Siamo ancora al deicidio?

La Repubblica di venerdì 18 luglio ha pubblicato una vignetta di Elle Kappa che commenta i recenti avvenimenti di Gaza alla luce del vecchi tema della responsabilità giudaica nella morte di Gesù. Ecco il commento di Maria Ludovica Chiambretto, già presidente della Amicizia-Ebraico-Cristiana di Torino

 «Uno dei più forti pregiudizi antiebraici – in ambito cristiano, ma non solo – consiste nel ritenere gli ebrei, in quanto tali, di ogni epoca e luogo, responsabili della morte di Gesù sulla croce.

“Ecco homo”, Antonio Ciseri (1870 circa)

La colpa della morte di Gesù venne inizialmente attribuita agli ebrei a lui contemporanei. Nell’acuirsi della polemica antiebraica del cristianesimo in espansione e poi religione mondiale, la colpevolezza della crocifissione di Gesù venne estesa indistintamente a tutti gli ebrei e, in relazione all’affermazione della divinità di Gesù, la sua uccisione venne letta come “deicidio”, omicidio di Dio. La condizione degli ebrei nella diaspora venne interpretata come castigo divino, il cui primo segno sarebbe stata la distruzione di Gerusalemme a opera dei romani. Questa visione della colpa di Israele ha fatto decretare ai cristiani la fine di Israele come popolo di Dio e attribuire alla Chiesa la qualifica di “Nuovo e vero Israele”.

La riflessione avviata in seguito alla Shoah, sulla necessità di riconoscere e impugnare criticamente l’antigiudaismo cristiano, ha comportato l’esplicita denuncia della totale infondatezza dell’accusa di una perenne responsabilità ebraica per la crocifissione di Gesù»[1].

Jules Isaac (1877-1963, ebreo, storico, ha avuto la famiglia sterminata ad Auschwitz

Come è noto e come bene ha evidenziato il professor Garrone nel suo articolo, nel corso della storia i peggiori pogrom e persecuzioni, perpetuati da parte dei cristiani nei confronti degli ebrei sono avvenuti proprio a causa di tale pesante e assurda accusa. Val la pena ricordare che, circa ottanta anni fa, nell’estate del 1947, dal 30 luglio al 5 agosto, a Seelisberg, in Svizzera, dopo l’orrore della Shoah, si incontrarono un centinaio di delegati provenienti da 19 paesi, personalità del mondo della cultura e rappresentanti di Chiese. Nelle intenzioni dei promotori, fra cui è doveroso ricordare lo storico Jules Isaac (1877-1963), la Conferenza (Conférence d’urgence contre l’antisémitisme) doveva costituire un cambiamento radicale di atteggiamento delle Chiese cristiane rispetto all’insegnamento tradizionale sull’ebraismo e sugli ebrei, caratterizzato dal «disprezzo».

Si trattava di mettere i cristiani di tutte le confessioni di fronte alle proprie responsabilità e di chiedere loro un’inversione di rotta/ cambiamento deciso (in ebraico teshuvah) nell’insegnamento e nella catechesi. Per la prima volta a livello di una Conferenza internazionale, che si teneva in Europa, la questione ebraica veniva considerata nella prospettiva giusta: non sono gli ebrei a essere un problema, ma è l’odio contro di loro che va denunciato e combattuto. La terza Commissione, composta esclusivamente da cristiani (cinque per la precisione), esaminò le 18 preposizioni preparate da Jules Isaac per respingere lʼantisemitismo. Il risultato fu la Dichiarazione conosciuta come i 10 punti di Seelisberg. Il documento inizia con un appello indirizzato alle chiese, in particolare il punto 7) della Dichiarazione inizia con la seguente proposizione: “Evitare di presentare la Passione in modo tale che quanto vi è di odioso per la condanna a morte di Gesù ricada su tutti gli ebrei o soltanto su di loro”.

l’accusa agli ebrei di omicidio rituale ha una storia millenaria

Tale Dichiarazione pose una pietra miliare nelle relazioni e nell’atteggiamento delle chiese con l’ebraismo e rappresentò un punto di partenza da cui le successive dichiarazioni presero l’avvio. Nella Conferenza ci fu anche il debutto dell’Associazione internazionale delle Amicizie ebraico-cristiane, che assunsero come base i 10 punti.

Nonostante i successivi documenti delle Chiese cristiane abbiano preso posizione su questo tema (la più celebre della quali è  la dichiarazione Nostra Aetate del Concilio Vaticano II, il cui quarto articolo presenta la relazione tra la Chiesa cattolica ed il popolo ebraico all’interno di un nuovo quadro teologico), tocca constatare come vengano riproposte, se non vere e proprie accuse di deicidio, posizioni che attribuiscono agli ebrei la responsabilità della morte in croce di Gesù, anche da parte di persone di cultura e informazione estranee al mondo precipuamente cristiano.

l’inaugurazione del Concilio Vaticano II, in cui la Chiesa ha avviato un percorso di riflessione e di recupero del dialogo con l’ebraismo

Nel crescente clima di antisemitismo in Europa e nel mondo, dove si registrano sempre più numerosi e allarmanti crimini e atti intimidatori contro cittadini ebrei (uno fra i tanti l’incendio a Grenoble della casa del rabbino Y. Lahiani il 5 luglio scorso ), tanti, troppi sono i reati contro cittadini e cittadine ebree, come denunciato dal Centro di documentazione ebraico di Milano CDEC, è dovere non solo soprattutto nei confronti degli ebrei, ma anche per preservare un clima di tolleranza e convivenza civile fra di noi porre molta attenzione a non esasperare i toni e a non prestare il fianco a comportamenti inaccettabili. Tanto più nella complessa e drammatica situazione mediorientale, per uscire dalla quale non servono certo semplificazioni e manicheismi, propagande e pregiudizi di ogni genere e tipo.

[1] Daniele Garrone, «Deicidio», ne L’ebreo inventato. Luoghi comuni, pregiudizi e stereotipi. Giuntina, 2021.

Leggi l’articolo di Ylenia Goss

Leggi l’articolo di rav Gianfranco Di Segni

Leggi l’articolo di Marco Morselli

I  10 punti di Seelisberg

  1. Ricordare che è lo stesso Dio vivente che parla a tutti noi nell’Antico come nel Nuovo Testamento.
  2. Ricordare che Gesù è nato da una madre ebrea, della stirpe di Davide e del popolo d’Israele, e che il suo amore ed il suo perdono abbracciano il suo popolo ed il mondo intero.
  3. Ricordare che i primi discepoli, gli apostoli, ed i primi martiri, erano ebrei.
  4. Ricordare che il precetto fondamentale del cristianesimo quello dell’amore di Dio e del prossimo, promulgato già nell’Antico Testamento e confermato da Gesù, obbliga cristiani ed ebrei in ogni relazione umana senza eccezione alcuna.
  5. Evitare di sminuire l’ebraismo biblico nell’intento di esaltare il cristianesimo.
  6. Evitare di usare il termine “giudei” nel senso esclusivo di “nemici di Gesù” o la locuzione “nemici di Gesù” per designare il popolo ebraico nel suo insieme.
  7. Evitare di presentare la passione in modo che l’odiosità per la morte inflitta a Gesù ricada su tutti gli ebrei o solo sugli ebrei. In effetti non sono tutti gli ebrei che chiesero la morte di Gesù. Né sono solo gli ebrei che ne sono responsabili, perché la croce, che ci salva tutti, rivela che Cristo è morto a causa dei peccati di tutti noi. Ricordare a tutti i genitori e educatori cristiani la grave responsibilità in cui essi incorrono nel presentare il vangelo e sopratutto il racconto della passione in un modo semplicista. In effetti, essi rischiano in questo modo di ispirare, lo vogliano o no, avversione nella coscienza o nel subcosciente dei loro bambini o uditori. Psicologicamente parlando, negli animi semplici, mossi da un ardente amore e da una viva compassione per il Salvatore crocifisso, l’orrore che si prova in modo così naturale verso i persecutori di Gesù, si cambierà facilmente in odio generalizzato per gli ebrei di tutti i tempi, compresi quelli di oggi.
  8. Evitare di riferire le maledizioni della Scrittura ed il grido della folla eccitata: “che il suo sangue ricada su noi e sui nostri figli”, senza ricordare che quel grido non potrebbe prevalere sulla preghiera infinitamente più potente di Gesù: “Padre, perdona loro, perché non sanno quello che fanno.”
  9. Evitare di dare credito all’empia opinione che il popolo ebraico è riprovato, maledetto, riservato a un destino di sofferenza.
  10. Evitare di parlare degli ebrei come se essi non fossero stati i primi ad appartenere alla chiesa.

 

 

3 risposte

  1. Grazie abbiamo bisogno di ritornare a riflettere su questi punti fondamentali sembrano essere stati cancellati con un colpo di spugna a seguito della situazione mediorientale. Quello che più dispiace è che proprio in ambito cattolico ci sia questo rigurgito antisemita che sembra aver dimenticato un secolo di storia

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