Cinquant’anni

La rivista Ha Keillah, storico giornale “d’area” dell’ebraismo progressista di Torino, festeggia domenica i suoi (primi) cinquant’anni

Hakeillà è la storica testata degli ebrei di Torino

Domenica a Torino è prevista una grande festa per celebrare i primi cinquant’anni di vita del giornale Ha Keillah.

Il bimestrale ebraico torinese, organo del Gruppo di Studi Ebraici, è nato infatti il 1° maggio 1975 principalmente con lo scopo di dare voce a una minoranza nell’ambito della Comunità Ebraica di Torino. Chi avrebbe potuto immaginare che un giornale creato in una situazione così contingente, senza avere alle spalle una Comunità o un’istituzione, ideato, scritto, corretto e impaginato esclusivamente da volontari, sarebbe durato più di cinquant’anni? Probabilmente nessuno, neppure i suoi fondatori. Qual è il segreto di questa lunga durata?

lo skyline di Torino

Non è facile produrre puntualmente cinque numeri all’anno (uno ogni due mesi esclusa l’estate) in un contesto in cui nessuno è vincolato a fare nulla se non quello che ha voglia di fare o si è impegnato a fare mesi prima. Tuttavia il volontariato presenta anche vantaggi perché permette una maggiore elasticità e facilita la partecipazione di un numero maggiore di persone; e così Ha Keillah ha avuto collaboratori prestigiosi, per esempio Umberto Terracini, Primo Levi, Aldo Zargani e molti altri.

Un altro punto di forza a mio parere è stata la varietà dei temi trattati, che rispecchiava l’eterogeneità dei fondatori di Ha Keillah, provenienti da diverse esperienze: la Federazione Giovanile Ebraica d’Italia, il sionismo di sinistra, la politica. Fin dai primi numeri si parlava dunque di Comunità ma anche di Israele, ebrei nel mondo, storia e memoria, antisemitismo, Shoah, politica italiana e internazionale, Tanakh, halakhah, eventi, libri, film e molto altro.

Aldo Zargani (1933-2020)

Mi sembra importante sottolineare un elemento significativo che forse oggi a qualcuno potrebbe apparire insolito per un giornale laico e dichiaratamente di sinistra: la presenza abbastanza costante di interventi di rabbini – Rabbini Capo di Torino come Rav Alberto Somekh o Rav Ariel Di Porto, e anche di altre città, per esempio Rav Riccardo e Rav Gianfranco Di Segni. Interventi talvolta spontanei, talvolta sollecitati, comunque importanti nel plasmare l’identità del giornale.

La dimensione comunitaria non ha mai perduto la sua rilevanza, e il giornale non è mai caduto (almeno, fino ad oggi) nella tentazione della torre d’avorio: erano trascorsi appena sei anni dalla nascita di Ha Keillah (sei su cinquanta sono davvero pochi) quando il Gruppo di Studi Ebraici, certamente anche per merito del suo bimestrale, ha ottenuto la maggioranza nel Consiglio della Comunità Ebraica di Torino e l’ha mantenuta ininterrottamente dal 1981 fino al 2007, quando l’ha persa a causa di spaccature all’interno del Gruppo stesso. Ancora nel 2015 e nel 2023 hanno ottenuto la maggioranza liste appoggiate ufficialmente da Ha Keillah, e credo che questa sponsorizzazione abbia avuto il suo peso. La gestione di una Comunità richiede impegno e fatica, sottrae energie, genera polemiche anche aspre. Però significa anche stare con i piedi per terra, toccare con mano cos’è la vita ebraica, avere la possibilità di dialogare con persone spesso molto diverse tra loro.

Umberto Terracini (1895-1983), ebreo piemontese, fu partigiano e presidente dell’Assemblea costituente, eletto nel PCI

Vale la pena di ricordare che Ha Keillah ha sempre cercato di far sentire la propria voce anche fuori da Torino, discutendo per esempio sulle Intese con lo Stato o sullo Statuto dell’Ucei. E per molti anni non sono mancati redattori o ex redattori di Ha Keillah nel Consiglio dell’Unione.

Anche nel parlare di Israele Ha Keillah ha prevalentemente cercato di proporre un punto di vista interno, dando voce il più possibile a collaboratori israeliani – per lo più ma non esclusivamente di origine italiana – e informando i lettori sulla realtà israeliana nelle sue diverse sfaccettature.

Questo è stato Ha Keillah nei suoi primi cinquant’anni. Il suo futuro è ancora da scrivere.

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