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Una settimana fa accompagnavamo Giorgio Lazar z’l nel suo ultimo viaggio. Oggi, per ricordarlo, pubblichiamo la lettera del suo amico Claudio Coen.

Roma, 21 Dicembre 2022

Caro Giorgio, 
ti sembrerà strano che io ti scriva una lettera proprio oggi e, quindi, proverò a spiegartene le ragioni.
Il primo punto è che vivi sempre dentro di me e mentre scrivo mi sto commuovendo, forse non dovrei, perché proprio ieri mi sono operato alla cataratta dell’occhio sinistro e non credo che le lacrime, anche se rintuzzate, possano aiutarmi, ma il cuore e la mente hanno le loro esigenze, sentono il bisogno di parlarti, quindi nulla mi fermerà.
Innanzitutto, posso dirti che sono molto adirato con te, hai lasciato tutti noi così improvvisamente, che non abbiamo avuto il tempo di goderti come volevamo.
Per fortuna, grazie alla tua Fabiana, abbiamo avuto una piacevolissima cena con gli amici più stretti, a casa tua, uno o due mesi fa. Ammetto di non averti trovato in forma, ho provato con delicatezza a stimolarti, pregandoti di fare un po’ di palestra per recuperare la muscolatura, ma la tua risposta è stata: “piano, piano la farò”, con questa risposta lapidaria avevo capito che non era nelle tue intenzioni.

Poi, qualche settimana fa, abbiamo trascorso insieme un’altra piacevolissima cena, hai voluto invitare i tuoi amici più cari per festeggiare la nascita della tua prima nipotina Luna. Eri al mio fianco e, secondo me, nascondevi il tuo malessere, ma cercavi di far capire a tutti noi che, invece, stavi benissimo. Non era così e noi lo avevamo capito, caro Giorgio, perché ti conosciamo bene.
Abbiamo parlato del tuo viaggio che volevi organizzare alle Canarie, pensavi ad un resort per questo fine dicembre, e così, dopo qualche giorno, ho ricevuto un tuo sms con la richiesta di qualche indirizzo, perchè sapevi che ho un caro amico in quell’isola.
Ecco cosa mi piace di te, hai saputo nascondere anche a te stesso un male inesorabile, continuando a programmare viaggi, come se niente fosse.

Ti ricordi Giorgio quanti viaggi abbiamo fatto da giovani?

Coen Claudio
Claudio Coen in uno dei suoi viaggi con l’amico Giorgio Lazar z’l

Il primo che ricordo, e qui le lacrime fatico a controllarle, è stato a Bovalino, subito dopo aver subito una delusione amorosa in giovanissima età. Mi hai preso per mano, siamo partiti insieme durante l’estate per raggiungere il gruppo FGEI a Bovalino, dove c’era una riunione
Ma noi eravamo strani, questo ci univa molto, e non siamo andati a dormire in albergo, con gli altri ragazzi e ragazze. No, te ed io abbiamo montato di notte una tenda sulla spiaggia, vicino al loro albergo,
volevamo distinguerci dagli altri, solo che l’abbiamo piantata a pochi metri dai binari della ferrovia, e non lo sapevamo. Ti ricordi quando alle 5 di mattina, è passato un treno, che non ci aspettavamo, e siamo improvvisamente schizzati in piedi dentro la tenda, pensando di finire maciullati dal treno? Che paura! E poi che ridere!
Poi, visto che ci trovavamo bene insieme, abbiamo fatto un viaggio in Israele, siamo stati a Haifa, e lì ricordo che abbiamo pranzato in un giardino, come due poveracci.
Avevamo in comune un grande senso dell’avventura, poi chissà la famiglia, i figli, il lavoro, non ci hanno permesso di viaggiare per un lungo periodo.
Abbiamo ripreso qualche anno fa con un viaggio a Cuba e poi ancora in Indonesia. Il nostro spirito non era cambiato, sempre giocosi, in Indonesia volevamo scoprire sempre
di più cose nuove, fino a che non siamo stati ricevuti da un gruppo familiare di una tribù, tutti nudi. Ricordi? Sai perché mi hai fatto tanto ridere? Te lo dico subito.
Quando la famiglia indonesiana ha cominciato a cantare le loro canzoni, volevano che noi li accompagnassimo nel loro canto. Ti ricordi che hai fatto? Hai cominciato a cantare le canzoni israeliane ad alta voce, noi i cantavamo le nostre e loro non capivano perché non li seguivamo nelle loro melodie.
Ho conosciuto pochi viaggiatori seri come te. Mi mancherai, anche come compagno di viaggio, e non è da poco.

E poi sai cosa avevamo in comune? I Parioli!

Giorgio Lazar z’l

Da ragazzo, quando finivo di studiare, correvo al tuo albergo, a sentire come suonavi la batteria, eri bravissimo e rimanevo incantato ad ascoltarti. Poi la tua amicizia ha raggiunto l’apice, quando in età un po’ più
adulta ho avuto una carica ormonale maschile imprevista.
Quando venivo da te in albergo, vedevo arrivare continuamente pullman turistici dal Belgio, dalla Germania o da altri paesi europei. Ti ho chiesto, gentilmente, di avvisarmi in anticipo del loro arrivo, così avrei potuto rimorchiare le ragazze straniere, tue clienti.
Quanto coraggio hai avuto a permettere che, nel tuo albergo, io svolgessi un rimorchio seriale, e poi ridevamo insieme delle mie disavventure, mai andate a buon fine.
Ricordo tante cose di te, ma debbo avvisarti che la lacrima dell’occhio operato ieri, è voluta uscire a tutti costi, nonostante le gocce dell’antibiotico. Mi debbo sbrigare, quindi riprendo brevemente il discorso, con una domanda: “Ma dove incanalavi la tua rabbia, i tuoi dispiaceri?” Eri sempre sorridente, sempre positivo, nei miei momenti tristi mi consolavi, facendo apparire tutto banale.
Avevi una gran capacità di tramutare qualcosa di pesante, in qualcosa che diventava banale, leggero. Poi avevi una risata coinvolgente, che trasportava chiunque a seguirti.

Che tipo che sei, dovrei imparare tutto da te.

Secondo me, hai preso alla leggera anche la tua malattia, non amavi i sacrifici imposti da una dieta ferrea, per me sei un vero filosofo epicureo moderno, sempre pronto a goderti la vita.
Mi hai insegnato tantissimo, ma il carattere talvolta mi impedisce di essere come te, di Giorgio ce n’è uno solo. Per questo sei amato da tutti.
Ed io ora debbo interrompere, perché anche l’occhio destro, già operato a novembre, ha voluto tirar fuori la sua lacrima, in sincronia con l’occhio sinistro.
Ti adoro, e non ti dimenticherò mai.
Tuo Claudio

12 risposte

  1. Giorgio è stato sempre un esempio di generosità, altruismo, correttezza , onesta’ e positività !Non lo dimenticheremo mai perché è nei nostri cuori. Baruch Dayan Aemet

  2. Giorgio era una persona eccezionale come raramente abbiamo la fortuna di conoscere nella nostra vita. Aveva sempre una parola di conforto nei momenti difficili ma anche la battuta pronta a ricordati di non prendere troppo seriamente tutto nella vita. … ci mancherai

  3. La tremenda notizia della morte del caro Giorgio mi era sfuggita… L’ho appresa solo pochi giorni fa, a fine dicembre, da un messaggio di Beniamino da Gerusalemme.
    Ed è stata, per me, come un pugno: un forte pugno allo stomaco!
    La mente, però non accetta, mentre lo stomaco si contorce, nell’apprendere che Giorgio non c’è più.
    Impossibile da accettare una notizia che parrebbe antitetica alla realtà… Alla realtà ed alla personalità di un uomo e di un sincero amico che era l’esempio della gentilezza, della bontà e della disponibilità umana (come, e forse più, dei suoi genitori, Anny ed Ernesto).
    Cerco allora comprendere perché sia avvenuto; di ricostruire gli ultimi tempi di Giorgio, di rivivere gli ultimi suoi scampoli della sua vita…
    Ed – oltre alla corrispondenza con Beniamino – mi imbatto in questa emozionante “Lettera a Giorgio” di Claudio Coen…
    Eri sempre sorridente, sempre positivo, nei miei momenti tristi mi consolavi, facendo apparire tutto banale.
    “Avevi una gran capacità di tramutare qualcosa di pesante, in qualcosa che diventava banale, leggero. Poi avevi una risata coinvolgente, che trasportava chiunque a seguirti…”.

    Questo era e resterà, soprattutto, anche per me, Giorgio Lazar.
    E mi stringo forte – insieme alla mia famiglia – alla moglie Fabiana ed a tutti i suoi familiari.

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