Gaza: la battaglia per la correttezza dell’informazione
Adelina Bartolomei, già presidente dell’Associazione per l’amicizia ebraico-cristiana, interviene su un tema oggi cruciale: come viene curata l’informazione del conflitto a Gaza?


È chiaro, e doloroso, che una folla affamata e assetata non ascolterà nessun invito alla prudenza, soprattutto se viene dal ‘nemico ‘, ma il vecchio e sempre utile ‘cui prodest? ‘ potrebbe soccorrerci. Se Hamas pensasse di avere ancora delle frecce al proprio arco, si comporterebbe in modo responsabile, favorendo una distribuzione ordinata degli aiuti (anche se non più gestita dall’UNRWA che riservava ad Hamas una parte cospicua dei beni) , restituendo i poveri ostaggi, i vivi e i morti, e smettendo di inviare missili su Israele. Ma Hamas sa di non avere futuro, almeno in quanto Hamas, salvo travestimenti, e crea tutto il caos possibile, incurante come ha fatto fin dall’inizio della vita dei cittadini. Cosi, nonostante sia tutto in rovina, sembra esistano e siano in attività un ‘Ministero della salute’, un’Agenzia di stampa ufficiale dell’Autorità nazionale palestinese, ‘VAFA’ (che in arabo significa ‘fedeltà’), che quindi potrebbe riferire quanto accade in Cisgiordania, ma forse non proprio a Gaza, visto che gli abitanti della Striscia, hanno preferito Hamas a Abu Mazen; e poi non meglio precisate ‘ fonti ospedaliere’, che vengono prese dalle succitate redazioni dei nostri quotidiani come la ‘bocca della Verità’! Quanto viene dichiarato dal ‘nemico’ è invece di per sé ‘fake’ e ci si fa sopra anche lo sberleffo, come la vignetta in cui Netanyahu precisa che ‘miravamo al bambinello’… Ecco ripescata nell’inconscio, e servita, l’accusa di deicidio, un evergreen sempre disponibile.

Una delle ultime vicende, in cui stiamo tentando di separare il grano dal loglio, riguarda la Chiesetta di Gaza. È un gran brutto vedere, quello di un luogo di culto aggredito. Assistiamo continuamente, in varie parti del mondo a questi gesti che anche chi non crede denuncia come contrari a quel patto di convivenza civile che è legge nella maggior parte dei paesi democratici. In Africa, tempo fa, un attacco terroristico ha seminato terrore e morte tra cristiani intenti alla preghiera; e anche nel Sud Sudan e in Siria, ultimamente. Ma qui… mi inchino davanti alle vittime, mi dispiace per il campanile, ma stento a credere che l’IDF abbia piazzato un carro armato con un cannone nella posizione migliore per sparare sulla chiesetta… Se così fosse, potendo, chiederei di sottoporre a TSO [trattamento sanitario obbligatorio, n.d.r.] i capi militari e i membri del governo di Israele! Ma i titoli sono questi: sparato da un carro armato, chiesa distrutta… Poche ore dopo nella chiesa veniva celebrata una Messa e tutto il mondo poteva vedere che all’interno, almeno, non era danneggiata.
Poi un’altra notizia-bomba ci fa sapere che il card. Pizzaballa avrebbe portato molti aiuti ma… (eh…, ti pareva che non si sarebbe chiamato in causa ‘cattivik’) “Israele ha bloccato il transito”. La domenica sera Pizzaballa ha rilasciato una dichiarazione, spiegando che il ritardo è dovuto alla necessità di organizzare con cura la distribuzione, per evitare che succedano le scene caotiche che vediamo quotidianamente, e a cui si devono poi tante vittime, e quindi che non c’è nessun impedimento da parte di Israele.

Oramai è una gara a chi le spara più grosse, avendo anche l’ardire di nominare la parola ‘pace’ che può essere figlia solo della verità e della giustizia. Senza fare sconti a chi, sia pure nella cornice di una guerra/guerriglia, travalichi quei confini che l’umanità si è sempre sforzata di tracciare, oltre i quali non c’è la bestialità ( gli animali sono innocenti), ma la ripugnante corruzione dell’identità umana, mi sembra però molto grave la superficialità e il partito preso di chi avrebbe la responsabilità di fornire ai lettori una materia prima, onestamente presentata, su cui possano costruire la loro opinione.
Dunque, no, non evochiamo nell’immaginario collettivo vicende che nulla hanno a che vedere con la complessità della tragica situazione che sta coinvolgendo da un lato Hamas, come organizzazione terroristica che governa la Striscia di Gaza ( non tutti i territori ‘palestinesi’), e lo Stato di Israele.
Leggi anche l’articolo di Maia Ludovica Chiambretto
Leggi l’articolo di Ylenia Goss
6 risposte
L’informazione, in quanto espressione di un’osservazione, mette in chi osserva il “chi e’ “ dell’osservatore (cfr. Trattato della Pittura di Leonardo da Vinci e sua trascrizione apografa in Codice Lauri, di Francesco Melzi). Se Leonardo fu un Genio e se gli unici “osservatori” accreditati sono ONU ( & Co. ) i cui 3/4 dei membri (6 giorni fa) ha dichiarato di intendere riconoscere Palestina come Stato, con l’attuale governo … o si corre ai ripari o Leonardo era un cretino. Intanto LIBERATE GLI OSTAGGI SUBITO!
Profondo dolore per i morti e le atrocità che si verificano a Gaza, ma dagli articoli letti sul vostro sito ho la piena conferma della manipolazione informativa di cui siamo “vittime” .
Un oltraggio al nostro diritto di sapere che non ci permette nemmeno di piangere con sincerità su questa tragedia.
Sgomento per il crescente antisemitismo, una consapevole strategia bellica studiata a tavolino, in cui il mondo sta precipitando.
Purtroppo la guerra dell’informazione non la sta vincendo Israele. Quasi è colpevolmente trascurata.
Completely biased pro israele,please I DON’T WISH TO RECEIVE ANY OF YOUR ARTICLES.PALESTININIAN ARE DYING AND IT IS A MASSACRE ISRAEL IS DOING.
https://avvenire-ita.newsmemory.com/?publink=0e3c8a970_134fadb
Credo che un articolo interessante dovrebbe essere scritto come frutto di una consultazione fra un giornalista israeliano e uno palestinese, perché la verità deriva dallo scontro di opinioni contrastanti e non dà origine né a vittimismo da un lato, né ad aggressione dall’altro. Questo articolo mi pare uno specchio pieno di polvere del triste mondo della guerra in atto.