Cerca
Close this search box.

Combatto contro il pessimismo

Manuela Dviri ci racconta uno spaccato del paese che si prepara a entrare nel decimo mese di guerra

Manuela, tra pochi giorni Israele entrerà nel decimo mese di guerra. Le immagini che giungono dal paese mostrano una società stanca e divisa. È così?

Manuela Dviri

Da tempo viviamo settimane e mesi difficili. Le manifestazioni di protesta si susseguono, ma senza risultati eclatanti fino a ieri, lunedì primo luglio, perché si è registrata una novità.

Quale?

C’è stata una manifestazione organizzata da Maoz Inon, che potremmo definire un imprenditore della pace, in quanto da anni impegnato nel salvaguardare i rapporti tra ebrei e palestinesi in Israele attraverso il turismo. Lo scorso 7 ottobre i suoi genitori, come altri suoi amici, sono stati trucidati da Hamas nel loro kibbutz vicino a Gaza. Dopo aver attraversato settimane di dolore e di rabbia, Maoz ha deciso che si sarebbe impegnato di nuovo per la pace e ha ricominciato a lavorarci. Lunedì sera ha organizzato un incontro tra tutte le associazioni che in Israele operano per la pace, perché di pace in Israele non si è più parlato da quando Netanyahu è al potere. Oltre 50 associazioni si sono riunite in un palazzetto dello sport, ed eravamo oltre 6000 persone. Abbiamo assistito a discorsi di pace, sono intervenuti cantanti israeliani e palestinesi, scrittori e scrittrici, intellettuali e attivisti. Hanno parlato i familiari dei caduti, i familiari degli ostaggi, gli sfollati del nord e del Sud. Alla fine si è deciso di disegnare un’agenda pubblica alternativa a questa guerra infinita dell’attuale governo. Perché una parte consistente del paese aspira a una vita normale e pacifica. E l’unico modo per raggiungerla è la sicurezza, ma una sicurezza per entrambi i popoli. La manifestazione si è conclusa citando le parole del premier conservatore Begin, il quale ricordava che la pace è inevitabile. È stata una serata di speranza, in cui invece che propositi di vendetta si sono sentiti discorsi di pace. E sono stati pronunciati in una sala strapiena.

Maoz Inon

E nel resto del paese qual è il clima che si respira?

Per mia scelta personale e per star bene   mi avvicino il meno possibile ai “bibisti”, ossia quelli che ancora credono alle promesse di Netanyahu. C’è poi un’altra parte della popolazione israeliana che ritiene che il governo non si possa cambiare con una guerra in corso. (mio marito per esempio) io invece appartengo a quella parte della nazione che da mesi ogni sabato sera protesta contro il governo cercando una via di uscita. Ieri è stato bellissimo ascoltare il famoso filosofo e storico Yuval Noah Harari, che ragionava sulla pace e sulla guerra. Il mio sforzo e il mio lavoro alla fine mi aiutano a non deprimermi, molti israeliani ormai vivono nella costante depressione, nel post trauma: Israele ha oltre 200.000 sfollati, e ogni giorno piange i soldati uccisi, oltre ai morti civili assassinati da Hamas, e agli ostaggi ancora nelle loro mani. È un momento difficile, molto. D’altra parte, Israele è anche un paese dove se la sera si fa un giro a piazza Dizengoff, si vedono giovani che tentano di avere una vita normale, di vivere, di riprendersi. Da quello che mi dicono così avviene anche in Ucraina.

i genitori di Maoz Inon, uccisi il 7 ottobre

Tuttavia, è forte il rischio anche di una guerra con il Libano.

Sì, se ne parla costantemente. C’è un grande timore che si possa aprire questo altro fronte. Tutti noi sappiamo che sarebbe una guerra molto più dura di quella che si sta combattendo a Gaza. Entrambe le parti, Israele e il Libano, non desiderano questo conflitto, e non lo desidera l’esercito israeliano. Purtroppo occorre dire che a Netanyahu farebbe invece comodo, perché finché c’è una guerra lui ritiene di restare in sella e di evitare una commissione d’inchiesta per l’attacco del 7 ottobre. Tutto il paese è in uno stato di grande sofferenza; naturalmente quelli che soffrono di più sono coloro che vivevano al confine con Gaza o al Nord.

Tel Aviv, 1 luglio: ad ascoltare Harari

Si hanno notizie degli ostaggi ancora in mano ad Hamas?

A mio avviso Netanyahu non se ne cura affatto, ormai anche le famiglie dei rapiti lo hanno capito. E le famiglie ormai sono diventate molto fragili, perché resistere alla tensione di avere un figlio o una figlia nelle mani di Hamas da mesi è terribile. A oltre 10 mesi dalla guerra il timore di molti è che alcune delle ragazze rapite possano tornare con i figli di Hamas. E di nuovo il responsabile di questo disastro è Netanyahu. È a mio avviso paragonabile a un angelo della distruzione, perché nel suo cammino è riuscito a fare del male a tutti, mentire a tutti, compresi i nostri migliori alleati, e nonostante questo dimostra di avere una capacità satanica di resistere.

Si parla delle possibili soluzioni politiche nel paese?

in Israele non cessano le proteste contro il governo per riportare a casa gli ostaggi

Di certo il dibattito è sempre attivo, i sondaggi vengono sfornati di continuo. Netanyahu è in calo, ma come ho detto, con lui non si può mai sapere fino all’ultimo momento. Io non seguo i sondaggi per non alimentare in me false speranze e aspetto le elezioni, almeno quelle.  Di sicuro il paese ha bisogno di un’altra coalizione e non semplicemente di un cambio del capo del governo. Dietro Netanyahu infatti c’è un gruppo di ministri provenienti dal Likud, che hanno dimostrato di essere dei veri nani politici, scelti da Netanyahu per fare la figura del gigante. Lasciamo perdere poi i vari Smotrich e Ben Gvir…

Leggi gli altri articoli sulla guerra tra Israele e Hamas

Acquista il libro “Donne del mondo ebraico italiano”

Ascolta i podcast di Riflessi

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Condividi:

L'ultimo numero di Riflessi

In primo piano

Iscriviti alla newsletter

Riflessi Menorah