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Ucei: bilancio in ordine, con qualche nube all’orizzonte

Davide Romanin Jacur, assessore al bilancio dell’UCEI, spiega a Riflessi le prospettive contabili dell’ebraismo italiano di oggi e dei prossimi anni

Davide, il consiglio Ucei dello scorso 17 dicembre ha approvato all’unanimità il bilancio preventivo 2024, da te redatto. In attesa di esaminare il bilancio consuntivo 2023, quali sono i dati che stanno emergendo per l’anno passato e quali dati sono attesi per quello appena iniziato?

Davide Romanin Jacur, assessore al bilancio UCEI

Per quanto riguarda il 2023, come hai detto i dati saranno disponibili tra qualche mese. Al momento mi sembra di poter dire che l’andamento dei conti è quello previsto. Nel corso dell’anno è sempre possibile che qualche entrata non preventivata venga accertata, ma la mia scelta da sempre è quella di essere molto cauto nel fare previsioni; infatti, in sede di Consiglio non abbiamo dovuto apportare variazioni. Per quel che riguarda il preventivo del 2024, purtroppo abbiamo dovuto contenere le previsioni di spesa basandoci su un otto per mille non generoso che rappresenta il 60% delle entrate totali del bilancio Ucei. Anche qui, mi sono attenuto a un criterio di rigore, affidandomi soltanto alle entrate certe, sperando naturalmente che nel corso dell’anno nuove risorse potranno essere acquisite.

Se dovessi indicare in estrema sintesi la destinazione delle risorse del bilancio Ucei, cosa diresti?

 

qui e sotto:alcuni momenti del consiglio Ucei del 17 dicembre

L’Unione si caratterizza per offrire sempre più servizi alle 21 comunità ebraiche italiane e ai singoli iscritti. L’aumento dell’offerta dei servizi naturalmente comporta anche un aumento dei costi, ad esempio riferiti a quelli del personale. La macchina organizzativa dell’Ucei, infatti, pur sottoposta con continuità ad analitica revisione, ha dei costi che sono legati all’aumento dei servizi offerti. Ritengo naturalmente positivo che l’Ucei svolga un ruolo proattivo e sia molto più funzionante rispetto agli anni passati, altresì che non debba e non possa diventare un carrozzone.

Tenendo conto anche dell’andamento delle entrate attese, quali sono i punti critici e quelli che invece fanno propendere per un maggiore ottimismo?

uceiIl punto critico è quello legato proprio alla quantità di lavoro, spesso oscuro, che si deve o si vuole fare. Naturalmente vorremmo essere in grado di offrire sempre maggiori attività, e farlo nel modo migliore. Tuttavia, la ristrettezza delle risorse non ci consente sempre di realizzare ciò che vorremmo. Inoltre occorre considerare che molti servizi nascono per bisogni estemporanei e non prevedibili, il che incide sulla capacità di programmare l’attività. Spesso un problema è il rapporto che si instaura fra soggetti che operano a titolo volontario e dipendenti dell’Ucei. Tra i primi metto i consiglieri, eletti ogni quattro anni, che propongono tramite le varie commissioni eventuali nuove attività od impegni; ma soprattutto i membri di Giunta e la Presidenza che spesso lavorano oltre l’immaginabile. Il personale retribuito ha il compito di svolgere l’attività ordinaria o quella programmata negli anni precedenti oltre che agevolare l’attività dei consiglieri e tradurre per quanto possibile nel modo migliore i progetti proposti. A volte si registra l’approvazione di progetti e attività, le quali hanno naturalmente un impegno e un costo, che al momento della proposta sembrano essere interessanti, ma che poi, una volta realizzati, non ottengono l’interesse e i risultati che ci si attendeva. Credo che questo sia un aspetto su cui l’Ucei possa e debba migliorare.

Qual è la situazione relativa all’andamento dell’otto per mille?

Innanzitutto vorrei ricordare che i fondi assegnati dal Ministero delle Finanze alle varie confessioni religiose, dunque anche all’Ucei, si riferiscono a quanto incassato tre anni prima, sulla dichiarazione dei contribuenti relativa all’anno precedente, quindi con un differimento tra il momento in cui il contribuente effettua la sua scelta è quello in cui la scelta si traduce in soldi assegnati all’Ucei di tre anni. Detto questo, stiamo assistendo ad una progressiva contrazione delle risorse assegnate, effetto della riduzione dei firmatari a nostro vantaggio che sono passati dal massimo assoluto di 87510 nel 2012 (2009) a 51520 nel 2021 (2018).

Come mai questa contrazione?

l’8 per mille è una risorsa preziosa per ogni comunità ebraica italiana

Anche qui è necessario fare una precisazione. Su 23.000 ebrei iscritti alle Comunità sono forse 13.000 quelli che presentano la dichiarazione dei redditi; di questi, possiamo stimare che forse 10-11.000 firmino a favore dell’Ucei. C’è quindi una platea di circa 40.000 italiani non ebrei (quattro volte tanti!) i quali firmano a nostro vantaggio. C’è poi un altro punto da considerare: solo il 43% dei contribuenti italiani esprime una preferenza relativamente all’otto per mille. Nell’attuale sistema di ripartizione, l’otto per mille del 57% “silente”, per così dire, viene ripartito in proporzione alle scelte effettuate dall’altro 43%. Al momento la Corte dei Conti ha espresso delle perplessità su questo criterio di ripartizione, che se dovessero sfociare in una diversa soluzione, porterebbe a dimezzare le nostre entrate. Confido tuttavia che l’interesse della Chiesa cattolica (che incassa l’80%) a mantenere tale criterio sia la nostra massima garanzia.

Resta il fatto che il numero dei contribuenti che firma per l’Ucei è in calo.

Credo che le oltre 50.000 firme a nostro vantaggio siano comunque un dato importante, che testimonia la considerazione che un numero non irrilevante di italiani nutre nei nostri confronti, e che è nostro compito mantenere e se possibile ampliare (tentando di andare a pescare nella platea di quanti non si esprimono). Detto questo, dobbiamo essere anche consapevoli che la scelta fatta ogni anno deriva da una serie di fattori che noi non possiamo governare. Non ultimo, ad esempio, quel che avviene in Israele.

A tuo avviso, dunque, la guerra in corso produrrà effetti negativi nella scelta dei prossimi anni dei contribuenti italiani?

Temo proprio di sì.

Nella prospettiva di una contrazione delle risorse derivanti dall’otto per mille, si offrono al bilancio dell’Ucei due soluzioni: un taglio dei servizi offerti, o un aumento di entrate provenienti da altre fonti.

La giunta UCEI (di cui fa parte anche rav Momigliano)

Effettivamente è così. Negli ultimi anni l’Ucei si è sforzata, con successo, di reperire nuove risorse. Ad esempio, partecipando a bandi europei. Si tratta di progetti per obiettivi specifici, che richiedono un impegno e uno sforzo di tipo progettuale e amministrativo non indifferente, e che comunque offrono un margine di miglioramento nel bilancio Ucei. Quello che manca, piuttosto, è il contributo degli ebrei italiani. Non mi riferisco soltanto all’otto per mille.

E a che altro?

Negli anni passati sia l’Ucei che le singole comunità registravano un numero di donazioni da parte dei propri iscritti molto maggiore rispetto ad oggi, quando tale flusso è praticamente scomparso. Inoltre si registra una maggiore difficoltà ad incassare i contributi di iscrizione alle Comunità e la quantificazione degli stessi.

Come spieghi questa minore disponibilità degli ebrei italiani a mostrarsi riconoscenti verso le singole comunità e verso l’Ucei?

l’Ucei rappresentata l’ebraismo italiano

Forse, rispetto al passato, le comunità appaiono semplici erogatori di servizi. Al contrario, negli anni passati, esse, grazie anche a figure di grande rilievo e spessore culturale e religioso, contribuivano a costruire un senso di identità e di appartenenza in cui il singolo iscritto si riconosceva; conseguentemente, era poi più propenso a manifestare la propria riconoscenza attraverso gesti concreti.

Quello del 2024 è stato il tuo sesto bilancio preventivo presentato da quando hai assunto le funzioni di assessore al bilancio. Possiamo provare a trarre un primo risultato della cura che hai applicato all’Ucei in questi anni?

Preciso che alla fine del ’17 ho sostituito come esterno l’Assessore dimissionario; solo recentemente sono entrato in Giunta anche con delega al Personale e all’Organizzazione. Posso dire, dopo sei anni, che la situazione non solo è in ordine, ma che il bilancio è sufficientemente solido per poter immaginare un futuro abbastanza sicuro. La mia “cura” è stata semplice: distaccarsi dal criterio pubblicistico e applicare criteri di disciplina e rigore in maniera costante e verificare il loro rispetto. Questa credo che sia la ricetta imprenditoriale per assicurare un bilancio di continuità per l’ebraismo italiano.

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