Sessanta sfumature di grigio

Ytzhak Herzog, appena eletto nuovo presidente dello Stato d’Israele, è chiamato a superare più di una prova: ce la farà?

Yitzhak Bougie Herzog è stato eletto 11º presidente dello Stato d’Israele con 87 voti su 120, il più alto numero di consensi da sempre. Nessuno sembra sia rimasto sorpreso della scelta visto il background di provenienza. Il nonno, Yitzhak HaLevi Herzog, dopo esser stato il rabbino capo d’Irlanda è stato il primo rabbino aschenazita dello Stato.  Il padre Haim, dopo una brillante carriera come avvocato,  è stato prima ambasciatore israeliano all’ONU  e poi il sesto Presidente per due mandati consecutivi.

Herzog, come la maggior parte degli statisti prima del 1977, si è sempre riconosciuto nell’ideologia  laburista dei fondatori dello Stato. Bougie perciò è nato e cresciuto in un’atmosfera “impregnata” di politica e leadership e, fin dai suoi primi passi,  era prevedibile che diventasse una figura di rilievo nel panorama politico israeliano. Dopo gli studi di giurisprudenza e dopo aver lavorato per un periodo nell’ufficio legale fondato dal padre (il più grande e importante d’Israele), il richiamo della “foresta” lo ha portato a iscriversi al partito laburista. Nel 1999, il primo ministro Ehud Barak lo chiamò a svolgere l’importante incarico di segretario del governo e dal 2003 al 2018 è stato membro del Knesset, ministro in vari dicasteri e capo dell’opposizione. Dal 2018, e fino alla sua attuale elezione, è stato a capo della Agenzia ebraica (Sochnut), il “ministero degli esteri” per gli ebrei della diaspora.

Perché Bougie, che si identifica con il centro-sinistra, è stato eletto da così tanti membri del Knesset, ultraortodossi e leader della destra compresi? In realtà la sua identità politica non è veramente così chiara e sicuramente, dopo il periodo alla Sochnut, incarico più diplomatico che ideologico-politico, lo è ancora meno. La principale ragione della sua sconfitta alle primarie laburiste del 2017 fu la trattativa segreta, intrattenuta nel 2016 con Benjamin Netanyahu, per far entrare il fronte del centro-sinistra in un governo di unità nazionale. Le malelingue hanno già speculato su una probabile grazia che verrebbe concessa a Bibi, ancora prima della fine dei suoi processi per corruzione, frode e abuso di fiducia, dal neo-eletto presidente. Personalmente penso sia un azzardo dettato da una generale atmosfera complottista, più che una possibilità concreta. Sicuramente, da sempre, corrono buoni rapporti tra i due e lo sviluppato sesto senso di Netanyahu ha identificato in Herzog la figura più comoda per attuare, come ultima spiaggia prima della probabile apertura del portone del carcere, questa soluzione.

Tralasciando il pettegolezzo, quanto potrà veramente Herzog influenzare ulteriori aspetti della società e della politica israeliana?

Non bisogna dimenticare che l’incarico di Presidente di Israele è simile a quello italiano, e a parte dare l’incarico per formare il governo dopo le elezioni, un atto quasi automatico e con poca elasticità di scelta, la figura presidenziale ha limitati poteri. Quello che sì, deve fare per aver successo, è riuscire a rappresentare l’unità del paese, quasi un “padre” in cui ogni cittadino si possa immedesimare. L’attuale presidente Rivlin è riuscito egregiamente a raggiungere questo obiettivo, raccogliendo i consensi, specialmente del centro e centro-sinistra, nonostante il suo essere un ideologo di destra e nonostante la pesante atmosfera di tensione fomentata anche da dichiarazioni imbarazzanti dell’attuale primo ministro o dai suoi portavoce, ufficiali o ufficiosi: “Andate a votare, gli arabi arrivano a frotte ai seggi con gli autobus!”, ” Le sinistre hanno dimenticato cosa vuol dire essere leali verso lo Stato”, ” La corte suprema è pericolosa, va distrutta e livellata con gli escavatori”, ” Un governo di sinistra è tradire la fiducia degli elettori” ….

Spero di sbagliarmi, ma Herzog non riuscirà a duplicare il successo dell’attuale presidente: è piuttosto giovane  (ha 60 anni e pure una “baby-face”) per poter essere un “padre della nazione”  e, cosa più importante, ha una personalità opaca, grigia, non è un “non trascinatore di folle” (con un tono di voce che sicuramente non lo aiuta). Attendiamo fiduciosi momenti migliori di questi che stiamo vivendo adesso in Israele e se Herzog sarà capace di collaborare con il nuovo governo per raggiungere la meta sarò il primo ad applaudirlo.

Auguro a lui, al governo e alla nazione tutta, un futuro roseo e specialmente elezioni solo fra quattro anni.

 

 

 

 

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