Abraham B. Yehoshua, il più solare degli scrittori israeliani

E’ scomparso A.B. Yehoshua, uno dei più grandi narratori israeliani. Victor Magiar ricorda l’uomo, lo scrittore, l’amico

Con Amos Oz e David Grossman, Abraham B. Yehoshua ha fatto parte della famosa Trinità (definizione non mia ma dello scrittore israeliano Alon Altaras), il terzetto che ha avuto il merito di far conoscere al pubblico occidentale la brillante e prolifica letteratura israeliana, ed anche il merito di aver dato voce alla società civile israeliana impegnata nell’arduo compito di cercare un sentiero verso la pace, spiegando le ragioni di israeliani e palestinesi.

Yeoshua Magiar 1994
Abraham B. Yehoshua e Victor Magiar al Pitigliani nel 1994

È così che li abbiamo conosciuti, non solo attraverso i loro testi ma anche direttamente negli incontri pubblici e privati organizzati dalla società civile italiana e da diverse associazioni ebraiche (il Pitigliani, il Gruppo Martin Buber ecc.). La prima volta che l’ho incontrato è stata subito bufera: presso l’Istituto Pitigliani di Roma discutemmo sul ruolo della Diaspora, zavorra da superare per lui, patrimonio formidabile per me. È così che è nato uno sporadico dialogo gentile, fatto di ascolto e ironia, di curiosità e disincanto, come quando alcuni anni dopo provai a spiegargli la mia teoria su Sabra e Tamàr.

Gli israeliani, ironizzavo, amano definire sé stessi sabra, ovvero fichi d’india, per descrivere così il loro carattere e la loro condizione, quella di un frutto internamente dolcissimo ma esternamente spinoso, respingente, per proteggersi e per resistere in una realtà ostile; sostenevo quindi che la definizione giusta per gli ebrei diasporici fosse tamàr, dattero, frutto dolcissimo, accessibile, ma con un cuore, un nucleo, indistruttibile, irriducibile. Ne rise bonariamente e poi mi chiese, con una punta d’ironia, se avesse potuto mai usarla: non lo fece mai, ma qualche anno dopo partorì un vero capolavoro, “Viaggio alla fine del millennio”, un affresco generoso, colorato e profumato della diaspora mediterranea sefardita, contrapposta a quella europea ashkenazita.

“Il Signor Mani”, con cui A. B. Yehoshua ottenne il primo grande successo internazionale

Questo era uno dei temi, una delle tensioni identitarie che ha attraversato Yehoshua: sabra da cinque generazioni per linea paterna, figlio però di una madre nata in Marocco… ho sempre pensato che almeno due dei suoi saggi, “Elogio della normalità” e poi “Ebreo, israeliano, sionista: concetti da precisare”, fossero nati dal bisogno di dare ordine alle sue anime.

Ho anche sempre pensato che questo tema, o meglio, questa sua radice mediterranea, lo distinguesse notevolmente da Oz e da Grossman. A vederli insieme faceva impressione vedere come quei tre uomini, dalle dimensioni misurate e dai modi gentili, apparissero egualmente consistenti e robusti, esprimendo però in tre modi diversi, tanto nelle conversazioni private che nei loro scritti, l’idea di una forza profonda e ragionata.

Se Grossman, con il suo standing ordinato, mi appariva lucido, intellettuale, impegnato, capace di dire con “Il vento giallo” l’indicibile della politica e poi con “Vedi alla voce: amore” l’indicibile dell’anima ebraica, Oz mi appariva il più robusto, massiccio e profondo, capace di attraversare secoli di riflessioni e di far sgorgare dal profondo il travaglio, la nascita, la rinascita dell’anima di un popolo intero, come ad esempio in “Storie di amore e di tenebra”: sentinella ostinata di una saggezza da proteggere.

David Grossman Vedi alla voce amore Yehoshua era diverso: morbido, simpatico, quasi buffo, così nei modi come nelle parole e persino nell’aspetto. Il disordine dei suoi capelli e la sua evidente bonarietà lo denunciavano come un figlio del Mediterraneo: luminoso e conviviale, paladino di un modello di convivenza, o meglio, di una speranza di convivenza, che trova le sue radici non nei principi idealistici della cultura europea, ma nell’esperienza, nella realtà, nella consuetudine e nell’ineluttabilità della convivenza, consapevole sì della fatica e delle difficoltà nell’incontro con l’altro ma anche del premio, della restituzione generosa.

Matvejevic Predrag
Lo scrittore Predrag Matvejević (1932 – 2017)

Una sera raccontai a Yehoshua di una mia conversazione con Predrag Matvejevic, di quando gli chiesi perché nel suo “Breviario Mediterraneo” avesse scordato di analizzare un tema secondo me fondamentale, quello del profumo. Predrag rispose prontamente – e lasciandomi di stucco – che un capitolo dedicato ai profumi del Mediterraneo poteva scriverlo solo un ebreo. Così mi regalò, camminando fra le strade di Zagabria, una dotta e sorprendente lezione sul rapporto fra gli ebrei e i profumi, gli odori: lo sai che quella dei profumi è un’arte tipicamente ebraica? ed io, quasi a giustificarmi, “certo, mio bisnonno in Bulgaria distillava l’essenza delle rose, ovvero la sostanza base di ogni profumo” ….

un altro grande successo di A. B. Yehoshua: “Viaggio alla fine del millennio”

Quando lo raccontai a Yehoshua gli feci notare che anche lui era fissato con i profumi: i suoi personaggi, i suoi romanzi, spiegai, erano un affresco di colori, sapori e… odori: gli feci notare che era più tamàr di quanto pensasse, e ne rise divertito e forse grato.

Così ricordo Abraham Yehoshua: una fonte di luce, di pragmatica speranza, narratore acuto e gentile della natura umana, disincantato ma mai cinico.

La descrizione dell’ineluttabilità della convivenza e del conflitto nelle vite private dei suoi personaggi così come nella società in cui agivano. Così ha spiegato la realtà di Israele a milioni di lettori, meglio di mille saggi o articoli politici; ha spiegato meglio di tutti la capacità degli israeliani di vivere la vita, giorno dopo giorno, senza farsi prigionieri della realtà o del passato, orientati solo verso il futuro. Anche per questo mi appare come il più israeliano degli scrittori israeliani.

Magiar Yeoshua 2010
Yehoshua e Magiar nel 2010

Mi ha sempre colpito, le poche volte in cui ho parlato con lui, la naturale confidenza, la familiarità, che sembrava esistere fra noi: normale che la provassi io, che avevo letto quasi tutti i suoi libri, ma lui perché doveva provare e creare quella sensazione?Ci sono persone così nel mondo, che sanno stare al mondo: senza invadenza, scambiando parole, azioni, luci e odori. Se penso a lui non posso non pensare a Predrag e alle crostate di rose fatte da mia madre: ci vorrebbe più gente così in questo nostro mondo.

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