Futuro Nazionale: ritorno al passato?
Intervista a Davide Conti
Che legami vedi tra Futuro Nazionale e le nostalgie fasciste presenti nel nostro Paese? Possiamo classificare il partito di Vannacci come di matrice fascista?

Lo definirei un partito che si richiama al fascismo, ma che non ha una diretta matrice neofascista. Questa, semmai, può essere individuata alle origini di Fratelli d’Italia, un partito postfascista, dal passato missino. Invece Vannacci non viene da lì, non è la banale riproposizione in chiave moderna dello storico neofascismo italiano; è qualcosa di diverso. Innanzitutto va segnalato che il partito di Vannacci si pone come espressione di una parte della classe militare di questo Paese, è già di per sé questo è un problema. Le forze armate dovrebbero formarsi alla luce della Costituzione repubblicana; invece, questo partito evidenzia come dal loro seno siano emerse non solo la figura di Vannacci, ma anche di una serie di alti ufficiali che hanno contribuito a fondare Futuro nazionale. L’altro elemento che segnalerei è l’accoglienza che tale nuova realtà politica ha avuto nell’establishment economico e finanziario del Paese. Prima ancora dell’attenzione dei mass media – su cui pure esprimo qualche critica, perché spesso analizzano questo nuovo fenomeno senza la giusta attenzione, finendo spesso per amplificarne il consenso – mi riferisco al fatto che pochi giorni fa Vannacci è stato invitato a parlare al forum Ambrosetti di Cernobbio. È noto che in quella occasione si riunisce il gotha della finanza e dell’industria italiana, e anche questo è un segno significativo. In questo momento il generale mostra di avere appeal sia all’interno delle forze armate che all’interno della classe economica del Paese. Se questi sono i suoi punti di forza, poi è facile comprendere come il consenso dell’opinione pubblica possa diffondersi velocemente, anche per quella esposizione mediatica cui facevo cenno. Se dunque Meloni e Fratelli d’Italia, così come anche Salvini, sono populisti di destra che nascono da partiti molto strutturati, Vannacci in questo è una assoluta novità.
Come giudichi, da storico, il programma di governo finora indicato da Vannacci, in particolare la sua idea di società, dei rapporti di genere, della sua politica europea?
Il programma di Vannacci si richiama direttamente a un filone molto riconoscibile in Europa. È una linea ostile all’integrazione europea e di sostegno alla Russia. Non voglio dire con questo che sia eterodiretto, ma che sono evidenti i legami di prossimità con certi ambienti anche internazionali. La linea di politica estera di Futuro nazionale è quella trumpiana: indebolimento deciso dell’Unione europea, e disgregazione dell’integrazione. Sul piano interno, Vannacci esprime posizioni fortemente reazionarie per quel che riguarda la tutela dei diritti civili, mentre sul piano economico segue un indirizzo liberista molto spinto, che non sorprende, perché si sposa con la sua visione ideologica della società, teorizzata come gerarchica e classista. Vannacci è contro ogni minoranza, contro i più deboli della società.
La destra conosce una storia di scissioni, negli ultimi anni prima con Fiamma tricolore (Storace e Alemanno, ora tornato in pista dentro Futuro nazionale), poi con Fratelli d’Italia della stessa Meloni, rispetto ad Alleanza nazionale di Gianfranco Fini. Siamo dunque a una ripetizione del passato?

Più che cercare un legame con esperienze politiche del passato, vorrei segnalare che il consenso di Vannacci affonda direttamente in una parte della società italiana. Vannacci non è nato da una scissione. Ha fondato invece un’ulteriore espressione della destra italiana, un partito che, più che togliere consenso a quelli già esistenti, ne aggiunge, andando a pescare all’interno del grande serbatoio degli indecisi e degli astenuti. In questo senso l’Italia si candida a essere un laboratorio politico. Mentre in Germania, in Francia e in Spagna non ci sono forze politiche a destra di Afd, del Rassemblement National di Le Pen e di Vox, in Italia abbiamo con Vannacci una forza politica a destra di Fratelli d’Italia e anche della Lega salviniana. Certo, si tratta di un partito che deve ancora avere il suo battesimo elettorale, per cui dovremo verificare alla prova dei fatti se tale consenso si tradurrà in voti e in seggi; tuttavia, già oggi si vedono gli effetti del suo ingresso nell’arena politica, perché tutti i partiti della maggioranza si trovano all’improvviso a inseguire gli slogan di Vannacci, che punta a intercettare un elettorato nuovo.
Nei tuoi studi sul Movimento sociale italiano, e sui suoi legami con forze eversive fasciste negli anni Settanta, mi pare che tu evidenzi come ad un certo punto fu la Dc a porre un argine alla cresciuta del MSI, respingendo una stabile apertura alla destra radicale. Oggi ti sembra che le forze al governo possano resistere alla tentazione di abbracciare il partito di Vannacci?

La Dc, anche quando organizzò campagne elettorali di recupero dei voti a destra, lo fece pur sempre con la consapevolezza di doversi muovere nell’alveo della Costituzione democratica e repubblicana, che aveva contribuito a scrivere in prima persona. Quando, ad esempio, nel 1976 la Democrazia cristiana ottiene circa il 38% dei voti, contribuendo in modo deciso a svuotare il successo del MSI realizzato quattro anni prima, utilizza tale consenso non per sterzare a destra, ma per confrontarsi con il Partito comunista, che in quelle elezioni otterrà il 34%: nascerà così la stagione della solidarietà nazionale. Anche quando, in quella occasione, si andò a cercare il voto della destra (ricordiamo lo slogan coniato da Indro Montanelli: turarsi il naso e votare Dc), l’uso che poi se ne fece fu quello di rimanere ben saldi dentro la Costituzione. Oggi invece le cose sono cambiate, i partiti di governo sono tutti privi di quella visione strategica che segnò sempre una linea precisa per la Democrazia cristiana; e staremo a vedere se e come Giorgia Meloni riuscirà a trovare un’intesa con Vannacci.
Finora Vannacci non si è mai espresso su Israele, né sull’aumento dell’antisemitismo registrato anche in Italia. Come spieghi questo silenzio?
Per ora solo qualche personaggio di secondo piano si è lasciato andare ai suoi istinti primordiali con battute e allusioni antisemite. In effetti finora Vannacci non ha mai espresso alcun tipo di giudizio, né ha dato indicazioni sulla guerra in Medio Oriente, su Israele, sui tanti episodi di antisemitismo che ormai si registrano. Credo che il suo obiettivo sia quello di drenare il più possibile consensi a destra, pescare in quella fascia di astenuti e se possibile togliere consenso anche al partito di Giorgia Meloni. Per questo, siccome conosce ciò che anima e pulsa sotto la superficie di quella realtà, non dice nulla su Israele e sugli ebrei, perché non vuole compromettere il consenso che ottiene da quella parte dell’elettorato più antisemita.
Insomma: l’exploit che i sondaggi assegnano a Vannacci dimostra che in questo Paese le radici fasciste sono ancora verdi?
Purtroppo è così. Per questo credo che non saranno gli appelli ai fronti comuni o ai cordoni sanitari contro la destra radicale di Vannacci ad arginare tale forza politica. Al contrario, la storia ci dimostra che solo quando si è in grado di elaborare una proposta politica per il Paese che aiuti la vita concreta dei cittadini si possono battere le pulsioni più retrive. Guarda al periodo che va dal 1968 al 1978. Fu un decennio segnato, tra l’altro, dalla violenza fascista e da episodi eversivi e stragisti. Tuttavia la politica e la società italiana seppero reagire. In quegli anni furono approvati il Servizio sanitario nazionale, lo Statuto dei lavoratori, l’allargamento della scuola, la legge sull’equo canone, la nuova normativa urbanistica, la riforma dell’ordinamento penitenziario, oltre alla legislazione sul divorzio e sull’interruzione di gravidanza. Si creò così un nesso di prossimità fra popolo e democrazia che riportò il Movimento sociale italiano, nelle elezioni del 1976, su livelli molto più contenuti rispetto a quattro anni prima. Questo dimostra che l’unico modo per arginare le pulsioni più radicali del Paese è quello di sostenere la vita delle persone. Certo, quegli umori profondi rimangono sempre ma se si ha un progetto sociale e politico di trasformazione e di miglioramento della società, contro quelle pulsioni possiamo ancora una volta vaccinarci.
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