Ricordo di Gilberto Salmoni
Una vita per la democrazia e per l’Europa
Si è spento pochi gironi fa Gilberto Salmoni (1928-2025), uno degli ultimi sopravvissuti italiani ai lager. Filippo Biolè, presidente Aned di Genova, ne traccia un ricordo. Che la sua memoria sia di benedizione.

Non è facile, a così poca distanza dal suo congedo terreno, parlare di Gilberto Salmoni, grande amico, grande figura di riferimento. Parlerò allora dell’ingente eredità, fatta di memoria e testimonianza, che egli ha lasciato a ciascuno di noi. Infatti, dopo i lunghi silenzi del dopoguerra, Gilberto ha saputo trovare la forza di raccontare, nelle scuole come nelle piazze, quella che certamente è stata la peggiore stagione (ma molto più di una stagione) della sua vita: l’arresto, la prigionia e quindi la deportazione presso il lager di Buchenwald, dove fu internato assieme al fratello, e dal quale entrambi riuscirono fortunosamente, con chissà quali e quanti sforzi, a uscire vivi. Sono certo che per Gilberto la presenza del fratello nel medesimo campo sia stata decisiva nella quotidiana lotta alla sopravvivenza a cui era sottoposto ogni internato. Lotta che perdurò ben oltre la liberazione dal lager, dal momento che l’orrore subito nel lager resta – come abbiamo appreso dalle testimonianze di coloro che ne sono sopravvissuti – trauma insuperabile e immedicabile. E certo per Gilberto ciò risulta tanto più vero considerando che ad Auschwitz perse tutto il resto della sua famiglia: padre, madre, la sorella Dora, allora incinta, a cui volle dedicare, in anni maturi, un libro testimonianza: La valigia di Dora.
A questo libro, così come alle migliaia di studenti che ha incontrato negli anni, Gilberto ha voluto affidare la sua Memoria, la sua tragedia privata e collettiva, la tragedia che durante il nazifascismo ha costretto milioni di persone come lui a deportazione e morte. In quelle pagine e a quegli studenti Gilberto ha così donato il suo bene più prezioso: la consapevolezza, pagata a carissimo prezzo, di cosa vuol dire vivere in democrazia, di quanto siano importanti libertà e stato di diritto. Nella salvaguardia di tali valori si annida la lezione somma di Gilberto, e nella sua continua, quasi ossessiva, esortazione a farci paladini nella difesa di un’Europa unita e in pace secondo quello che era stato il sogno di Ventotene. Gilberto, ultimo sopravvissuto italiano a Buchenwald, ci ha lasciato… ma la sua lezione resta, e di questa lezione preziosa anche oggi nel salutarlo vogliamo rendergli grazie.
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