Lo Strega? Ma io ho già vinto

Edith Bruck, con “Il pane perduto”, porta i suoi ricordi familiari a concorrere per il premio letterario italiano più importante.

Signora Bruck, stasera si assegna il premio Strega. Cosa si prova a vivere la finale da protagonista?

Sono contenta, certo. Soprattutto per il premio che il mio libro, “il pane perduto”, ha già vinto: quello dello Strega giovani. È un riconoscimento cui tengo molto, perché mi arriva dai ragazzi, che in questi mesi hanno letto il libro e lo hanno amato. Leggere, per le future generazioni, è fondamentale, per non dimenticare.

Che ruolo può avere la letteratura per conservare la memoria della Shoah e per combattere l’antisemitismo?

La letteratura, quando è testimonianza scritta, può essere un altro modo per ricordare. Ho meno fiducia invece nei libri di storia o di saggistica, perché rischiano di essere freddi numeri, che non riescono a trasmettere davvero l’idea di quello che è stato. Questa volta, ripeto, i ragazzi sono stati molto attenti e maturi, nel leggere il mio libro. Sono loro la nostra speranza. Direi però che la cosa più importante rimane la testimonianza. Sono i testimoni, oggi, il vero antidoto per combattere il pericolo che si dimentichi quello che è stato.

Questo però pone il problema della inevitabile scomparsa dei testimoni diretti.

Rimarranno alla fine i libri, purtroppo non c’è altro. La cosa mi preoccupa, come preoccupava Primo Levi, perché avverto ormai un’aria negazionista che si respira in Europa. In Polonia e in Ungheria, innanzitutto. Ma anche in Italia. Questi paesi fingono di dimenticare, fingono di non sapere di essere stati alleati dei criminali nazisti. La speranza è lavorare nelle scuole, con i più giovani. Confesso di essere stanca di tanto odio e razzismo. Ho molta fiducia nei ragazzi. Spesso non sanno, ma hanno desiderio di conoscere. Invece gli adulti non parlano con i loro figli, con i loro nipoti. Eppure queste nuove generazioni, che vogliono sapere, che domandano, sono la nostra speranza, perché sono molto migliori di come noi crediamo.

Nei mesi scorsi sono successe altre due cose importanti nella sua vita: l’onorificenza di gran croce della Repubblica conferitale dal Presidente della Repubblica, e la visita ricevuta dal Papa. Ce ne vuole parlare?

Sono state due grandi sorprese. Voglio molto bene al Presidente Mattarella, mi colpisce il suo animo riservato, di poche parole. Avverto che è un uomo che deve avere sofferto nella sua vita. L’incontro con il Papa è stato sorprendente. È rimasto in casa mia per oltre due ore, aveva letto il libro fin nei dettagli, ha elogiato il mio coraggio, alla fine ha chiesto perdono, mi ha detto, per il martirio subito dagli ebrei.

E adesso? Stasera ci sarà il verdetto dello Strega. A questo punto, lei è tra i favoriti.

Vincere certo mi farebbe piacere. È naturale. Ma cosa vuole, alla mia età guardo le cose anche con un certo distacco, un premio certo non cambia la vita; non la mia, almeno. Sarà quel che sarà. Il premio ricevuto dai giovani, in fondo, è la mia vittoria più grande.

 

Edith Bruck e il Giorno della memoria: leggi l’intervista

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Una risposta

  1. Molto importante questa testimonianza che resterà scritta in un libro. So per esperienza diretta come i giovani incontrati nelle scuole siano avidi di conoscere cosa é successo ai tempi dei loro genitori e nonni. A Firenze ero stata invitata a presentare il mio libro, edito da Giuntina, nella classe di mia nipote Ippolita, quante domande! E prima della pandemia sono stata invitata a parlare in varie scuole del nord, dove risiedo, talora in compagnia di Giovanni Bloisi, il “ciclista della memoria”. Ha percorso in bicicletta tutti i luoghi degli eccidi, delle carceri, delle stragi nazifasciste. Per far pensare e ricordare ed é arrivato fino in Israele. Non avrà mai un premio letterario, ma qualcosa per lui bisogna ben fare!

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