deserto siccita

I crimini ambientali più gravi hanno una definizione legale: ecocidio. Verso il riconoscimento di nuovo reato internazionale?

 Ecocidio: termine divisivo ma necessario

Divisivo perché evoca eventi tragici del passato recente in Occidente e non solo, ma necessario perché viene proposto in un momento storico di serio pericolo per la sopravvivenza del pianeta terra, del suo ecosistema e le specie che lo abitano, inclusa quella umana.

Stop Ecocidio Il termine ecocidio potrebbe sembrare eccessivo. Torna subito alla mente il genocidio, che definisce in particolare lo sterminio della popolazione ebraica europea. Ma il suffisso -cidio è parte anche di parole come eccidio e omicidio. Così, per indicare gravi crimini ai danni dell’ambiente, l’utilizzo del termine in questione può sembrare appropriato. L’ecocidio dovrebbe infatti diventare parte dello Statuto di Roma come quinto crimine contro l’umanità con questa definizione, stilata nel giugno 2021 dalla Stop Ecocide Foundation (SEF): “Ecocidio significa l’insieme di atti illeciti o arbitrari commessi con la consapevolezza che ci sia una considerevole

probabilità di gravi o diffusi o durevoli danni all’ambiente causati da quegli atti” (traduzione non ufficiale). Si andrebbe quindi ad aggiungere agli altri quattro crimini sui quali la Corte Penale Internazionale (CPI) ha competenza in base all’Articolo 5 dello Statuto di Roma: crimine di genocidio, crimini contro l’umanità, di guerra e di aggressione.

Armi chimiche ecocidio
La parola ecocidio è stata usata per la prima volta per l’uso delle armi chimiche Agent Orange

A riprova dell’utilità di questo termine vi è anche l’urgenza di proteggere i gruppi indigeni. La stessa esistenza di questi gruppi viene messa a repentaglio a seguito dei numerosi disastri ambientali che colpiscono le zone dove vivono da centinaia e migliaia di anni. Si estinguono lentamente e, nella migliore delle ipotesi, sono costretti a migrare verso aree più sicure, perdendo così gran parte delle proprie radici culturali, inevitabilmente legate agli ecosistemi circostanti. Non solo per la gravità dei danni ambientali che il crimine di Ecocidio andrebbe a colpire, ma anche per il rischio di estinzione di gruppi indigeni, il termine sembrerebbe più che accurato, benché possa sollevare aspre critiche di esperti di legge, quali ad esempio Kai Ambos, giudice e giurista tedesco, responsabile della cattedra di legge penale, procedura penale, procedura penale, legge comparata e legge penale internazionale all’Università di Göttingen.

Ecocidio: la forza di questa definizione sta però nella sua universalità ed ampia applicabilità

Universale perché permette la procedibilità internazionale di gravi crimini ambientali; applicabile ovunque perché, entrando a far parte dello Statuto di Roma, diventerebbe automaticamente attuabile nelle giurisdizioni di tutti gli stati membri della Corte. Per quanto riguardo le nazioni non firmatarie, tra cui figurano attori importanti del panorama internazionale come Stati Uniti, Russia, Cina ed India, potrebbero valere diversi ragionamenti. Tra questi si può annoverare la giurisdizione universale, la quale permette la procedibilità di gravi violazioni, ad esempio ambientali e dei diritti umani, in stati diversi da quelli dove è avvenuto il crimine stesso. Tale tipologia di giurisdizione è infatti già presente in forme diverse in stati quali gli USA, i Paesi Bassi ed il Regno Unito. Per essere più chiari, un casus belli (Kiobel) è quello di una multinazionale olandese (Shell) che, responsabile di gravi crimini ambientali e dei diritti umani in un paese terzo (Nigeria), viene chiamata in giudizio nei Paesi Bassi da coloro che hanno subito gli effetti della devastazione causata dai suoi impianti petroliferi.

L’introduzione del crimine di ecocidio all’interno delle legislazioni nazionali renderebbe la procedibilità di questi crimini più veloce ed efficace

Meglio ancora se a renderla vincolante fosse un sistema regionale con poteri sovranazionali coattivi come l’Unione Europea. Fortunatamente il Parlamento Europeo si è già espresso a sostegno dell’introduzione del crimine di ecocidio nello Statuto di Roma, sostegno ribadito anche dai parlamenti nazionali di importanti stati europei come Belgio, Francia, Finlandia e Svezia, mentre ci sono movimenti più o meno attivi anche in Spagna, Germania e Paesi Bassi. Lo stesso si può dire anche in altre aeree del mondo flagellate da problematiche legate all’ambiente di notevole rilievo, come l’America Latina. Il Cile è tra i più vivi sostenitori della campagna. Ecuador e Bolivia annoverano i diritti della natura nelle proprie legislazioni, la Colombia nella propria costituzione.

Polly Higgins
Polly Higgins (1968 – 2019)

In molti dei sopracitati paesi europei i partiti verdi hanno riscosso consenso da molti anni, in molti casi ottenendo rappresentanze parlamentari e facendosi promotori di iniziative progressiste a difesa degli equilibri ambientali nei propri territori. L’Italia, agli inizi del sostegno alla campagna sulla criminalizzazione dell’ecocidio, ha un’occasione storica per fare rete e schierarsi a supporto di associazioni impegnate nella lotta al cambiamento climatico. Ai più attenti non sfuggirà che di campagne di sensibilizzazione sull’ambiente ce ne sono state molte, e molti appelli sono spesso caduti nel vuoto. Questa volta però, qualcosa di diverso c’è. Sulle orme della pioniera di questa avveniristica concezione legale, la compianta avvocatessa britannica Polly Higgins, un gruppo di esperti di legge internazionale ha stilato una definizione di ecocidio che ha ricevuto un supporto senza precedenti, non solo da numerosi attori pubblici, ma, per la prima volta, anche da enti privati di spicco, come la International Corporate Governance Network.

La grande industria si è schierata a favore, tanto che Ralph Chami, al Fondo Monetario Internazionale per più di 23 anni e co-fondatore di Rebalance Earth, è intervenuto sull’argomento alla COP26, durante il dibattito “Ecocide law & financing the future” organizzato dalla SEF in data 4 novembre 2021. Oltre all’appoggio degli stati, quello del mondo delle multinazionali e della finanza potrebbe risultare decisivo. Ad esempio, allo stato attuale, la giurisdizione della CPI ha effetto soltanto su stati ed individui (persone fisiche), ma non nei confronti di enti (persone giuridiche). La necessità di una legge internazionale che criminalizzi l’Ecocidio, attualmente individuata nel campo penale dalla Fondazione, è ulteriormente confermata dagli ultimi dati forniti di Interpol e UNEP, l’agenzia sull’ambiente delle Nazioni Unite: il crimine ambientale è il quarto più diffuso al mondo dopo traffico di droga, traffico di esseri umani e contraffazione.

Il momento è maturo, i cambiamenti climatici in atto, e a ritmi molto rapidi

la pretroliera Exxon Valdez nel 1989 fu protagonista di uno dei maggiori disastri ambientali in mare

La legge sull’ecocidio è un game changer, un potente strumento di moral suasion, più preventivo che punitivo, che miri prima a cambiare l’atteggiamento della società tutta nei confronti dell’ambiente e poi, eventualmente, a punire azioni sconsiderate ai danni dello stesso. Come ricordato dalla portavoce della SEF Jojo Mehta, la definizione risponde ad “un bisogno reale ed urgente del mondo”, ossia quello di fornire una legge che possa essere seriamente considerata dai governi e dalla CPI. La proposta di emendamento dello Statuto di Roma dovrebbe essere votata da una maggioranza semplice, e, una volta discusse eventuali modifiche al testo, approvata dai due terzi degli Stati Membri dell’Assemblea, 82 su 123. Una volta approvata la proposta, gli Stati ratificano, la giurisdizione della Corte si estende al crimine stesso, e la Procura può così perseguire i reati di ecocidio.

Restano dilemmi strettamente legalistici legati alla definizione su cui il gruppo di esperti in questione ha lavorato per quasi dieci anni, a partire dal lavoro di Polly Higgins. Termini come “illegali” e “deliberati” legati alle condotte incriminate hanno bisogno di ulteriori chiarimenti, ma questo, come altre questioni tecniche, saranno oggetto del lavoro dei membri della Fondazione, degli accademici, studiosi, attivisti e cittadini che parteciperanno in tutti gli stati del mondo alla divulgazione della campagna, affinché la pressione aumenti sugli stati ed il crimine di ecocidio non rimanga un concetto simbolico.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Condividi:

L'ultimo numero di Riflessi

In primo piano

Iscriviti alla newsletter