Notizie dalla CER: la Comunità di Roma e la disabilità

La consapevolezza dell’ampiezza e della gravità dei problemi che hanno i disabili ha indotto il Consiglio della Comunità Ebraica di Roma a istituire nella precedente consiliatura una commissione sulla disabilità, per studiare come la Comunità possa e debba affrontare il problema.

Purtroppo non ci sono stati risultati concreti. Nella attuale consiliatura, il Consiglio ha deciso di rinnovare la commissione. Ne fanno parte rappresentanti del Consiglio, rabbini, professionali e genitori di disabili. Cercherò ora di riassumere problemi e proposte che sono stati discussi in commissione.

Attualmente la Comunità si occupa dei disabili nelle scuole, in ottemperanza alle norme di legge; tuttavia, le difficoltà dei disabili e delle loro famiglie non si esauriscono nella assistenza a scuola. Il problema più importante che è emerso nelle riunioni della commissione è la necessità di una buona accoglienza all’interno di tutte le strutture della Comunità, in modo che i disabili possano partecipare attivamente alla vita sociale.

È ovvio che ciò richiede un forte impegno da parte di tutti: per esempio implica pensare le attività dei movimenti giovanili in modo che anche i disabili possano essere presenti e bene accetti, educare gli altri ragazzi ad avere contatti con tutti i loro compagni, inclusi i disabili, rendere accessibili i locali della Comunità destinati alle riunioni, e in particolare le sinagoghe, anche a chi ha difficoltà nel muoversi. Sarà a tale scopo necessario diffondere la cultura della accoglienza dei disabili, a partire dalla scuola, dalle sinagoghe e dai centri giovanili.

La Comunità, attraverso la Deputazione, potrebbe inoltre aiutare i disabili ad inserirsi nel mondo del lavoro, utilizzando eventualmente a questo scopo anche tirocinanti delle diverse università. Potrebbe assistere i disabili nella partecipazione ai bandi periodici per l’avviamento al lavoro loro riservati, emanati dalla Regione Lazio o dal Comune di Roma. Sarà anche utile predisporre convenzioni con gli enti pubblici preposti, in modo che le persone con disabilità possano svolgere presso le strutture della Comunità i tirocini lavorativi retribuiti che talvolta sono previsti dai bandi. In generale, le famiglie con disabili vanno aiutate ad avere informazioni su tutte le provvidenze pubbliche, non sempre di facile accesso, e ad usufruirne. Come prima cosa vanno segnalati agli interessati tutti i bandi, le leggi e i provvedimenti a favore dei disabili.

La Deputazione conosce già molte famiglie con disabili, ed è l’ente che naturalmente può svolgere meglio queste funzioni, eventualmente presentando un progetto all’Ucei per ottenere un finanziamento rivolto alla assistenza ai disabili. Inoltre, la Comunità dovrebbe essere pronta a offrire il proprio aiuto a chi è inserito in strutture private che danno la necessaria assistenza qualificata, sia a tempo pieno che per svolgere specifiche attività, affinché i disabili possano mantenere l’osservanza della nostra tradizione, per esempio la alimentazione kasher. La pandemia da COVID ha aggravato una situazione già di difficoltà e di isolamento per le famiglie con disabili.

La condizione di vita attuale è difficile per tutti e a maggior ragione per chi non sa utilizzare strumenti digitali, o semplicemente ha problemi di linguaggio, udito o vista. Nessuna istituzione ebraica ha attivato all’interno della propria offerta specifici servizi di aiuto a chi ha difficoltà nell’utilizzo delle risorse telematiche. Anche gli insegnanti di sostegno hanno difficoltà a seguire i loro ragazzi e forse avrebbero bisogno di strumenti di supporto.

La riduzione o la mancanza dei servizi sul territorio e il terrore che un disabile possa prendere il COVID contribuiscono a rendere la quotidianità ancora più complessa e difficile. Un disabile non può gestire l’isolamento, e tanto più un ricovero, senza l’aiuto di un familiare di riferimento. Il monitoraggio da parte di un’istituzione ebraica di questi bambini o ragazzi sarebbe davvero utile; sarebbe anche utile poter effettuare tamponi molecolari a domicilio per le persone con disabilità. In sintesi, le famiglie che vivono la condizione di disabilità vogliono sentirsi davvero parte di una comunità e partecipare attivamente alla vita sociale. All’interno della Comunità i tempi sono maturi per questo nuovo impegno, anche per l’accresciuto numero di persone sensibili al problema.

Anche una telefonata, un messaggio e-mail o WhatsApp da parte di un amico sono importanti. Le persone sensibili sono aumentate, ora sono necessarie azioni concrete, talvolta semplici e poco costose.

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