Alla fine, è capitato anche a me di sognare.

E’ un venerdì pomeriggio, si arriva sempre col fiatone a ridosso di Shabbat e un mezzo pubblico preso in corsa aiuta a presentarsi al Tempio se non all’inizio almeno a un tempo ancora accettabile.

Salgo, e con sorpresa scorgo un paio di posti liberi. Mi seggo proprio accanto al cordolo che, da inizio pandemia divide lo spazio destinato ai passeggeri e quello riservato all’autista. Il centro di Roma è affollato di monopattini. Invadono le corsie si sa, anche occupati da due persone, quasi sempre senza casco. Non serve ricordarlo, sono un vero pericolo per ogni automobilista. Probabilmente uno di questi all’ingresso di ponte Garibaldi taglia la strada al guidatore, che deve schivarlo, determinando il suo sacrosanto disappunto.

Arrivano le imprecazioni dell’autista.

A voce alta, tanto alta da arrivare chiare non solo a me che – nel sogno – ero davanti, ma a tutti i passeggeri. “Brutto negro di m., africani tornatevene al vostro paese” ed altre belle parole, espresse con una freddezza e non curanza delle conseguenze da mettere paura. Sento un sussulto dentro. Mi alzo di sobbalzo, rimproverandolo in modo che tutti sentano, stigmatizzo quelle frasi e sottolineo l’aggravante per chi svolge un pubblico servizio.   Minaccio che non mi sarei fermato lì, ma avrei denunciato il fatto. ATAC 9200 series tram no. 9248 on Line 8, Via Arenula, Rome

Mi è scappata” dirà, quando ha visto che facevo sul serio. Fino a qui il registro di un sogno che non offre granché di nuovo sotto al sole. Ora comincia l’incubo. Mi giro, spalle al lato guida e ho di fronte circa 35 persone. E’ utile descriverle perché sono un bell’esempio della nostra società. Iniziamo dalle due ragazze che mi erano accanto, due teens che a ripensarci si saranno impaurite col mio vocione. Poi un bel po’ di volti di origine straniera, in generale ben vestiti. Qualche profilo di impiegato di ritorno dal lavoro in giacca e cravatta, tante donne anche loro direi nel percorso che le riportava verso casa e giovani immersi a chattare. Insomma, una platea rappresentativa della nostra bella Italia.

La mia voce è forte e arriva chiara fino in fondo al mezzo.

Chiedo, quasi gridando, se nessuno avesse niente da ridire. Se quelle frasi così ingiuriose fanno impressione solo a me. Lo chiedo a tutti con gli occhi sgranati ma ricevo solo sguardi assenti. Un silenzio assordante mi assale nel vero senso della parola. Ma possibile che proprio nessuno abbia un sussulto di civile reazione? Neanche chi, in primis, si sarebbe dovuto sentire ferito da quelle turpi frasi? E quelli che erano il quadro più classico dell’impiegato statale? Avevano perduto la tradizionale anima di sinistra? E i giovani studenti, possibile che fra i loro sogni non ci fosse un mondo senza discriminazioni? Sono contornato dal disagio, tutto ad un tratto sono come indifeso. Solo una donna mi si rivolge con atteggiamento avverso chiedendomi: “e se l’autista avesse detto stronzo di m. invece che negro di m., avresti fatto lo stesso”? Rispondo con fermezza, che no! Non mi sarei inviperito altrettanto. Arriva la replica, che ancora non riesco a interpretare: “ahh, allora lo vedi!!”

La misura è colma, l’imbrunire incalza e non c’è altro tempo da dedicare ai compagni di viaggio il cui mutismo non è affatto scalfito dalle mie provocazioni; Shabbat incombente a parte, sono soffocato da quell’aria pesante e non vedo l’ora di scendere. Proseguo a piedi assalito da vorticosi pensieri sul senso di quanto si celebra questa settimana, convinto che bisogna cambiare registro.

7 risposte

  1. La testimonianza di Spagnoletto non è solo “bella”. Abbattere il muro di indifferenza è sempre la cosa più difficile. In fondo, ancora non molti anni fa in mezzo ad una “maggioranza silenziosa” che guardava indifferente a chi era colpito dalle cosiddette “leggi razziali”, solo poche voci manifestavano senza timidezza il proprio dolore per un’ingiustizia e la propria solidarietà.

  2. L’indifferenza con il negazionismo e con l’ignoranza formano la miscela esplosiva per un presente/ futuro molto buio.

  3. A Campiglia marittima è accaduto ad un bambino ebreo: insultatori, aggregati e malmenato nessuno è intervenuto. Era già accaduto nel 2938. Probabilmente la scuola è la pedagogia dal dopoguerra ad oggi non ha firmato il cittadino in cui avevamo sperato. D’altra parte la classe dirigente di oggi non da grande prova di se. Buona giornata e che D.o ce la mandi buona e senza vento come dicono i marinai a Livorno!

  4. Hai ragione, Amedeo, dobbiamo cambiare registro… Anche con le nostre solite celebrazioni del Giorno della Memoria.
    Un grande abbraccio.
    Spartaco

  5. Cambiando registro ricordiamoci anche di cosa ha fatto lo stato di Israele per nascere e cosa continua a fare
    Domenico

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