Ricordo di Valeria Fedeli
Una donna forte, libera, appassionata
Valeria Fedeli ci ha lasciato in questi giorni. Il mondo della politica l’ha ricordata con parole non formali, davvero intrise di dolore e tristezza. Valeria si è meritato tutto questo perché nella sua attività di dirigente sindacale, ministra dell’Istruzione, Università e Ricerca, vicepresidente del Senato, esponente del Pd, non ha mai perso il contatto con le persone. Una donna forte, libera, appassionata, che ha dedicato la propria vita alla difesa dei lavoratori, alla tutela dei diritti delle donne – è stata una delle promotrici del movimento “Se non ora quando?” – e della parità di genere, ai temi dell’istruzione pubblica. Nei titoli che la ricordano è stata definita “una combattente riformista”, “una rivoluzionaria riformista”. Valeria questo è stata, nella sua vita. Sempre, fin da giovane.

Anche l’ebraismo italiano ha ricordato in queste ore Valeria per il suo impegno e l’attenzione ai temi della Memoria e dell’antisemitismo. Da ministra era andata in visita ad Auschwitz e parlando agli studenti li aveva esortati a prendere la storia sulle proprie spalle, a farsi testimoni di chi aveva vissuto la tragedia della Shoah. E poi i progetti educativi per l’ottantesimo anniversario delle leggi razziste: “Ricordiamo – ebbe a dire a questo proposito – che il legislatore cominciò proprio dalla scuola a emanare disposizioni che avrebbero segnato per sempre la vita di tante donne e uomini”.
Nei mesi scorsi aveva aderito a Sinistra per Israele. Il 20 settembre aveva ripreso su X il commento di cardinal Pizzaballa: “Israele si percepisce come unica vittima, non ha visione lucida. Bisogna ricostruire a partire dalla società civile”. Fino all’ultimo, senza fare sconti a nessuno, aveva scelto da che parte schierarsi, nella convinzione che fosse necessario arrivare a una pace giusta e sicura in Medio Oriente.
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