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C’è sempre molto da fare per tutelare la memoria

Mario Venezia, presidente della Fondazione Museo della Shoah, spiega a Riflessi i prossimi progetti della Fondazione, mentre si avvia una nuova stagione politica, in cui non mancano le incognite

Mario, da quanti anni presiedi La Fondazione “Museo della Shoah”?

la Casina dei Vallati sede della Fondazione Museo della Shoah

Sono sette anni; in precedenza ho collaborato con la Fondazione, in funzione di revisore.

Quella di Presidente è certo una nomina che esprime una fiducia non solo del mondo ebraico, ma anche di quello istituzionale. Quanto è importante avvertire il consenso delle istituzioni in un ruolo come il tuo?

Direi che, poiché la Fondazione nasce con il concorso di numerose istituzioni, è fondamentale saper creare un legame di fiducia e collaborazione reciproca. Nella Fondazione siedono tutti soggetti istituzionali: il Comune di Roma, la Regione Lazio, l’UCEI, la Comunità ebraica di Roma, l’associazione “Figli della Shoah” di Milano, che voglio ricordare ha come sua presidente onoraria Liliana Segre. Da ultimo stiamo cercando di recuperare anche la presenza dell’ex Provincia di Roma, oggi sostituita dalla Città metropolitana di Roma. Il meccanismo elettivo prevede che ogni ente nomini un suo rappresentante, e che poi questi si riuniscano, eleggendo il presidente. Per questo, come ti dicevo, la mia nomina [all’unanimità, n.d.a.] rappresenta il miglior segno della fiducia e della collaborazione tra i vari soggetti istituzionali.

una delle mostre ospitate dalla Fondazione

Qual è il livello di collaborazione tra le varie istituzioni che concorrono alla fondazione?

Il livello di collaborazione è molto buono, però si potrebbe migliorare molto, con un miglior coordinamento, da parte di tutti. Voglio dire che è importate imparare a riunire di più le forze. Per esempio, noi adesso stiamo facendo un grande lavoro con Binario 21”. Che ha sede a Milano, e con il MEIS di Ferrara, con un progetto rivolto alle scuole, che coinvolge anche le Ferrovie dello Stato e il ministero. Confido che otterremo un grande risultato. È poi inutile nascondere che, in generale, i rapporti interpersonali aiutano a migliorare la collaborazione e a raggiungere i migliori risultati.

Parliamo un po’ della organizzazione: quanti lavorano in Fondazione, e che bilancio gestisce?

Lavorano con noi 5 collaboratori, poi ci sono altre professionalità di cui richiediamo l’aiuto per progetti mirati. Il bilancio della Fondazione è di circa 550.000 euro, che proviene per lo più dal contributo di Comune e Regione, oltre all’attività di fundrising che realizziamo su specifici progetti, in modo dedicato. Questa strada ritengo infatti possa portare a risultati interessanti.

La Fondazione realizza anche contenuti multmediali

Possiamo delineare quale mission si è data la fondazione?

La nostra mission è la trasmissione del sapere, avente ad oggetto quanto attiene alla Shoah, possibilmente su un piano storico e culturale. Quello che intendo è che noi non ci occupiamo solo della Shoah, intesa come persecuzioni degli ebrei in un dato arco temporale durante l’ultima guerra. Se infatti non ci sforziamo anche di comprendere cosa ha preceduto la Shoah, e gli effetti che ne sono seguiti, non avremmo a disposizione gli elementi per capire davvero come sia stata possibile la distruzione degli ebrei. C’è stato un prima e un dopo della Shoah, e il nostro compito è fare luce su questo. La Fondazione diffonde la conoscenza di tali aspetti, e lo facciamo in vari modi, utilizzando al meglio la multimedialità e la tecnologia, anche perché vogliamo coinvolgere l’interesse dei giovani.

Ogni tanto aleggia la questione del nuovo museo della Shoah a Villa Torlonia. Innanzitutto: i lavori, inaugurati dalla giunta Raggi, a che punto sono?

Dalle carte presenti in Fondazione mi sembra che siano state già tre inaugurazioni…

Quindi non sei ottimista?

il rendering del museo della Shoah, a Villa Torlonia

Noi chiediamo semplicemente di poter lavorare. Sono un tipo concreto, in Fondazione lavoriamo con quello che abbiamo a disposizione, voglio ricordare che una Fondazione esiste! E ha una sua sede [alla Casina dei Vallati, in Largo 16 ottobre 1943, n.d.a.] dove ogni giorno ci mettiamo a disposizione del pubblico. Quanto al nuovo museo, voglio ricordare che non siamo coinvolti nell’aspetto realizzativo, ma solo in quello scientifico, per cui la fondazione non partecipa alla realizzazione del museo. Certo, avere una sede dedicata può essere d’ulteriore aiuto, ma ricordiamo che la sede c’è e lavora alla grande.

Dal tuo punto di osservazione, in questi anni come è cambiata la percezione della Shoah – intesa non solo come violenza agli ebrei, ma anche come responsabilità dei carnefici – da parte dell’opinione pubblica?

un’altra delle tante iniziative realizzate dalla Fondazione in questi anni

Guarda, posso dirti che c’è sempre maggiore interesse. È incredibile, in un certo senso, perché in questi anni è cambiato tutto: prima la pandemia, poi la guerra in Europa, adesso la crisi economica. Eppure l’interesse per comprendere la Shoah è in espansione, e abbiamo di continuo molte richieste di collaborazione che provengono da tutta Italia: direi che c’è una grande voglia di conoscere.

E per quanto riguarda l’antisemitismo? Condividi allarme lanciato da osservatori vari sull’aumento del pregiudizio antiebraico nel nostro paese?

Sì, è vero. Io credo perciò che questo interesse verso la Shoah, che ti dicevo prima, vada sostenuto. Intendo dire che non basta dire “no all’antisemitismo”. Occorre invece far conoscere il mondo ebraico. Credo che molte volte – anche se non sempre, perché c’è una forma di pregiudizio antiebraico irriducibile – far conoscere il nostro mondo sia una misura efficace per combattere l’antisemitismo.

Ritieni che il cambio di governo porterà anche una diversa sensibilità al riguardo? Più esattamente: l’antifascismo è ancora una discriminante nel nostro paese, è ancora un valore che va mantenuto?

un viaggio della memoria, cui anche la Fondazione partecipa

Credo che non basti più dire che si è contro il fascismo. Certo, dichiararci antifascisti ci mette a posto con la coscienza, ma non colma la necessità di conoscere quello che il fascismo è stato davvero. Non voglio naturalmente dire che si deve abbassare la guardia. Dobbiamo anzi essere vigili sulla tutela dei valori democratici, ma dobbiamo affrontarli in una visione complessiva.

Non temi che qualcosa potrebbe incrinarsi con il cambio di governo?

In questi anni abbiamo avuto elezioni e cambi di governo in tutte le istituzioni che siedono nel consiglio della Fondazione, e ogni volta abbiamo affrontato i vari problemi caso per caso; superato il primo momento, necessario per conoscersi, la mia esperienza mi dice che poi si riesce a trovare un terrendo di incontro e non di scontro. Ricordo che prima dell’attuale sindaco abbiamo lavorato con la giunta Raggi, e prima ancora con quella Alemanno. Con la sindaca Raggi non nascondo che all’inizio c’è voluto del tempo per superare alcuni pregiudizi, ma alla fine abbiamo raddoppiato i viaggi della memoria, le iniziative comuni, gli interventi sulla toponomastica; per ottenere questi risultati occorre molto lavoro. Noi però ci siamo abituati, anche se può essere più o meno difficile. Vediamo perciò cosa succederà adesso.

Progetti per il futuro della Fondazione?

un viaggio della memoria di studenti romani

C’è un grande argomento che va sviluppato, cui accennavo prima: la conoscenza del fascismo. Non si può dire che si è a favore o contro qualcosa se non si conosce il fenomeno di cui si parla, Noi dobbiamo tornare a studiare il fascismo, cosa è stato in questo paese, che effetti ha avuto in Italia e in Europa, senza tabù. Non bastano gli slogan, insomma. Nell’immediato, stiamo poi preparando una importante mostra multimediale sui campi di sterminio, sulla capacità di resistenza degli ebrei anche nei lager, che risponda alla domanda di molti utenti. Faremo conoscere questi esempi, con interessanti innovazioni tecnologiche, per il prossimo gennaio.

Un’ultima domanda. L’essere figlio di Shlomo Venezia, uno dei testimoni più conosciuti della Shoah, ritieni che abbia arricchito la tua sensibilità sul tema? Ti dà maggiori responsabilità nello svolgere il tuo incarico?

Shlomo Venezia (1923-2012)

È una responsabilità inevitabile; lasciami aggiungere: purtroppo. Il 1° ottobre scorso sono dieci anni che mio padre è scomparso. Secondo me lui è stato capace di trasmetterci il passato e la sua “eredità” senza traumi, per così dire in modo quasi “naturale”, soft. Non ha mai voluto che noi ci interessassimo del passato, nel senso che non ha mai forzato la mano; piuttosto, siamo stati noi che un po’ alla volta abbiamo cominciato a chiedere, a cercare un maggiore coinvolgimento per conoscere quel passato. Mio padre ha agito sempre con umiltà, e alla fine noi figli ci siamo “accorti” di quel passato, e per quel che possiamo abbiamo voluto farcene carico.

 

 

 

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