Pensare l’Universale per vivere l’unità della famiglia umana
Anche quest’anno a Camaldoli il tradizionale appuntamento dell’Associazione dell’amicizia tra giovani ebrei e cristiani
Dal 3 al 5 luglio, si terrà a Camaldoli la 6a edizione dell’evento estivo dell’Amicizia Ebraico Cristiana giovani (AECG) dedicato quest’anno al tema dell’Universalismo. Come si declina l’argomento in ciascuna tradizione? Esiste una contrapposizione tra ebraismo e cristianesimo in questo senso? Sul tema interverranno sei relatori che offriranno diverse prospettive: Claudia Di Cave della Comunità ebraica di Roma, Dom. Emanuele Bordello della comunità di Camaldoli, Filippo Tedeschi dell’ufficio rabbinico di Firenze, Davide Romano dell’Istituto avventista di Firenze, Giacomo Ghedini della fondazione Bruno Kessler e Margherita Colonnello, filosofa e assessora del comune di Padova.
Questa riflessione si inserisce in un percorso più ampio, intrapreso dall’AECG durante l’ultimo anno, dedicato al rapporto tra dialogo ebraico-cristiano e dialogo interreligioso. Il senso era di non pensare al dialogo tra ebrei e cristiani come ad una bolla, sconnessa dalle altre realtà che compongono la nostra società. Il dialogo ebraico-cristiano, con tutte le sue specificità, non è in contrapposizione con altri tipi di dialogo. Anzi, i molti relatori che sono intervenuti durante l’anno negli incontri online dell’associazione hanno fatto emergere quanto un dialogo nutra l’altro e quanto gli strumenti appresi nel dialogare fra giovani ebrei e cristiani possano essere metodo per relazionarsi anche con chi appartiene ad altre fedi e con i non-credenti.
Quel primo nucleo di giovani che cinque anni fa decideva di fondare l’AECG col desiderio di guardare al futuro del dialogo ebraico-cristiano in Italia e di rispondere agli interrogativi del presente non si aspettava certamente i tempi difficili che sarebbero da lì a poco giunti e che hanno scosso tutto il mondo del dialogo, in Italia come all’estero. La riflessione sulle comuni radici, la condivisione di un patrimonio di valori umani e spirituali e l’impegno ad edificare una società più fraterna sono stati messi in crisi dalla difficoltà di trovare un linguaggio condiviso per ragionare sul presente, dal sentimento di non essere compresi e dalla sensazione che la casa costruita insieme negli anni stesse crollando. Le polarizzazioni tra i giovani e nei social hanno aumentato il senso di disagio e smarrimento.
L’evento di quest’estate cerca di rispondere a queste sfide guardando a come le due tradizioni spirituali, prima che tra di loro, siano entrate in dialogo col mondo che le circondava. Quali valori di ciascuna tradizione possono essere riconosciuti come significativi anche per le persone di altre fedi e per i non credenti? Tale domanda spinge ad evitare la tendenza all’isolazionismo religioso – al pensare ognuno per sé, separati dagli altri – e ricorda che da sempre le tradizioni religiose hanno offerto ai propri fedeli strumenti per vivere e comprendere l’unità della famiglia umana, al di là delle differenze.
Il messaggio che ancora una volta si vuole passare e che sarà ribadito a Camaldoli è la necessità di rispondere all’isolamento con l’incontro, alla divisione con la concordia, all’accusa con l’ascolto, all’indifferenza con l’empatia.
L’evento è rivolto a giovani dai 18 ai 35 anni di qualsiasi appartenenza religiosa, interessati al dialogo ebraico-cristiano. La quota di partecipazione è di 80 euro. Per ulteriori informazioni e registrarsi all’evento è possibile mandare una mail all’indirizzo aecgiovani@gmail.com