Livia Ottolenghi: ecco come governerò l’Ucei
Arrivati quasi al termine della campagna elettorale, abbiamo chiesto a Livia Ottolenghi, candidata presidente per Ha Bait, un giudizio su queste settimane, sulle tante sollecitazioni ricevute, sugli impegni che assume per il nuovo quadriennio Ucei, se sarà lei a guidare l’istituzione che rappresenta gli ebrei italiani.
Livia, che giudizio dai della tua campagna elettorale per il rinnovo del consiglio Ucei?

Prima di tutto è stata unna campagna all’insegna di buon clima interno alla lista Ha Bait, con uno spirito di squadra che è andato crescendo nelle settimane, man mano che la conoscenza reciproca si è approfondita. È stata un’occasione per ripercorrere insieme ai candidati le tante cose fatte in UCEI, le idee le attività realizzate che rimangono come strumento con un vantaggio nel futuro per tutto l’ebraismo italiano, e anche una riflessione sulle cose ancora da fare, processi avviati e non ancora strutturati. Poi ci sono state molte iniziative di incontro diretto con le persone, nelle case, nelle associazioni di quartiere, con i giovani.
Le altre due candidate a presidente hanno fatto valere la loro esperienza internazionale nel mondo del diritto e la gestione decennale della più grande comunità ebraica italiana. Quali sono invece gli elementi di forza della tua candidatura?
Io metto al servizio dell’UCEI la mia capacità di creare un buon clima di lavoro, di ascolto e di progettazione, partendo dall’esperienza come assessore di giunta con delega alle politiche educative per due consiliature, la conoscenza dell’Ente e del valore di tutte le comunità ebraiche in Italia. Sul piano personale, ho un’esperienza di direzione di dipartimento universitario, di responsabilità di coordinamento nazionale di un altro tipo di comunità, quella accademica, come la conferenza di corsi laurea e la tesoreria di un collegio di docenti universitari. Accanto a questo ho una lunga esperienza di servizio in diversi enti della comunità di Roma, dal consiglio degli Asili, alla scuola, al consiglio della Comunità, per il quale ho ricoperto incarichi di responsabilità.
Cosa rispondi a quegli elettori che, pur provando stima personale nei tuoi confronti, ritengono che tu non abbia sufficiente esperienza per governare l’Ucei?
Rispondo che se desiderano un uomo solo al comando non sono la persona per loro, ma se invece credono in una leadership che porti avanti un lavoro di squadra, con una gestione ragionata, lineare e condivisa, preferibilmente non urlata, allora dico che l’esperienza ce l’ho, ben riconosciuta.
Qualora tu diventassi presidente, quali sono le tre priorità che metteresti in cima alla tua agenda?
Giovani, Comunicazione interna ed esterna, vita ebraica.
Qual è il tuo legame con Israele?

Per me c’è sempre stato, indissolubile e indiscutibile. Il mio è un legame affettivo, consapevole della differenza che esiste tra noi che viviamo in Italia e chi vive in Israele. Sono realtà diverse, legate e complementari, con sensibilità e vissuti differenti. Ho personalmente sostenuto l’accordo con la Hevrat Yeudei Italia per rafforzare il legame tra ebrei italiani in Italia e in Israele, creando occasioni di studio, aggiornamento degli insegnanti, formazione rabbinica e conoscenza reciproca. E poi non c’è luogo in cui mi sento in pace con me stessa come di fronte al wadi di Sde Boker.
E con la politica italiana?
Io non ho una formazione politica specifica, sono sempre stata attenta alle tematiche sociali, di uguaglianza e di giustizia. Come istituzioni ebraiche abbiamo il dovere e la responsabilità di rappresentare al meglio le nostre comunità, dialogando con tutte le forze politiche, senza sconti né pregiudizi. Oggi il momento è assai complesso, ma ci sono persone che mantengono saldi i valori della democrazia e dello spirito critico. È importante anche mantenere e coltivare le relazioni con tutte le istituzioni dello Stato, non solo con la politica.
Nel 2028 l’Italia festeggerà gli 80 della Costituzione, Israele gli 80 dalla nascita. Tra i due paesi ci siamo da sempre noi, ebrei italiani. Cosa auguri all’ebraismo italiano per il suo futuro?
Italia e Israele sono praticamente due coetanee! Il che la dice lunga sui processi storici che hanno visto nascere le istituzioni democratiche dei due Paesi. Auguro all’ebraismo italiano – ma dovremo lavorare tutte e tutti per questo – di rafforzarsi e di ritrovare la serenità e gli spazi di libertà di espressione e di rappresentazione nelle diverse aree della società civile che ora si sono ristretti in modo preoccupante.
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