La mia presidenza: Una scelta di cuore, al servizio degli ebrei italiani
Livia Ottolenghi è la candidata a presidente dell’Ucei della lista Ha Bait
Manca poco meno di un mese alle elezioni per il rinnovo del Consiglio UCEI. Ogni volta che vedo il mio nome in cima alla lista n.1 HaBait provo un misto di emozione e timore.

Emozione per l’onore della candidatura, timore per la responsabilità che comporta. Candidarsi significa mettersi al servizio di un sistema vivo e complesso: l’ebraismo italiano nelle sue tante forme e nelle sue tante voci.
Oggi l’Unione è un ente solido, con professionisti competenti e settori di attività molto diversi tra loro: dalla gestione delle risorse finanziarie alle scuole e ai programmi educativi, dalla comunicazione alle relazioni istituzionali in Italia e all’estero. È una realtà che rappresenta comunità grandi, medie e piccole, ognuna con la propria storia e le proprie esigenze. Un insieme variegato, a tratti complicato, ma ricco di potenziale.
Il nostro Paese ci pone davanti a sfide che conosciamo bene: il bisogno di mantenere viva un’identità ebraica forte, la necessità di dare continuità alle nostre realtà, le differenze di opinione da gestire, i pregiudizi ancora presenti, ma anche le amicizie costruite nel tempo e le collaborazioni che hanno dato frutti importanti. Ci sono comunità che crescono e altre che attraversano momenti difficili, ma tutte condividono la stessa volontà di esistere, imparare, reinventarsi. E in questo contesto il motto “l’unione fa la forza” non è una frase fatta, ma un bisogno concreto.
Gli ultimi mesi ci hanno ricordato con forza quanto sia importante restare compatti. Le parole d’odio che leggiamo sempre più spesso, e che pensavamo appartenessero a un passato lontano, ci colpiscono e ci preoccupano. Per questo l’unità dell’ebraismo italiano non è solo una risorsa: è una necessità.
Molto, però, è stato fatto. La gestione attenta dell’Unione, i contributi destinati alle comunità, il lavoro educativo rivolto ai giovani, le collaborazioni con le associazioni giovanili e con le istituzioni. La Fondazione GIA ha consentito di investire nella trasmissione della nostra cultura; i rapporti con la Hevrat Yehudei Italia in Israele sono cresciuti; abbiamo sostenuto progetti nati da singoli consiglieri indipendentemente dalle liste di appartenenza. E poi c’è il continuo lavoro con i nostri rabbini, il dialogo interreligioso, l’accordo con la FIEP, che hanno segnato un nuovo modo di dialogare e collaborare. Tutto questo racconta un metodo che vogliamo portare avanti: lavorare insieme, nel rispetto dei ruoli e delle differenze.
Non sappiamo cosa ci aspetta nei prossimi mesi o nei prossimi anni. Viviamo in un contesto veloce, imprevedibile, dove tutto può cambiare rapidamente. Quello che ho imparato, però, è che si sbaglia meno quando si condivide, quando si ascolta, quando non si cede alla fretta. Il nostro primo compito sarà rafforzare le comunità: capire di cosa hanno davvero bisogno, sostenere i loro progetti, costruire iniziative che vadano oltre i confini locali e abbiano un respiro nazionale e internazionale.

Vorrei anche ringraziare Noemi Di Segni per il suo impegno e il suo lavoro. Non è semplice raccogliere un testimone così importante, e lo faremo insieme, con il supporto di chi ha guidato l’Unione con dedizione in anni complessi.
Il nostro obiettivo è chiaro: lavorare per i giovani, rafforzare la comunicazione, mantenere saldi i rapporti istituzionali, favorire la collaborazione tra le Comunità, valorizzare le competenze e le idee di ciascuno. Vogliamo un’UCEI sempre più aperta, inclusiva, utile a tutte le comunità, capace di essere un punto di riferimento autorevole.
Le sfide non mancano, ma non manca nemmeno la volontà di affrontarle. E lo faremo con responsabilità e spirito di collaborazione, insieme, per i giovani, che rappresentano non solo il futuro ma il presente dell’ebraismo italiano.
Leggi tutto il numero: Riflessi novembre 2025