ZUN ZUN ZANG – il canto yiddish di Mordechai Gebirtig a Roma
Questa sera all’Istituto Polacco di Roma in scena un nuovo spettacolo di Olek Mincer

Mordechai Gebirtig (Cracovia, 1877-1942) era una persona modesta e di umile provenienza, un vero rappresentante del popolo. La provvidenza l’aveva equipaggiato di una sensibilità unica alla sofferenza degli altri, ma anche alle semplici storie della vita, del lavoro, dell’amore, a tutta la bellezza e la bruttezza del mondo – in una parola, un vero poeta.
Come un antico trovatore combinava le parole con la melodia. Degno dei suoi biblici predecessori, non gli mancavano la forza e l’idea profetica della giustizia, come nella sua canzone forse più celebre, S’brent – Va a fuoco, scritta nell’anno del Patto di Monaco, della guerra civile spagnola, delle leggi razziste Italia, dei “ghetti di banchi” nelle università polacche, dei processi farsa in URSS. Fra l’inizio della guerra, il 1° settembre 1939, fino alla sua morte nel ghetto di Cracovia, il 4 giugno del 1942, Gebirtig ha redatto una sorta di diario cantato, a illustrazione della strada della sofferenza ebraica in Polonia, partendo dalla propria famiglia, e della sua natia, amatissima, Cracovia.

È stato dunque eseguito assai raramente, e Zun zun zang è per il pubblico la prima occasione di ascoltarlo nella sua interezza. In questo spettacolo se ne sottolinea anche il valore documentaristico, seguendo mese dopo mese, anno dopo anno, la vita dell’artista, della sua famiglia, dei suoi amici e della sua città, alternando disperazione, vergogna o dolore a insospettabili momenti di gioia, di fiducia nel futuro e nella vittoria.

mercoledì 29 gennaio 2025 – ore 20.30
Istituto Polacco di Roma
Via Vittoria Colonna 1
00193 Roma
Ingresso libero fino esaurimento posti
2 risposte
Deve essere uno spettacolo di grande interesse,visto che le persone che hanno lavorato per questo lavoro sono tutte di alta qualita’ purtroppo non lo vedro .sono a Bologna alla cineteca .
Se ci fossero delle repliche vorrei saperlo.
Marina piperno
Meraviglioso, spero che arrivi anche a Genova. E come sarebbe bello se qualcuno ricordasse e riproponesse il grande Bruno Schulz.