Serve una scelta responsabile a tutela dell’ebraismo italiano

Noemi Di Segni saluta i suoi 9 anni di presidenza Ucei sostenendo la lista ha Bait

Manca meno di un mese alla data delle elezioni per il rinnovo del Consiglio UCEI – si terranno il prossimo 14 dicembre – e la campagna elettorale è ormai ben avviata, con la lista HaBait guidata da…Livia Ottolenghi, e non dalla sottoscritta, come poteva anche accadere. Si poteva, ma anche no.

Noemi Di Segni 

Ho avuto modo di condividere prima di Rosh Hashanà la mia scelta personale, lungamente ponderata, di favorire il cambiamento e di passare il testimone e, spero nuovamente anche la guida, a chi assieme a me si è impegnato in questi anni per rendere l’UCEI quello che è diventata oggi.

Dopo nove anni e mezzo di presidenza e, ancora prima, quattro come assessore al bilancio al fianco di Renzo Gattegna z.l., partecipando intensamente a tre consigliature, è tempo di dedicare energie e attenzioni anche ad altri ruoli e spazi aggregativi, facendo tesoro dell’esperienza maturata e di quello che ho imparato in questi lunghi anni.

Abbiamo vissuto diverse fasi con alternanze di governi e rappresentanze istituzionali, emergenza virus, il lutto e il trauma per quanto avvenuto dopo il 7 ottobre, nell’angoscia per il futuro anche qui in Italia nel clima che offusca sicurezza e relazioni. Rispetto all’ente stesso, abbiamo vissuto un ricambio nella generazione dei dipendenti e dei consiglieri, con persone care che ci hanno lasciato. Sono stati tredici anni che segneranno una vita intera e proietteranno questa esperienza per sempre e su diverse dimensioni.

Il prossimo 30 novembre si terrà l’ultimo Consiglio, che si riunirà per le previste deliberazioni statutarie nel corso del quale avrò modo di condividere la relazione finale di missione e riservo, quindi, a quel momento la sintesi delle aree di intervento sulle quali si è duramente lavorato in questo mandato. Sintetizzare oltre nove anni sarà impossibile e lo spirito non sarà quello della rassegna enciclopedica, ma spiegare quali sono state le linee direttrici, le criticità, la visione. La complessità di una gestione che attraversa ogni ambito della vita ebraica. Cosa significhi la sigla UCEI per i correligionari, per le comunità, per le istituzioni italiane, per Israele.

Ora è importante evidenziare che le responsabilità di cui farsi carico sono importanti, anzi determinanti, e richiedono consapevolezza di quello che è il ruolo dell’ebraismo italiano e dello Stato di Israele rispetto anche all’Europa. Chi si candida e chi decide di fare parte di questo Consiglio lo fa con un senso di servizio verso l’Ente, verso l’ebraismo nel suo insieme, verso le generazioni passate e future. Non è un extra che si aggiunge per alcune ore al proprio lavoro per passione e trasporto. È un immergersi senza pause e un chiedersi continuamente cosa non ho ancora finito di fare, cosa devo ancora risolvere.

Ha Bait è stata scelta come denominazione per il gruppo che ha visto unirsi le due liste di Binah e Menorah; non a caso. Riflette una profonda esigenza di creare uno spazio comune che sia sempre accogliente, volersi incontrare. Un punto verso il quale voler tornare. Una casa che ha sempre la porta aperta, per chi proviene da ogni parte dell’Italia ebraica e chi accoglie l’invito a visitare e conoscere. La casa che continuerò a sostenere convintamente. Perché in questa, come in tutte le case, non c’è un solo modo di intendere il mondo e la vita, le esigenze e le sensibilità sono diverse e questo è un bene e un valore da difendere.

Accompagnerò il percorso elettorale per sostenere convintamente Livia come candidata presidente e far affermare la lista Ha Bait, per fare progredire e salvaguardare l’ente UCEI e la sua missione come l’abbiamo intesa in questi anni. Un ente che è gestito con massima trasparenza, condivisione, rispetto del lavoro di chi è volontario e chi fa parte della struttura, con procedure e organizzazione maturate in questi anni sulla base delle migliori prassi gestionali di enti del terzo settore e vocati alla rappresentanza a livello nazionale e internazionale. Un ente che ha sviluppato e coltivato relazioni istituzionali con le massime cariche ed esponenti, con decoro e rispetto, difendendo e sostenendo Israele e le esigenze delle nostre Comunità.

Allora questa in questa campagna è evidente che ci sono le note e gli slogan che lavorano sulla dimensione emozionale e quelle che mirano alla fiducia in saperi e conoscenze.

Osservo, leggo, ascolto quello che viene annunciato dai diversi gruppi per il prossimo quadriennio, cosa difendere, cosa recuperare o promuovere. Conoscendo così bene gli uffici, le persone, la complessità finanziaria, legale, politica, religiosa di tutte le delibere che si assumono in Giunta e in Consiglio, alcune affermazioni vuote o mancanti di ogni senso di orientamento mi lasciano davvero interdetta e preoccupata per chi si propone a guidare questo Ente, altre le raccolgo come stimolo per un futuro confronto.

Il programma che la lista HaBait ha varato, concettualizzando un insieme immenso di ambiti sui quali si intende intervenire, innovare e rinforzare. Denota competenza, conoscenza maturata, onestà nel comprendere l’impatto di un agire istituzionale e, ci tengo a dire, quel senso di consapevolezza di quanto sia cruciale il momento che viviamo. Sono profondamente grata a Livia Ottolenghi per aver accolto l’invito e la sfida a guidare la nostra lista, candidandosi come Presidente. Grata a ciascun componente della lista, formata di consiglieri uscenti e nuovi partecipanti che si sono appassionati e uniti alla nostra casa-causa. Ciascuno di loro porta esperienza professionale, amore per l’ebraismo e Israele, vissuto comunitario ed energie da mettere al servizio dell’ente UCEI. Sconosciuta, ma che negli anni abbiamo reso nota e apprezzata. Quindi da difendere e fare crescere proprio grazie alle persone che ci hanno lavorato duramente e che continueranno a farlo.

Leggi tutto il numero: Riflessi novembre 2025

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