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“Golda”, storia di una donna e di un paese

In esclusiva per i lettori di Riflessi siamo andati a vedere il film in anteprima. Ecco la nostra recensione

In una preview privata ho visto Golda, il film di Guy Nattiv, presentato nella sezione Berlinale Special del Festival del cinema di Berlino nel 2023.

Il film è stato distribuito negli Stati Uniti la scorsa estate ma purtroppo non ancora nelle sale italiane, per quel pavido conformismo politically correct post 7 ottobre, che a mio avviso è in realtà un piegarsi alla scomposta protesta dei “democratici” pacifisti, come se boicottare tutto ciò che ha anche un vago collegamento con Israele servisse a far cessare le ostilità o in qualche modo alla causa palestinese.

Ho visto Golda ed è stato un pugno nello stomaco. Forte.

Mi aspettavo che fosse un tradizionale biopic, cioè quel genere di film che si basa su una ricostruzione della vita di un personaggio famoso o realmente esistito. Ma Golda tutto è meno che un biopic: intanto perché prende in considerazione soltanto pochissimi mesi della sua lunga e tormentata vita, quelli più decisivi, forse, legati alla Guerra del Kippur del 1973 e poi perché tutto il film si muove su registri diversi che poco o nulla hanno a che fare con una narrazione classica, comoda e codificata.

Golda Meir (1898-1978) Nelle altre immagini: alcune scene del film

Nattiv prende per mano lo spettatore e lo conduce su montagne russe visive, da osservazioni panoramiche e distaccate, dall’alto di un drone o forse per meglio dire da visuali astratte e simboliche, distanti dal dramma umano della protagonista che si sta consumando, fino a primissimi piani quasi ossessivi, di occhi, di dita, ma soprattutto di oggetti, che così prendono vita e lasciano spazio a piani sovrapposti di interpretazioni personali. E poi fumo, tanto, tanto fumo. Non solo quello delle sigarette – noto vizio di Golda – ma anche quello di una guerra combattuta per continuare a esistere, che era impossibile perdere. Ieri, come oggi, come sempre.

Certo, Golda è un personaggio legato a Israele, Golda è Israele.

Golda filmMa sarebbe superficiale definire questo film come il racconto di un evento dell’infinita guerra mediorientale. Golda è una storia universale e molto femminile, sul dramma di scegliere tra la vita con tutti i suoi pericoli e la morte, di pochi per salvare tutti o di molti per salvarne pochi; una storia complessa sugli errori che si possono commettere quando si è soli a decidere, sulla responsabilità, sui delicati eppure così prevedibili giochi della politica.

Su tutto trionfa una Hellen Mirren strepitosa

Avevamo già parlato di lei qui su Riflessi, sottolineando i suoi straordinari e imprevedibili legami con Golda Meir. Al di là del trucco e degli abiti di scena (che giustamente hanno meritato una Nomination agli Oscar), la Mirren non perde un colpo: nella postura, nei movimenti sapientemente dosati, negli sguardi, nelle espressioni, nelle battute fulminanti, spesso ironiche e autoironiche, che dispensa con apparente distacco, senza compiacimenti di maniera. Un vero cameo è il suo incontro con Henry Kissinger, che già da solo è da applausi.Hellen Mirren Golda

Tutto questo al momento è nascosto al pubblico italiano.

Ed è un peccato. Forse, dico forse, invece di lamentarci del clima pesante e preoccupante che ci circonda, potremmo tutti (cito una frase del film) “non nasconderci sotto un tavolo” ma fare qualcosa: anche solo chiedere a gran voce che questo capolavoro arrivi, come merita, sugli schermi.

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