L’economia italiana post-covid: quali effetti sulle famiglie della CER? le proposte di Menorah

Aviram Levy, dirigente della Banca d’Italia, indica i settori in cui ci saranno maggiori opportunità per l’economia, e come l’Ucei può sostenere giovani e fasce a rischio

Negli ultimi decenni l’economia italiana ha subito importanti trasformazioni, che hanno avuto ripercussioni perlopiù negative sulle fonti di reddito delle famiglie iscritte alla CER.

Con la pandemia il quadro è peggiorato ulteriormente e, anche ipotizzando un rapido superamento della pandemia in corso, alcuni mutamenti sono probabilmente di natura strutturale. È quindi utile chiedersi quale sarà l’impatto di questi mutamenti sui principali settori di attività degli iscritti alla CER (il commercio, il turismo e l’immobiliare) e quale ruolo possa essere svolto dalle istituzioni ebraiche (CER e UCEI).

La situazione economica

  1. Nel commercio è sotto gli occhi di tutti il tramonto ormai irreversibile del commercio al dettaglio: negli anni Novanta e 2000 l’avvento della grande distribuzione, negli anni 2010 il diffondersi delle vendite su internet hanno inferto un colpo durissimo al modello basato sulla piccola impresa commerciale a conduzione familiare. Le cose sono destinate a peggiorare per effetto della posizione dominante di colossi come Amazon, che persino le autorità americane faticano ad arginare e sta modificando in modo permanente il mondo del commercio e della piccola e grande distribuzione.
  2. Per quanto riguarda il turismo le prospettive sono buone: è opinione condivisa che i flussi turistici verso l’Italia ritorneranno gradualmente ai livelli pre-pandemia mentre quelli verso Roma potrebbero addirittura aumentare rispetto al mondo pre-Covid: come è noto la nostra città ha un enorme potenziale non sfruttato, per carenze di infrastrutture e per la pessima qualità dei servizi pubblici.
  3. Infine il settore immobiliare: secondo gli esperti, l’immobiliare turistico (B&B, affitti brevi) si riprenderà rapidamente, quello residenziale dovrebbe rimanere stabile (ma, per effetto del “lavoro agile”, è prevista una maggiore domanda per abitazioni più ampie e in zone meno centrali) mentre l’immobile commerciale è destinato a un declino inesorabile, sia per la crisi irreversibile del commercio al dettaglio (meno negozi) sia per il diffondersi, anch’esso in parte strutturale, del “lavoro agile” (meno uffici).

Cosa possono fare le istituzioni ebraiche per aiutare le famiglie più colpite da queste trasformazioni?

  1. Nel breve periodo andrebbero create o rafforzate le forme di sostegno ai redditi dei più bisognosi: contributi alle spese per affitto, alle spese scolastiche, e nei casi di necessità, alle spese per l’alimentazione.
  2. Per il medio periodo sarebbe opportuno avviare programmi di formazione e di riqualificazione professionale per i giovani e per i meno giovani che hanno perso il lavoro. Tali iniziative avranno ovviamente bisogno di risorse finanziarie, di non facile reperibilità.
  3. Menorah si impegna perché il bilancio Ucei sia orientato di più al sostegno dei più bisognosi e della formazione professionale dei giovani delle nostre comunità.
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