Comprendere l’attualità di Maimonide

Si presenta a Roma il commento del filosofo ebreo ai Pirkè Avot. Ne parliamo con il traduttore, David Levy

David, quanto è stato impegnativo tradurre quest’opera di Maimonide?

David Levy insegna filosofia alla John Cabot di Roma

All’inizio della Guida dei perplessi, scritta più tardi, Maimonide dice di aver scelto le parole di quell’opera “con molta accuratezza e con abbondante precisione.” Credo che questo principio valga in realtà per tutte le sue opere. È compito quindi del traduttore cercare di rispettare questa precisione, nei limiti dell’intelligibilità.

Puoi fare qualche esempio d questa “precisione”?

Nel commento alle Massime dei padri, cioè al trattato Avot della Mishnà, troviamo alcuni termini chiave, come per esempio “virtù” e “scienza” (o “conoscenza”), che sono presi volutamente dalla tradizione filosofica. È fondamentale tradurli, per quanto possibile, sempre allo stesso modo, e non cedere alla tentazione di mettere, per esempio, “pio” per “virtuoso” o “saggezza” per “scienza”. Altrimenti il lettore non è portato a chiedersi perché Maimonide abbia scelto di interpretare elementi della tradizione ebraica alla luce della filosofia, o in altre parole quale sia il rapporto nel pensiero di Maimonide fra Legge divina e ragione umana. Non dimentichiamoci che Maimonide fu una figura, sì, molto influente, ma anche molto controversa; non tutti hanno gradito la sua introduzione di filosofia nell’ebraismo. Ancora nell’Ottocento troviamo questa critica di Maimonide da parte di autori come Samuel David Luzzatto e Samson Raphael Hirsch.

Moshè b. Maimon (1138-1204)

I Pirkè Avot, “le massime dei padri”, è una lettura che tradizionalmente viene fatta tra Pesach e Shavuot. Qual è l’approccio di Maimonide al testo: esegetico, razionale, etico, filosofico?

È un approccio molteplice. La cosa straordinaria, almeno per me, del commento ad Avot, è il modo in cui Maimonide riesce a mescolare e armonizzare gli insegnamenti tradizionali ebraici con quelli filosofici, con pieno rispetto dell’autorità della Torà scritta e orale. Cito un esempio dal primo capitolo di Avot. Shimʽon il Giusto afferma che il mondo si regge su tre cose, una delle quali è la Torà. Maimonide interpreta Torà in questo passo come “scienza”. Come intendere quest’interpretazione audace, forse inedita? Credo che possiamo dire almeno questo: l’interpretazione ha una funzione retorica, ossia: lega lo studente delle scienze più solidamente alla tradizione ebraica, mentre d’altra parte rende l’ebreo tradizionalista più aperto alle scienze. Questo sforzo di armonizzazione non significa che Maimonide pensi che le due tradizioni, quella ebraica e quella filosofica, siano del tutto conciliabili; troviamo infatti delle indicazioni nel suo commento di differenze importanti fra di loro (per esempio sul valore dell’umiltà).

La Mishnà commentata da Maimonide ha uno stile molto sintetico, a tratti quasi aforistico. In un passo (cap. 2, 3), è scritto che occorre diffidare del potere politico, ma che non si può fare a meno della pubblica autorità, la quale è una difesa contro le violenze dei singoli. Mi pare un passaggio molto attuale, visto il clima di forte tensione che si respira oggi nelle nostre società contro Israele e gli ebrei. Qual è, per Maimonide, il rapporto che gli ebrei devono avere con la politica?

il libro sarà presentato a Roma il 16 settembre

In più passi di Avot e del commento di Maimonide troviamo in effetti una diffidenza verso le autorità politiche e anche un ammonimento contro la ricerca degli onori politici: la vera grandezza si ottiene tramite lo studio della Torà e la ricerca della verità anziché nell’ufficio pubblico. D’altra parte, per Maimonide Avot è esso stesso un’opera politica nel senso che rafforza l’autorità dei giudici (in quanto eredi dei Saggi) e mira alla loro istruzione etica. È pertinente anche il commento di Maimonide all’esortazione, nel quinto capitolo di Avot: “Sii forte come un leopardo”. Questo detto significa, secondo Maimonide, che bisogna essere forte “nel castigare i ribelli e cose simili”. Maimonide non trascura le necessità, a volte dure, della politica.

Per finire: perché è importante continuare a leggere oggi Maimonide?

Fra i tanti motivi mi limito a quello che è forse di interesse più generale. È stato detto (da Leo Strauss) che l’Occidente, spiritualmente, ha due radici principali, indicate dai nomi di due città: Gerusalemme e Atene. Queste città rappresentano rispettivamente fede e filosofia, rivelazione e ragione. Credo che Maimonide possa essere ancora oggi un grande mediatore per noi fra queste alternative fondamentali.

Per saperne di più

Il Libro “Commento alle Massime dei Padri” sarà presentato domani, martedì 16 settembre, alle ore 18 alla Fondazione Besso.

Prenotazione obbligatoria a: eventibethillel@gmail.com

Una risposta

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Condividi:

L'ultimo numero di Riflessi

In primo piano

Iscriviti alla newsletter