ex-ghetto a Roma

Dire ghetto rafforza il pregiudizio

Dopo l’intervento di Roger Hannuna, anche Umberto Pavoncello prende posizione sulla questione del nome da dare alla “Piazza”

Dire che il ghetto non esiste più non equivale a dire che il ghetto non è mai esistito.

Ghetto di roma cartina
L’antica area del ghetto, evidenziata in giallo, nella pianta di Roma di Antonio Tempesta (1593)

L’assunto da cui si parte perciò è sbagliato. Nessuna volontà di cancellare la storia. Anzi. Da molto tempo ormai non è più un quartiere esclusivamente ebraico, la popolazione ebraica residente è una minoranza, chiamarlo ancora ghetto è assurdo e diseducativo.

Essere nati e vivere in un posto ti dà l’opportunità di un punto di vista concreto e reale, gli scambi quotidiani con chi afferisce al quartiere dove sorgeva il ghetto, siano essi ebrei o non ebrei, hanno sollecitato questa mia riflessione e questi miei sentimenti autentici, non si tratta di un vezzo salottiero da divano politicamente corretto.

It’s not my cup of tea, come si dice nel ghetto di Londra.

Razzia 16 ottobre Questa esigenza nasce invece dal vedere i visitatori meravigliati quando apprendono che il 16 ottobre 1943 il ghetto non esisteva già più, che neppure era stato istituito un ghetto come quello di Varsavia o di Cracovia.

Bisognerebbe leggere lo stupore e l’indignazione quando racconti come funzionava effettivamente un ghetto. Da tempo, da quando ho imparato la parola, ho scelto di mettere in pratica la Maieutica, secondo Socrate l’arte di far emergere la verità attraverso il dialogo, l’ascolto empatico e le domande.  In questo modo, quando si affronta l’argomento ho modo di raccontare che cos’era  effettivamente il ghetto, le regole suntuarie, le discriminazioni che escludevano gli ebrei dalla vita della città, le umiliazioni, le corse degli ebrei a Carnevale, il calcio in culo al Capo Rabbino nella cerimonia con cui si insediava un nuovo Papa.

Il Tempio maggiore

Così ho la possibilità di spiegare che i nazisti, con le umiliazioni, le stelle gialle e i ghetti non s’erano inventati niente: tutte cose che i Papi hanno fatto agli ebrei per più di 300 anni. In conclusione la mia esperienza mi dice che sollevando la questione si ha la possibilità di spiegare e informare meglio. E comunque bisogna precisare che non c’è un tabù sulla parola ma sul suo uso che, riferito all’attualità del quartiere, è sbagliato.

Lasciare che si continui a usare la parola in modo improprio rafforza il pregiudizio che vuole gli ebrei tutti insieme e uniti che si aiutano fino a un massimo di sette volte. Ma soprattutto si fa un danno alle nuove generazioni, ai bambini che si convinceranno e penseranno che il ghetto esiste ancora e che gli ebrei ci vivono dentro.

Leggi anche: cambiamo il nome alla Piazza

Una risposta

  1. Tempesta in un bicchier d acqua. La storia non si può cambiare. Si dica: ex ghetto oppure la zona Dell antico ghetto degli ebrei. Nessuno si deve offendere per una verità secolare. Aldo Astrologo

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