un tratto distintivo del confronto e del conflitto tra le nazioni dell’Europa – ha messo immediatamente in luce il carattere anacronistico dell’utilizzo del termine sionismo per dare conto degli eventi bellici in corso in Medio Oriente. Ha evidenziato come la parola venga usata a volte per descrivere fatti cruenti, altre per enfatizzare situazioni dolorose, altre ancora per colpire il lettore – esasperando e alterando il significato della nozione – prima di fornire informazioni utili per comprendere e valutare le situazioni nella loro dinamica odierna.
L’incontro ha visto una riflessione puntualmente connessa con la problematicità di un tragico conflitto che coinvolge Israele: per gli ebrei, in genere, il legame con questo paese – qualunque giudizio venga dato sulla politica del suo governo – risulta ineludibile. Le ragioni sono molteplici e vanno dal passato, più o meno recente, alla dimensione più profonda di un pensiero che, religioso o laico, fa comunque riferimento sia a una storia comune sia a testi propri della Tradizione.
Con un occhio rivolto al presente – lasciando da parte tentativi di analisi epistemologica sul significato odierno da dare alla parola sionismo – veniva, anche per questo, affrontato, nell’ambito dell’incontro, un tema utilizzato nella rivendicazione territoriale della parte più integralista dei coloni israeliani: il legame tra ebrei e terra di Israele.
Un intervento dedicato doveva chiarire con le parole di Mordechai Breuer (1918 – 2007) – uno dei grandi studiosi dell’ebraismo contemporaneo – che “il valore religioso e nazionale dell’insediamento ebraico e del lavoro agricolo ebraico in Terra d’Israele non dipende da fatto che l’area dell’insediamento sia all’interno dei confini di uno stato ebraico sovrano”. Questa posizione, rigorosamente documentata, ha voluto eliminare qualunque connessione e utilizzo a fini politici di pensieri e visioni di fede che nulla hanno a che vedere con la proprietà di luoghi e territori.
La stessa posizione – che libera la riflessione sul conflitto in atto da narrazioni, peraltro di parte, fondate su un uso improprio del riferimento religioso – restituisce alla discussione sulla guerra in Medio Oriente lo spazio necessario per ragionare di una composizione politica non vincolata ad argomentazioni teologiche
Un secondo oggetto di analisi ha riguardato gli esiti delle più recenti rilevazioni anagrafiche sulla popolazione di Israele: da queste emerge che più di tre quarti dei cittadini israeliani è nato nel paese, non avendo, a differenza dei genitori, legami di origine con altre nazioni. Questi dati pongono in termini inediti la relaziona tra ebrei israeliani ed ebrei della diaspora delineando forme identitarie tendenzialmente diverse in ragione di un legame nazionale oggettivo per i primi e di un legame ideale, se si vuole, ma non formalmente definito, con lo Stato di Israele, per i secondi.
A partire da questi chiarimenti, l’evento ha contribuito a precisare come il sionismo, con la nascita di Israele, abbia esaurito, al pari di molti altri movimenti nazionali, una sua funzione e che l’uso odierno possa permanere come riferimento a un passato riconosciuto in toto o in parte come proprio, non come chiave interpretativa e di indirizzo di scelte di oggi.

L’obiettivo di due Stati per due popoli nella tormentata area della Palestina resta, per questo, un obiettivo che va perseguito senza ambiguità di parole e di narrazioni di parte, nella ricerca di un compromesso che consenta una convivenza civile e democratica di cittadini con pieni doveri e diritti. Questi sussistono – pur esigendo il superamento di forme di differenziazione legate alla genesi dello Stato – per gli arabi israeliani, circa il venti per cento della popolazione del paese del quale sono legittimi cittadini. Si tratterà di rendere tali diritti esigibili, al pari di quelli degli ebrei, in un futuro Stato di Palestina che riconosca e rispetti Israele e che da Israele venga riconosciuto e rispettato.
Si evidenzia, in relazione all’insieme delle questioni accennate, la significativa attualità della questione, solo sfiorata nell’incontro, della relazione tra religioni e Stato di diritto al pari delle forme che il processo di secolarizzazione può avere in Oriente. In contesti diversi, oggi, la dimensione religiosa opera significativamente nella determinazione di comportamenti, nella definizione delle norme giuridiche, nella regolazione di forme di convivenza, nella gestione della cosa pubblica, nelle forme della sovranità nazionale.

