Il Movimento sociale italiano come esempio di resilienza democratica?

Lo storico Davide Conti interviene a proposito delle recenti dichiarazioni del Presidente del Senato sulle origini del MSI

Davide, il 26 dicembre il Presidente del Senato, La Russa, ha ricordato e “celebrato” le origini del Movimento sociale italiano, nato appunto il 26 dicembre del 1946, ricordando che le sue radici nel passato sono da leggere come una prova di resilienza, e rivendicando che il MSI fu cofondatore della Repubblica. Innanzitutto, quali sono le origini del MSI?

Davide Conti è storico

Sono le origini storiche e politiche degli uomini che uscirono direttamente dalla Repubblica sociale italiana di Salò, ossia dalla Repubblica filonazista che, alla fine della Seconda guerra mondiale, affiancò il Terzo Reich che occupava il nostro paese. Questa è la radice diretta da cui nasce il Movimento sociale italiano, il cui gruppo dirigente, nel 1946, è formato per lo più da latitanti, ricercati dalla neonata Repubblica italiana perché collaborazionisti e responsabili in molti casi di crimini di guerra, quelli compiuti dall’otto settembre 1943 all’aprile del 1945.

A cosa ti riferisci?

Gli episodi sono tanti e tutti documentati. Mi riferisco, ad esempio, ai crimini compiuti dalla X Mas, o dalla Guardia repubblicana nazionale, che torturavano e fucilavano per rappresaglia i partigiani e la popolazione civile accusata di proteggerli. In quei terribili mesi la Repubblica di Salò ha commesso una serie innumerevoli di crimini contro la popolazione civile: fucilazioni, impiccagioni, punizioni collettive. Non va poi dimenticata la caccia agli ebrei che portò alla loro deportazione verso i lager.

È corretto dire che per mezzo del Msi fu consentito anche a chi si riconosceva in un movimento legato al passato di collaborare alla costruzione della democrazia e della Repubblica?

No, non è corretto. Il Movimento sociale italiano non solo non ha mai partecipato ai lavori dell’Assemblea costituente, che ha scritto la Costituzione repubblicana, né in generale al processo di costruzione della Repubblica, ma soprattutto ha sempre disconosciuto la Repubblica, in quanto essa è nata dalla Resistenza contro il nazifascismo. Del resto, occorre ricordare che, durante la campagna elettorale per le prime elezioni libere in Italia dopo la guerra, quelle del 1948, il MSI aveva come slogan una frase oscena, ma che descrive bene quella ostilità: “il 25 Aprile è nata una put…na, l’hanno chiamata repubblica italiana”. In questo slogan sta l’identità di quel partito e il suo rapporto con la nostra Repubblica.

A chi parla oggi La Russa?

Non credo affatto che l’intervento di La Russa sia stato casuale. Dobbiamo ricordare che nel 2026 celebreremo e festeggeremo gli ottant’anni della Repubblica italiana. Il movimento sociale italiano è stato sempre ostile, come detto, alla nostra Repubblica e certo non è tra i partiti fondatori. Oggi il partito che ha sempre dichiarato di avere le proprie radici nel movimento sociale italiano, ossia Fratelli d’Italia, ha dunque bisogno di costruirsi una propria legittimazione storica. A differenza di tutti i partiti che dal 1948 in avanti hanno avuto una parte nella costruzione della Repubblica, è che hanno trovato la propria ragion d’essere nella resistenza antifascista, il Movimento sociale italiano ha sempre rifiutato questa radice, e oggi Fratelli d’Italia si trova nella stessa situazione. Dunque il tentativo di La Russa è quello di inserire nel Pantheon della Repubblica l’estrema destra, che oggi è al governo, e che non si è mai riconosciuta nei valori della Repubblica. La Russa parla all’opinione pubblica italiana, all’elettorato politico che il suo partito cerca di mobilitare con alcune parole d’ordine. In definitiva, tenta un’operazione di ricollocamento dell’estrema destra nell’alveo della legittimità democratica repubblicana.

Tra pochi giorni si commemorerà il Giorno della memoria. Fratelli d’Italia ha più volte condannato decisamente le leggi razziali del fascismo. Che effetto può avere questo oblio sul fascismo che va dal 1922 al 1938 con la conservazione della memoria della Shoà?

settembre 2017: l’on. La Russa in Parlamento

Un dato deve esse chiaro: non è possibile separare le leggi razziali dall’intera storia del fascismo. La persecuzione contro gli ebrei è il frutto naturale del regime fascista. La persecuzione antiebraica è il momento culminante, infatti, di un regime che fin dal 1922 ha progressivamente eliminato le libertà fondamentali, ha messo fuorilegge i partiti, ha ridotto i diritti degli italiani ed è infine arrivato alla persecuzione degli italiani ebrei.

Successivamente al 1938, la parabola della dittatura arrivò a essere complice della Shoah. Perciò noi non possiamo comprendere la Shoah italiana se non partendo dagli inizi, che non vanno posti nel 1938, ma nel 1922 . Dunque non esiste un fascismo prima e dopo il 1938, esiste un unico fascismo, che non può essere diviso in fasi diverse, scegliendo di condannarne alcune, ma tacendo sulle altre o peggio considerando il fascismo prima del 1938 tutto sommato compatibile con un quadro democratico. Il fascismo è incompatibile con la democrazia.

Nei giorni scorsi alcuni appartenenti a Gioventù Nazionale sono stati aggrediti, probabilmente da elementi della sinistra radicale. Oggi c’è un rischio di tornare agli scontri sociali degli anni ’70?

un post di Ignazio La Russa

Io credo che l’uso della violenza politica, tragicamente conosciuto dalla storia repubblicana negli anni ’70 e ’80, ossia l’uso della forza all’interno dello spazio politico, sia un fenomeno destinato a rimanere in quel passato. Oggi cioè non vedo il rischio che ritorni un clima come quello, anche se certo esistono delle frange estreme che tentano di dare una rappresentazione pubblica della forza. L’episodio cui ti riferisci è da considerare una aggressione con cui una frangia radicale di sinistra ha cercato di darsi visibilità e pubblicità sfruttando la ricorrenza celebrata da un’altra frange radicale, quella della destra neofascista, ogni 7 gennaio . In altre parole, ci troviamo di fronte ad una ala radicale di sinistra che, utilizzando l’attenzione mediatica per la celebrazione per l’anniversario dei fatti di Acca Larenzia [il 7 gennaio 1978 due giovani esponenti del MSI furono assassinati davanti la sede del partito, in via Acca Larenzia, da estremisti di sinistra, n.d.r.], ha cercato di farsi a sua volta pubblicità. Questa d’altra parte è un segno dei tempi: anche quei gruppi che rappresentano una minoranza insignificante nell’opinione pubblica italiana tentano un’operazione mediatica per farsi della pubblicità.

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