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Ecco il segreto dell’esercito israeliano

Un testimone di eccezione ci parla di ciò che rende forte Tzahal: lo spirito di sacrificio e di solidarietà attorno ai giovani soldati

Fin dalla preistoria l’uomo collabora con i suoi simili quando si tratta di trovare risposte ai bisogni primari: ricerca del cibo, un tetto sotto cui ripararsi, difendersi dai predatori o dai nemici, necessità di socialità e di riproduzione.

qui e sotto: giuramento e ultima marcia delle nuove leve paracadutiste

Più in generale i membri di una comunità, di un’associazione, di un’intera nazione si sentono uniti e collaborano fra loro solo se hanno tutti un medesimo obiettivo, un comune traguardo, consapevoli che il benessere del singolo si realizza solo necessariamente attraverso il benessere di tutti gli altri.

Tutto bene fino a quando si parla di benessere. Ma cosa succede e che fine fa il principio della solidarietà e della collaborazione quando per garantire la maggioranza, si richiede ai singoli anche la disponibilità al sacrificio o alla rinuncia? E’ solo in queste situazioni che emerge la vera ed intrinseca natura di una società, da una parte ci sono quelle altruiste e dall’altra le società egoiste e individualiste. Le prime sanno affrontare le sfide e le crisi; le seconde sono destinate prima o poi alla sicura disgregazione.

Tra questi due estremi, solidarietà e individualismo, come si colloca in generale la popolazione israeliana? Il senso del sacrificio e della rinuncia personale trovano ancora una ragione d’essere o prevale l’individualismo? Cosa percepisce l’osservatore esterno della natura morale ed etica della società israeliana?

Agli occhi di un qualsiasi turista quei ragazzi che animano le notti chiassose e festaiole di Tel Aviv, che cercano il divertimento e il disimpegno giocando sulle spiagge, non sembrano diversi dai loro coetanei che abitano nei paesi occidentali.

Solo però quando si cambia prospettiva, quando si visita il Paese non più da turista, si possono vivere esperienze fuori dall’ordinario che dimostrano che la società israeliana è diversa da tutte le altre.

Una di queste esperienze, che coinvolge i ragazzi e i loro genitori, è il servizio militare, tanto più quando si tratta di un chayal boded – un soldato senza famiglia – generalmente proveniente dall’estero, ma vi sono anche ragazzi israeliani senza famiglia o espulsi dalle famiglie haredì per la scelta di volersi arruolare.

Questi chayalim bodedim trovano strutture, accoglienza e sostegno grazie a diverse organizzazioni che danno loro un appartamento, risolvono i problemi burocratici, li inseriscono in reti familiari che offrono cibo e li invitano per shabbat. L’obiettivo è quello di non far sentire solo o isolato il ragazzo lungo tutto l’arco del servizio militare che può avere momenti di crisi o di scoramento.

In generale però questi ragazzi, proprio perché ‘soli’, hanno fortissime motivazioni e sono quindi straordinariamente forti nel superare le sfide e le difficoltà che diventano enormi quando si aspira a diventare kravì – un soldato combattente. Le difficoltà e le sfide iniziano fin dalla fase di selezione, attraverso test colloqui e prove fisiche, per poi proseguire lungo tutto il periodo dell’addestramento per circa otto mesi, con esercitazioni di tiro, marce forzate, combattimento corpo a corpo, lanci con il paracadute, orientamenti e movimenti di notte.

L’addestramento si conclude con una marcia di 50 km, portando addosso un terzo del proprio peso (25/30 kg.), che termina a Gerusalemme dove si tiene la cerimonia di consegna del berretto di combattente. E’ una festa popolare con migliaia di persone che accompagnano i soldati negli ultimi chilometri della loro marcia, con le famiglie che si riuniscono sotto l’insegna del battaglione dei loro ragazzi. Qui si scopre la vera anima dell’esercito di Israele: non ci sono soldati professionisti, è un esercito di popolo formato da benestanti e da poveri, da ebrei e da non ebrei, da religiosi e da non religiosi, da drusi, da ucraini, da francesi, da sud africani, da americani, da israelo-giapponesi, e anche da qualche italiano.

Ma cosa si festeggia? Se ci si ferma a pensare non ci sarebbe nulla da festeggiare. Con la fine dell’addestramento questi ragazzi per anni saranno destinati nelle zone più a rischio del Paese e a loro verrà richiesto una capacità operativa particolare. Non era un gioco durante l’addestramento di guerra (purtroppo un ragazzo del battaglione di mio figlio è stato mortalmente colpito) e non lo sarà tanto più per tutto il periodo della ferma e per il periodo dei richiami.

Eppure noi festeggiamo. Perché un uomo individualista, un egoista che pensa solo al suo destino è destinato a scomparire, mentre noi aspiriamo all’eternità. Solo grazie a questi ragazzi Israele rimarrà per l’eternità.

4 risposte

  1. Un articolo bellissimo che ci fa capire quanto è grande il popolo d’Israele e quanto sono forti ed attaccati al paese tutti i giovani Israeliani. Bravo e grazie a Giacomo Kahn

  2. Capisco,ma non condivido quanto letto.non esiste solo una solidarietà che abbia necessità di diventare militare per essere solidale.
    Proprio in questi ultimi mesi abbiamo visto migliaia di persone solidali tra loro scendere in piazza senza armi ma con la sola arma nelle loro mani della ricerca di una solidarieta’ altra fatta non
    di.marce militari con cariche da 30.kili sulle spalle, ma con grandi pesi sulle loro spalle come il rispetto per la giustizia e la democrazia per tutti ,il rifiuto di una violenza gratuita che cercava di dissiuderli da essere lì tutti insieme alla ricerca di uno stato di tutti non di.uno stato per pochi.di uno stato che nato democratico non vuol morire fascistizzato di uno stato fatto di persone coraggiose che difendono i concetti in cui ganzo creduto,quelli di Ben
    Gurion che voleva una costituzione ,un uomo che voleva riabilitare Spinoza e non è riuscito ad ottenere quello che che era il.prjncipio fondante do un paese come Israele.un paese nato dalle tragedie incredibili ma vere della seconda guerra mondiale,dai pogrom ,dalle persecuzioni atavjche,un paese dove gli scrittori,i fisici .gli intellettuali sono diventati contadini,operai hanno dormito spesso dovevera possibile per avere un luogo dove il loro ingegno,.la loro jntelligenza e la loro creatività trovassero libero sfogo dopo secoli di oppressione
    Mi sono venuti j brividi mi sono commossa quando qualche giorno fa ho lascoltato,su Bene Binah,la richiesta disperata di aiuto di Giordan di castro agli ebrei della Diaspora.
    Non è con l esercito che si trova l eternita’
    Con l esercito si trovano esi difendono i poteri acquisiti ,es e un problema mondiale..
    ISRAELE E UN PAESE CURCONDATO DA NEMICI,MA LA STRADA DA SEGUIRE NON E QUELLA DELLE ARMI ATOMICHE CHE PORTANO SOLO ALLA DISTRUZIONE DI TANTI E LA ZAlVEZZA di POCHI. Le armi sono altre., più difficili ma uniche per parlare di eternita del uomo.

  3. Grazie Giacomo per questa bella descrizione dei nostri ragazzi. Cara Marina, una cosa non esclude l’altra. Quello che sta succedendo in questi giorni in Israele e’ esattamente il riflesso di questa solidarieta’, di questa responsabilita’ che i nostri figli in Israele ricevono dai primi giorni dell’infanzia. L’amore per la casa, per la terra, l’abnegazione e il senso del dare e del darsi. Per questo mi e’ tanto difficile capire il perche’ di questa terribile divisione che si e’ creata tra noi. Per questo mi e’ difficile capire dopo anni di alacre lavoro comune per fondare lo Stato d’Israele ci siano persone che non riescono a capire il valore della democrazia.

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