Memorie di famiglia e il dopoguerra

Torna la prossima domenica al Pitigliani il progetto che unisce tra loro le generazioni

Memorie di famiglia è un progetto nato nel 2012

Domenica 26 gennaio 2025 alle ore 10.30 presso il Centro Ebraico Italiano Il Pitigliani, in via Arco de Tolomei, 1 a Roma, si svolgerà, in occasione del Giorno della Memoria 2025, la XIV edizione del progetto Memorie di famiglia – i giovani tramandano le storie dei nonni.

L’iniziativa, avviata nel 2012, racconta la Memoria attraverso le testimonianze di famiglie provenienti dalle Comunità Ebraiche di tutta Italia e non solo. Il tema di questa edizione è Il dopoguerra, il periodo che per il mondo ebraico italiano è innanzitutto quello della ricostruzione delle Comunità dopo la guerra e la persecuzione delle vite, ma anche dopo i cinque anni fra il 1938 e il 1943, di gravi limitazioni dei diritti degli ebrei e di diffusa propaganda antisemita.

una delle tante famiglie ebraiche raccontate dal progetto

In questa opera di ricostruzione delle Comunità importante fu il ruolo dei soldati della Brigata Ebraica rimasti allo scopo in Italia. È il momento in cui gli ebrei italiani diventano sionisti. Ma questi anni dell’immediato dopoguerra sono anche quelli del passaggio in Italia delle displaced persons, i sopravvissuti ai campi in attesa di emigrare in Palestina, privi di un luogo in cui tornare. Le coste italiane sono state per molti di loro il punto di partenza verso un’emigrazione clandestina, l’Alyiah bet, che è stata vista con simpatia dagli italiani, a cui i portuali di Genova, di La Spezia, di Trieste hanno dato sostegno e concreto aiuto, ricomponendo anche se in piccola parte la frattura determinatasi nel 1938 fra gli italiani ebrei e gli altri italiani.

Le memorie degli ebrei italiani, e di quelli stranieri che attraversano il Paese o vi si stabiliscono, portano traccia di questo momento ancora confuso, fitto di difficoltà e contraddizioni, ma fondamentale sia per la ricostruzione del mondo ebraico italiano sia per quella dell’Italia tutta. La pubblicazione propone 13 testimonianze, n. 6 “L’Aliyat Bet” e n. 7 “Gli ebrei italiani nel dopoguerra”, precedute da un’introduzione storica curata dalla storica Anna Foa“.

il Pitigliani ospita l’iniziativa

Altre testimonianze esprimono la volontà di rinascita, la gioia e l’euforia della liberazione, ricordando la comunità ebraica che si ricostituiva anche attraverso momenti di condivisione e celebrazione. Altre ancora, come quella di Emma Alatri, che a soli 19 anni decise di diventare insegnante presso l’Istituto Vittorio Polacco di Roma, raccontano l’impegno dedicato a offrire ai bambini feriti dall’esperienza della guerra, un’educazione che andava oltre l’insegnamento, aiutandoli a fare i conti con un passato troppo recente per essere ignorato . Ciò che emerge dalle testimonianze raccolte in questo volume è un messaggio di pace e di speranza per la vita.

Anna Foa cura il progetto “Memorie di famiglia”

Le testimonianze raccontano un quadro variegato delle difficoltà, delle speranze e delle sfide di quegli anni. Per chi aveva perso tutto – famiglie, case, comunità intere – il dopoguerra rappresentò infatti una grandissima sfida. Molti decisero che la loro storia non poteva riprendere nei luoghi dove si era interrotta. Da qui il desiderio di ricominciare altrove che per molti significò provare a ricostruirsi una vita scegliendo di trasferirsi in Israele, sfidando le difficoltà del mandato britannico che rendeva quasi impossibile un’immigrazione regolare. Uomini e donne organizzarono l’Aliyah Bet, viaggi clandestini verso la Palestina. In questa pubblicazione, una delle testimonianze riporta la storia di Yehuda Arazi, che con i suoi collaboratori organizzò l’immigrazione di migliaia di ebrei sopravvissuti verso la Palestina. 

 

 

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