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libro l'edera e la stella

La metropoli ellenistica del mondo antico e la presenza ebraica. Sono gli elementi di un libro prezioso in quanto scava tra storie rimaste sempre un po’ ai margini delle grandi narrazioni storiografiche.

Sinagoga Elyiau Hanavi
la grande sinagoga di Alessandria, restaurata nel 2020

Si tratta de L’EDERA E LA STELLA  di Salvatore Russo, professore e grecista appassionato che con numerosi testi in lingua originale e ampie note descrittive riportate minuziosamente nel testo analizza “la vicenda di questa importante comunità ebraica, che da un lato è emblematica del fenomeno più vasto della diaspora ebraica occidentale, dall’altro costituisce un punto focale del pensiero ebraico, ma non solo, nell’epoca a cavallo fra il tardo ellenismo e l’alto impero”.

Partendo dall’esperienza di Alessandro Magno e della conquista del mondo persiano sotto la cui giurisdizione al tempo erano molte popolazioni della Palestina, riportando le cronache dei libri dei Maccabei e passando in rassegna gli elementi principali successivi, affidandosi a Giuseppe Flavio piuttosto che altre fonti storiche, l’autore si sofferma sul primo contatto degli ebrei con l’ellenismo attraverso l’espansione della dinastia tolemaica.

Stanziati nel quartiere Delta della città egiziana gli ebrei di Alessandria vivevano una integrazione molto forte sebbene in stretto contatto con la comunità gerosolomitana. Godevano di ampia autonomia e forza tanto da essere autonomi per molti aspetti anche rispetto alla ‘madrepatria’. Parlavano greco ed erano perfettamente inseriti nella struttura anche militare del paese. Condizione che fu mantenuta anche quando si pose per esempio il problema del rispetto del sabato rispetto alle altre popolazioni della città così come l’impossibilità concessa di portare immagini dei governanti, degli imperatori, all’interno delle sinagoghe.

Royal Quarter Alexandria
Una piantina del Royal Quarter di Alessandria d’Egitto, in epoca greca

Anche se è da ricordare che i privilegi concessi alla comunità ebraica erano comunque inferiori a quelli attribuiti, in termini di acquisizione della cittadinanza e della esenzione dalla tassazione, alla comunità greca. Non è da escludere che il rispetto dello Shabbat e di altri usi fosse consentito soltanto ai cittadini ebrei per così dire naturalizzati. Del resto la cittadinanza e l’appartenenza alla comunità alessandrina era una sorta di prerequisito per ottenere la pienezza dei diritti nell’Impero. Da qui anche una certa ellenizzazione via via sempre più accentuata delle classi più agiate che attraverso l’ingresso nella società dominante in Egitto speravano di avere accesso a maggiori possibilità. C

on il tramonto definitivo del mondo ellenistico e le guerre giudaiche del primo e del secondo secolo e.v. ha luogo la diaspora definitiva degli ebrei, non solo dalla Palestina, ma dall’intero Oriente, ivi compresa la terra che i romani chiamavano Africa, cioè l’Egitto, scrive l’autore, La comunità ebraica di Alessandria vedeva in questo modo il suo tramonto definitivo.

 

 

 

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