Nasce a Milano l’associazione dell’amicizia ebraico-cristiana (AEC)
Milena Santerini protagonista di una nuova iniziativa per il dialogo interreligioso
Dalla scorsa primavera si è costituita l’Associazione dell’amicizia ebraico–cristiana (AEC) di Milano, di cui sei stata promotrice e ora presidente. Cosa ti ha spinto a promuovere questa iniziativa?

Vicepresidente della Fondazione Memoriale della Shoah di Milano
A motivare questo impegno è stata la situazione attuale che viviamo, di crisi, non solo per il dialogo ebraico cristiano, ma più in generale sul piano delle relazioni internazionali. A ciò si aggiunge la crescita dell’antisemitismo, soprattutto per quel che riguarda l’Italia. A muoverci è stata la convinzione che in momenti di crisi occorra rilanciare il dialogo, la comprensione e l’incontro, anziché cedere alla tentazione di chiuderci ciascuno nei propri mondi. Per questo si è scelto di lavorare a Milano, una città importante sotto molti aspetti, in passato protagonista di un dialogo importante che però non è mai stato formalizzato in un’Associazione. Mi sono così impegnata a raccogliere le energie e le disponibilità che in città già c’erano, ma non erano mai state organizzate.
Milano è sede di una delle principali diocesi italiane. Come mai prima di ora non si era riusciti a organizzare una AEC?
Milano, va ricordato, è la città del cardinale Martini e del rabbino Laras. Sono stata a suo tempo testimone di quella stagione, nonché promotrice del memoriale della Shoah al binario 21 della stazione Centrale. So bene, dunque, come in città siano molteplici le occasioni di riflessioni sui testi biblici. Eppure, questo dialogo costante non ha mai avuto una sede propria. Il rischio concreto è che tante iniziative, pur interessanti, finiscano per disperdersi in un’eccessiva frammentazione, vanificando gli sforzi compiuti. Per questo mi sono impegnata con un obiettivo chiaro, da perseguire con forza: favorire la comprensione e, se posso dire così, anche l’amore, reciproci.
Dopo il 2023 anche il dialogo ebraico cristiano ha subito rallentamenti evidenti. Ad oggi il conflitto a Gaza e in Medioriente prosegue senza una via d’uscita, mentre anche in Italia l’ostilità contro gli ebrei segna un forte aumento. Come può inserirsi in questo contesto l’Associazione?

Occorre sviluppare strade nuove. L’AEC di Milano nasce con un itinerario preciso: favorire la comprensione di certe dinamiche, come ad esempio quelle che hanno portato in passato a sviluppare nel mondo cristiano un sentimento antigiudaico. Per questo ci apriamo a tutti i soggetti interessati, a partire dal mondo delle parrocchie, per favorire una comprensione più profonda e autentica dei rapporti ebraico-cristiani, per promuovere la lettura della Bibbia ebraica. Tuttavia credo che questo non sia oggi più sufficiente. Dobbiamo andare oltre queste attività, pur meritevoli. Personalmente, non sono né una filologa né un’esperta esegeta dei testi, ma credo di aver sviluppato alcune esperienze che servono a trovare terreni comuni. Oggi credo che dobbiamo confrontarci con le nuove forme di antigiudaismo, che hanno radici in quelle del passato, ma acquisiscono nuove sembianze. Penso, ad esempio, al pensiero del neopaganesimo su basi irrazionali, spesso cospirazionista, che può essere letto come un attacco al monoteismo. Per comprendere e combattere questa mentalità occorre avviarci su percorsi nuovi. C’è poi il tema di Israele. Oggi è un argomento che allunga un’ombra sul dialogo. Dobbiamo affrontare la questione con una capacità di comprendere cosa Israele rappresenti per il mondo ebraico, soprattutto nella diaspora, ma al tempo stesso reclamando giustizia e diritti per tutti, israeliani e palestinesi.
L’Associazione prenderà posizione anche su vicende nazionali? Per esempio, sul ddl sull’antisemitismo in discussione ora alla Camera?

È nostra intenzione partecipare al dibattito culturale anche su questo tema. Tuttavia devo sottolineare che siamo nati solo da poche settimane. Siamo dunque troppo “giovani” per poter esprimere al nostro interno una posizione unitaria su ogni questione. Abbiamo la presenza di rappresentanti del mondo cattolico, di quello evangelico, gli ebrei ortodossi e Reform. È naturale che non saremo sempre d’accordo su ogni punto, ma qui sta la nostra forza, quella di cercare sempre il dialogo, tra noi e all’esterno.
Quali sono i primi progetti che avvierete?
Dopo la pausa estiva stiamo lavorando a due iniziative, legate a due testi diversi. Il primo appuntamento sarà dedicato a “Vecchia terra nuova” di Theodor Herzl (Castelvecchi), nella nuova traduzione curata da Roberta Ascarelli. Più in là presenteremo l’ultimo libro del vescovo Ambrogio Spreafico, “Figli dello stesso Padre. Ebrei e cristiani in dialogo” (Claudiana), con prefazione del rabbino capo di Roma.
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