Per Roma, un candidato sindaco kasher

Tobia Zevi, 38 anni, si candida a sindaco di Roma alle primarie di domenica 20 giugno. In questa intervista, ci svela le sue ricette per la Città eterna, ma anche il suo modo di conciliare ebraismo e politica.

Tobia, il 20 giugno parteciperai alle primarie del centro-sinistra per scegliere il candidato sindaco di Roma, una città amministrata, negli ultimi anni, in modo disastroso. Toglici subito una curiosità: ma chi te l’ha fatto fare?

In realtà sono molto soddisfatto di queste esperienza e convinto del mio sogno. E’ un’ambizione che ho sempre coltivato – e non demorderò in futuro! -, e penso che per un politico essere sindaco della propria città sia un enorme traguardo da raggiungere. Detto ciò, non sono uno che si tira indietro di fronte alle sfide difficili. Anzi, credo che nella vita sia essenziale assumersi le responsabilità, e uno dei problemi di Roma è proprio che tanti, troppi tendono a non svolgere il lavoro che potrebbero e dovrebbero fare.

 Molti pensano, però, che si tratti di una pura formalità e che l’apparato del partito scenderà in campo per sostenere il candidato ufficiale, lasciando poche speranze agli outsider come te…

Io penso che le primarie non siano già scritte, ma è sicuro che il PD stia sostenendo il suo candidato, Roberto Gualtieri, con il massimo sforzo. Tutto sommato, è normale che sia così. Il problema semmai è un altro: oggi troppi romani non sanno nulla delle primarie, che sono un’occasione di partecipazione, e questo è un peccato. Io sono certo di due cose: primo, che chi vince le primarie sarà il prossimo sindaco di Roma; secondo, che per ricostruire questa città serviranno le competenze e l’energia di tutti i candidati, perché la Capitale è in ginocchio. Dunque credo che tutti avranno un ruolo e tutti saranno necessari. Per queste ragioni andare a votare – nonostante la data, il caldo, il mare e la nazionale che gioca alle 18 – sia una scelta utile e lungimirante per ogni cittadino. Quindi mi raccomando: tutti ai gazebo domenica 20 giugno dalle 8 alle 21!

 Anche se sei un politico giovane, hai già dalla tua una certa esperienza. Quali sono le tre principali emergenze che il prossimo Sindaco dovrà affrontare ?

Pulizia delle strade, trasporto pubblico e gli Uffici Pubblici che non funzionano. Se posso citarne una quarta, dico le buche. Alcuni ironizzano su questi problemi di cui sempre si legge sui giornali: ma sbagliano, perché quando l’immondizia rimane davanti al proprio portone oppure si inciampa in una voragine, tutti ne soffrono ma poi alla fine sono i più fragili a pagare il prezzo più alto.

Roma è una grande capitale internazionale, che non può vivere solo rincorrendo e tamponando le emergenze. Immaginiamo che ad ottobre tu sia eletto Sindaco, ci indichi tre priorità per rilanciare il ruolo e l’immagine di Roma nel mondo ?

Per recuperare il ruolo che effettivamente le spetta, Roma deve definire il proprio progetto di rilancio economico e sociale. Di che cosa camperà questa città nei prossimi venti anni? Io penso che ci siano tre ingredienti fondamentali per rendere Roma competitiva e inclusiva allo stesso tempo: economia della conoscenza, green e inclusione. Sono questi gli strumenti che hanno garantito il successo delle capitali nel mondo. E per fortuna nelle prossime settimane e mesi riprenderà il turismo, speriamo anche migliore, per qualità, di quello che avevamo prima del Covid.

(continua a pag. 2)

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