Ha Bait: parlano i candidati
Emanuele Pace
Sono stato ricercatore in fisica all’Università La Sapienza e poi professore ordinario a Tor Vergata. Sono in pensione ma continuo ad insegnare.
Mi sono occupato della struttura istituzionale dell’ebraismo italiano fin dal Congresso delle Comunità che approvò nel 1987 l’Intesa tra lo Stato e le Comunità Ebraiche Italiane e lo Statuto delle Comunità, fino ad allora rette dal Regio decreto del 1930, dichiarato incostituzionale. Lo Statuto modificò la gestione delle Comunità da struttura governata da notabili ad enti ad ampia partecipazione democratica. Il mio impegno costante nei Consigli della Comunità di Roma e nei Congressi dell’Unione delle Comunità è sempre stato favorire la rappresentazione delle varie anime presenti nelle Comunità in tutti gli organi elettivi e una corretta informazione sull’operato del Consiglio e della Giunta. Negli anni era stata introdotta la prassi di relazioni ai consiglieri da parte del coordinatore del consiglio sulle deliberazioni della giunta, ma questa buona procedura è stata interrotta con il presidente Fadlun.
Come consigliere ho chiesto rigore, nella gestione dei bilanci e nel rispetto dello Statuto, e una buona informazione sulla Comunità. Vorrei continuare su questa linea anche nel Consiglio dell’Unione. E’ essenziale che l’Unione faccia conoscere le buone cose che fa, come il lavoro per l’insegnamento dell’ebraismo in collaborazione con la Conferenza Episcopale italiana (da continuare) e i finanziamenti ottenuti dallo Stato a favore della Fondazione Ascoli per la cultura ebraica.
Nel periodo in cui sono stato presidente della Deputazione di Assistenza, è stato introdotto un vasto programma di assistenza agli anziani, finanziato largamente dalla Claims Conference per quanti sono vissuti negli anni delle persecuzioni naziste. La Deputazione ha acquistato la fiducia della Claims Conference ottenendo finanziamenti crescenti di anno in anno. Potrei utilizzare questa esperienza anche nel Consiglio dell’Unione nei programmi di assistenza agli anziani di Comunità che non dispongono di strutture proprie.
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