Comunità ebraiche: il contributo degli iscritti che tiene unite tradizione, servizi e solidarietà
Fa discutere la proposta della lista che governa la Comunità di Roma di sganciare l’accesso ai servizi comunitari dall’effettiva contribuzione al loro sostentamento

Da secoli, le Comunità ebraiche della diaspora rappresentano il fulcro della vita religiosa, sociale e culturale degli ebrei. Un’organizzazione autonoma che, nel corso del tempo, ha saputo garantire servizi fondamentali — dalla scuola all’assistenza religiosa — grazie soprattutto al contributo diretto dei propri membri, conformemente alla legge ed alla tradizione ebraiche.
In Italia, le Comunità ebraiche operano oggi secondo uno Statuto che stabilisce regole precise: l’iscrizione è condizione per accedere ai servizi e alle istituzioni comunitarie, e ogni iscritto è chiamato a versare un contributo annuale, proporzionale alle proprie possibilità economiche. Il principio è semplice ma essenziale: sostenere insieme il bene comune.
Le regole previste dallo Statuto valgono per la Comunità ebraica di Roma come per tutte le Comunità ebraiche italiane. Le entrate su cui si fonda il bilancio della Comunità derivano dai contributi degli iscritti, ai quali si aggiungono i proventi dei servizi a pagamento, i redditi patrimoniali, provenienti da donazioni e lasciti, la quota parte dei fondi dell’8 per mille, i fondi dello Stato a favore delle scuole e quanto la Comunità riceve da fondazioni italiane e internazionali. Queste risorse finanziano un’ampia gamma di attività: le scuole ebraiche, i movimenti giovanili, i servizi religiosi — come il culto e la kasherut —, la sicurezza, le iniziative culturali e la pubblicazione del giornale Shalom.

Lo Statuto è chiaro anche sul rispetto degli obblighi contributivi: l’accesso ai diritti comunitari, come il voto o la possibilità di essere eletti, è subordinato alla regolarità dei pagamenti. Chi è in arretrato di oltre due anni viene sospeso. In pratica, ogni richiesta di servizio da parte di un iscritto comporta la verifica della sua posizione contributiva.

Ma ora, una proposta avanzata dalla lista Dor va Dor, attualmente al governo della Comunità di Roma, sta alimentando il dibattito interno. La lista Dor va Dor ha annunciato l’intenzione di abolire la verifica della regolarità contributiva in alcuni ambiti specifici, tra cui la celebrazione dei bar e bat mitzvà, e la partecipazione alle elezioni comunitarie.
Chi non ha mai versato un euro alla Comunità – anche per anni – dovrebbe avere libero accesso agli stessi diritti e servizi di chi ha sempre pagato regolarmente. Un’idea che svilisce non solo il valore del contributo, ma il senso stesso di Comunità.

Una mossa che, secondo molti, rischia di compromettere uno dei pilastri su cui si regge la vita comunitaria: il principio solidaristico. Permettere a chi non contribuisce da anni di usufruire degli stessi servizi di chi ha sempre sostenuto economicamente la Comunità potrebbe disincentivare ulteriormente i pagamenti. E il timore è che questo metta a repentaglio sia l’unità interna, sia la capacità della Comunità di continuare a garantire i propri servizi.
Un confronto, quello in atto, che chiama in causa non solo scelte amministrative, ma anche valori profondi e condivisi.
Per questo, la lista 𝗛𝗔-𝗕𝗔𝗜𝗧, alla quale appartengo, ha espresso la sua preoccupazione, che condivido in pieno, e ritiene necessario un chiarimento in una sede comunitaria pubblica.

𝗖𝗢𝗡𝗗𝗢𝗡𝗜 𝗠𝗔𝗦𝗖𝗛𝗘𝗥𝗔𝗧𝗜 𝗘 𝗦𝗟𝗢𝗚𝗔𝗡 𝗘𝗟𝗘𝗧𝗧𝗢𝗥𝗔𝗟𝗜: 𝗛𝗔 𝗕𝗔𝗜𝗧 𝗖𝗛𝗜𝗘𝗗𝗘 𝗨𝗡𝗔 𝗖𝗢𝗡𝗦𝗨𝗟𝗧𝗔 𝗣𝗥𝗜𝗠𝗔 𝗗𝗘𝗜 𝗠𝗢𝗔𝗗𝗜𝗠
In una Comunità, la fiducia si costruisce con regole chiare e rispetto reciproco, non con annunci vaghi.
Proposte poco trasparenti o percepite come scorciatoie rischiano di minare coesione e stabilità economica.
𝗛𝗔 𝗕𝗔𝗜𝗧, dopo aver visto il video diffuso e le proposte della Giunta, esprime preoccupazione e la necessità di un chiarimento pubblico.
1️⃣ 𝗖𝗿𝗶𝘁𝗲𝗿𝗶 𝗱𝗲𝗶 𝘁𝗿𝗶𝗯𝘂𝘁𝗶 – Devono basarsi su dovere verso la Comunità e proporzione alla capacità contributiva. Nella proposta attuale questi principi non vengono garantiti.
2️⃣ 𝗠𝗶𝘀𝘂𝗿𝗲 𝗮𝗻𝗻𝘂𝗻𝗰𝗶𝗮𝘁𝗲 – “Stop per due anni all’invio a ruolo” e “voto garantito” rischiano, senza spiegazioni e dati, di sembrare un condono mascherato. Così il messaggio che ricorda il peggio della nostra politica italiana, con possibili danni alla credibilità della comunità verso i contribuenti paganti.
3️⃣ 𝗥𝗶𝘀𝗽𝗲𝘁𝘁𝗼 𝗽𝗲𝗿 𝗰𝗵𝗶 𝗰𝗼𝗻𝘁𝗿𝗶𝗯𝘂𝗶𝘀𝗰𝗲 – Chi ha sempre contribuito, spesso con sacrifici, non deve sentirsi penalizzato. Anche le esenzioni per nascite e Bar/Bat mitzvà, senza criteri chiari, generano disparità.
4️⃣ 𝗦𝗼𝘀𝘁𝗲𝗻𝗶𝗯𝗶𝗹𝗶𝘁𝗮̀ 𝗲 𝘁𝗿𝗮𝘀𝗽𝗮𝗿𝗲𝗻𝘇𝗮 – La Comunità non è un’azienda, ma neppure un ente con fondi illimitati. Serve un piano finanziario serio, dati verificabili e una visione per il 2026 e oltre per evitare buchi di bilancio e dover tagliare servizi. Interventi isolati minano stabilità e fiducia.
5️⃣ 𝗡𝘂𝗼𝘃𝗼 𝗮𝘀𝘀𝗲𝘀𝘀𝗼𝗿𝗮𝘁𝗼 “𝗮𝗹 𝗥𝗶𝘁𝗼𝗿𝗻𝗼” – Deve essere approvato dal Consiglio e inserito nel quadro generale delle deleghe. Chiarezza su obiettivi, destinatari e coordinamento è indispensabile per evitare sprechi e sovrapposizioni.
𝗖𝗼𝗻𝗰𝗹𝘂𝘀𝗶𝗼𝗻𝗲 – Finita la fase elettorale, è il momento di trasparenza, concretezza e responsabilità.
𝗖𝗵𝗶𝗲𝗱𝗶𝗮𝗺𝗼 𝗹𝗮 𝗰𝗼𝗻𝘃𝗼𝗰𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗱𝗶 𝘂𝗻𝗮 𝗖𝗼𝗻𝘀𝘂𝗹𝘁𝗮 𝗽𝗿𝗶𝗺𝗮 𝗱𝗲𝗶 𝗠𝗼𝗮𝗱𝗶𝗺 𝗽𝗲𝗿 𝗱𝗶𝘀𝗰𝘂𝘁𝗲𝗿𝗲 𝗻𝗲𝗹 𝗺𝗲𝗿𝗶𝘁𝗼 𝗹𝗲 𝗽𝗿𝗼𝗽𝗼𝘀𝘁𝗲 𝗲 𝗴𝗮𝗿𝗮𝗻𝘁𝗶𝗿𝗲 𝘀𝗰𝗲𝗹𝘁𝗲 𝗰𝗼𝗻𝗱𝗶𝘃𝗶𝘀𝗲 𝗲 𝘀𝗼𝘀𝘁𝗲𝗻𝗶𝗯𝗶𝗹𝗶
Una risposta
Condivido 100% le premesse, le proteste, le proposte. In particolare: garantire il voto comunque a prescindere dalla regolarità dei contributi versati. Mi sembra un’odiosa speculazione. Tutto, solo per garantirsi elettorato? Ma dove siamo? In Italia?